Jack savoretti fino ai 40 non sai niente e parla di angoscia per la scuola domenicale

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Jack savoretti fino ai 40 non sai niente e parla di angoscia per la scuola domenicale

Jack Savoretti torna con un album capace di unire introspezione e sentimento, trasformando la “crisi dei 40 anni” in un percorso musicale romantico e sincero. Il progetto, We Will Always Be The Way We Were, arriva dopo Miss Italia e mette in dialogo una parte del presente con il valore del passato: quattordici? No, tredici tracce, con featuring di Mille, Steph Fraser e KT Tunstall. La gestazione del disco, secondo le parole dell’artista, è stata accompagnata dal passaggio dall’illusione di “sapere tutto” alla consapevolezza di “non sapere niente”, una dinamica che diventa anche poetica, più filosofica e più autentica.

we will always be the way we were: uscita e struttura dell’album

We Will Always Be The Way We Were è il nuovo lavoro discografico di Jack Savoretti in uscita venerdì 10 aprile. Il disco si presenta come un innesto tra la riflessione sulla mezz’età e un impianto profondamente romantico. La tracklist si compone di tredici brani, arricchiti dalla presenza di tre collaborazioni: Mille, Steph Fraser e KT Tunstall.

Il progetto arriva dopo Miss Italia, descritto dall’artista come un’esperienza in cui la vulnerabilità era al massimo, legata al fatto che l’album fosse realizzato in lingua italiana. Rispetto a quel momento, We Will Always Be The Way We Were viene raccontato come un tuffo sentimentale nel passato, senza nostalgia.

genesi del progetto: autenticità, processo e difficoltà del “vero”

Raccontando la nascita del disco, Savoretti chiarisce un punto centrale: l’idea di fare musica autentica appare semplice, ma nella pratica è più ardua del previsto. Secondo le sue dichiarazioni, l’album non risulta complesso “nel senso musicale”, mentre diventa complesso portarlo a compimento con naturalezza, sostanza e coerenza.

Il cantautore lega l’esperienza a due riferimenti: la considerazione attribuita a Miles Davis (“bisogna imitare prima di innovare”) e una visione maturata nel tempo, definendo l’album come il suo lavoro “probabilmente” più innovativo. La spiegazione è netta: l’innovazione coincide con scelte essenziali e dirette, paragonate a un paio di jeans e una t-shirt bianca, scelte che non cercano l’effetto scenico. Essere autentici, però, richiede anche un livello di confidence sufficiente a non indossare “la giacca” che fa sembrare più importanti.

La dimensione del tempo è parte integrante del racconto: Savoretti afferma di non aver avuto, vent’anni prima, l’esperienza necessaria per realizzare proprio quell’album. Il disco diventa quindi il risultato di una distanza lunga, fatta di apprendimento, imitazione e successiva ricerca di un’identità più solida.

copertina e simboli: fontana, innamorati e bambini che giocano

Un elemento visivo accompagna l’album: sulla copertina compare una fontana con due innamorati che si baciano e bambini che giocano. L’interpretazione dell’artista è costruita a partire da un incontro creativo specifico: Savoretti racconta di aver collaborato con Lea Pao, impegnata con i Radiohead e coinvolta anche nella parte artistica di Adele.

La scelta dell’immagine viene spiegata anche attraverso un’associazione personale. La canzone preferita dell’artista e di sua moglie è Fountain Of Sorrow, di Jackson Browne. Quando ha visto la foto—con i bambini in movimento, i giovani innamorati e la fontana—Savoretti afferma di aver intravisto “tutta la sua vita”, pur specificando che, in realtà, l’immagine non avrebbe un legame diretto con lui.

crisi dei 40 anni e romanticismo: la chiave poetica secondo savoretti

Alla domanda su come convivano le due anime del disco—crisi dei 40 anni e romanticismo—Savoretti collega l’idea a una frase attribuita a Gino Paoli. Il concetto riportato è che un poeta non lo è soltanto per abilità nelle parole, ma perché decide di guardare il mondo in una certa maniera e di dare valore ai sentimenti. Savoretti descrive la crisi di mezz’età come un momento in cui questa visione si attiva.

Nel dettaglio, l’artista chiarisce che diventare “poeta” non significa solo scrivere, ma significa guardare il mondo con poesia, vedere bellezza anche nelle cose tristi e anche in ciò che appare brutto. Da lì nasce una trasformazione: la percezione diventa più filosofica. La linea tracciata è precisa: tra i 30 anni e l’arrivo ai 40 si passa dal sentirsi già capaci al riconoscere che non si sa tutto; la liberazione arriva quando tale consapevolezza viene accolta come non ignoranza, ma come inconsapevolezza superata.

successo e lavoro creativo: ciò che conta davvero per jack savoretti

Interpellato sul peso del successo di un disco, Savoretti indica una priorità diversa dal risultato. A suo avviso, non è determinante la ricezione finale, mentre lo è il processo: scrivere canzoni, registrarle, costruirle e convincere le persone a lavorare con lui. Con Miss Italia, secondo la sua testimonianza, ha scoperto una parte di sé emersa durante la creazione: concedere il controllo e fare qualche passo indietro.

collaborazione con mille: come nasce l’incontro artistico

La collaborazione con Mille viene descritta come un incontro nato dall’uso quotidiano dei social e delle piattaforme di streaming. Savoretti racconta di aver scoperto Mille su Instagram e di essersi sorpreso del fatto che non la conoscesse, soprattutto perché non sentiva un’artista fare musica italiana non nostalgica da tempo. L’artista riconosce in Mille una cifra “classicamente italiana” ma anche attuale, presente e capace di un approccio onesto, autentico e molto creativo.

Al momento della scoperta, Savoretti dichiara di aver provato anche una reazione emotiva: si sarebbe “arrabbiato” per la discrepanza tra la rarità dell’artista e la sua scarsa conoscenza. La domanda implicita riguarda il modo in cui viene spinta la musica italiana all’estero e in che modo venga letta dai pubblici attuali. Secondo Savoretti, Mille rappresenta una “bandiera” incredibile.

Il tema si intreccia con un riferimento esplicito all’industria musicale italiana: l’artista sostiene che la musica italiana vada spinta di più all’estero, ma occorre anche capire cosa la gente voglia dalla musica italiana “adesso”.

bilancio personale e scelta artistica: “vediamo come va”

Chiedendogli un bilancio dopo questo disco, Savoretti sostiene che si tratti forse del lavoro meno coraggioso della sua vita, precisando che ha lasciato spazio al vento e che non c’era una strategia. La formula con cui descrive il percorso è “vediamo come va”. Anche in questa assenza di pianificazione, l’artista riconosce un tratto romantico: l’idea di partire senza cartina, senza bussola, ma con molte idee e voglia, senza però una destinazione definita.

jack savoretti oggi: radici e crescita nel tempo

Alla domanda su chi sia Jack Savoretti oggi, la risposta è costruita su immagini ricorrenti legate all’infanzia e alle preoccupazioni quotidiane: la notte di Natale in cui non riesce a dormire e l’angoscia della domenica perché lunedì c’è scuola. Savoretti afferma di essere cresciuto nel dare valore alle proprie scelte, pur mantenendo—nel profondo—la componente delle origini. Secondo la sua visione, questo vale per molte persone: si può crescere e svilupparsi, ma l’anima resta quella. In questa prospettiva, il titolo Saremo sempre quello che eravamo sintetizza proprio l’idea di continuità identitaria.

concerto al fabrique di milano: repertorio tra italia e inghilterra

Riguardo al concerto al Fabrique di Milano, Savoretti presenta una lettura del live italiano come qualcosa di internazionale, contrapponendolo al suo legame con l’Inghilterra. Le radici della carriera vengono fatte risalire all’Inghilterra, pur dichiarando che, come uomo, si sente più italiano che inglese; come artista, invece, si percepisce più inglese che italiano.

Il modo di costruire i concerti inglesi, secondo la sua descrizione, sarebbe più profondo nel repertorio perché la carriera inglese prosegue da vent’anni, mentre quella italiana si sarebbe sviluppata negli ultimi dieci anni. In ogni caso, Savoretti dichiara di tenere le canzoni italiane per l’Italia, aggiungendo che Miss Italia ha performato meglio in Inghilterra che in Italia. Da qui deriva una possibile conclusione: “Miss Italia” potrebbe risultare l’unico album italiano, con la chiusura del capitolo lì.

personaggi citati nella narrazione

Gino Paoli, Miles Davis, Lea Pao, Adele, Radiohead, Jackson Browne, KT Tunstall, Steph Fraser, Mille.

“Fino ai 30 anni sei convinto di conoscere tutto, arrivi ai 40 e dici ‘va bene, non so niente’. Me l’ha insegnato Gino Paoli. Sarò sempre quella persona che alla domenica viene l’angoscia perché lunedì c’è scuola”: parla Jack Savoretti
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Categorie: TV e Spettacolo

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