Inchiesta sugli arbitri ex direttore di gara gavillucci stupito nomi coinvolti

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Inchiesta sugli arbitri ex direttore di gara gavillucci stupito  nomi coinvolti

Claudio Gavillucci, ex arbitro, descrive un cambio di prospettiva che lo porta a sentirsi più esposto e più “chiaro” nelle sue parole. Nel 2020 ha pubblicato un libro in cui denuncia storture e errori legati al mondo arbitrale, arrivando a criticare un sistema percepito come poco indipendente. Oggi, a suo dire, la situazione è diventata improvvisamente più concreta: “mi stanno cercando” e tutto appare più definito, pur restando, nelle sue convinzioni, la previsione che “non cambierà mai niente”.

claudio gavillucci e la denuncia sulle criticità arbitrali

La discussione prende forma a partire da uno scandalo collegato a nomi noti. Gavillucci dichiara di conoscere bene le persone citate, indicando Rocchi e Gervasoni, e afferma che la loro vicenda gli provoca sofferenza. Al tempo stesso sostiene l’aspettativa che chiariscano la posizione.

Secondo l’ex arbitro, il nodo non sarebbe tanto nei singoli contenuti emersi, quanto nel funzionamento del sistema. Il punto centrale viene individuato nella mancanza di indipendenza tecnica e nella presenza di un modello che non garantisce trasparenza totale nelle decisioni.

indipendenza tecnica e trasparenza nelle decisioni: i punti contestati

Il sistema descritto da Gavillucci prevede, a suo dire, un controllo che non assicura distanza tra chi gestisce e chi viene valutato. In particolare, riferisce che chi dovrebbe controllare gli arbitri e gli arbitri stessi è costituito da dipendenti della Federazione calcio. I vertici federali, sostiene, vengono nominati o cercano il consenso all’interno di componenti federali che, a loro volta, sono formate da club che vengono giudicati sul campo durante il campionato.

Per questo Gavillucci sintetizza la dinamica con l’immagine di “tutti sotto lo stesso cappello”, sostenendo che l’assenza di separazione rende inevitabile un conflitto di interessi percepito.

il confronto culturale con l’inghilterra

Un ulteriore passaggio riguarda l’esperienza in Inghilterra. Qui, a suo dire, esisterebbe un’impostazione differente: il calcio sarebbe vissuto non con l’obiettivo primario del risultato, ma con un’attenzione più marcata allo spettacolo. Gavillucci menziona in particolare il caso della Championship, dove sarebbero stati rifiutati il Var e dove, secondo la sua ricostruzione, si cerca una distanza più netta tra giudici e giudicati.

distanza tecnica ed economica: il nodo delle pressioni

Gavillucci collega la necessità di una distanza non solo all’aspetto tecnico, ma anche a quello economico. Per l’ex arbitro, un arbitro dovrebbe risultare libero sul piano economico, perché solo in quel contesto può mantenere autonomia anche nelle decisioni e nella gestione del lavoro.

compensi arbitrali e struttura dei rinnovi

Il racconto include cifre e differenze tra livelli. Gavillucci afferma che un arbitro appena arrivato in Serie A percepisce tra 60mila e 80mila euro l’anno, mentre l’élite arriverebbe tra 200 e 250mila. Richiama poi il caso di Rocchi, indicandone un compenso di 230mila euro dalla Federcalcio e affermando che il contratto, prima rinnovato di anno in anno, sarebbe diventato biennale.

Descrive anche, come effetto del sistema, una condizione di continua esposizione: una sorta di “sotto schiaffo perenne”. In questo contesto sostiene che possa risultare “normale” ricevere telefonate dal presidente federale, sollecitato a sua volta da una società che si lamenta per un errore reale o presunto.

la libertà economica come garanzia

Secondo Gavillucci, ogni ambiente di lavoro può avere proteste e pressioni, ma ciò che cambia è la possibilità di restare economicamente indipendenti. Riporta che, durante la propria carriera, si sentiva libero e indica come fattore decisivo l’assenza di necessità di “mangiare con il calcio”. Il suo obiettivo personale sarebbe stato arbitrare a San Siro e sentire lo speaker pronunciare il suo nome.

pressioni indirette e conseguenze sportive

Gavillucci precisa che, nel suo ambiente, non riteneva servisse discutere di pressioni perché risultavano evidenti. Specifica che non si trattava di pressioni dirette del tipo “o fai così o vai a casa”, né di ipotesi legate a denaro tramite contesti informali. La dinamica, a suo dire, consisteva soprattutto in un meccanismo di conseguenze: se si sbaglia, si viene messi da parte.

Porta esempi concreti. Nel caso Inter-Juventus del 2018, riferisce la polemica per il mancato rosso a Pjanic, specificando che l’arbitro era Orsato. Secondo Gavillucci, dopo quella partita, per tre anni Orsato non avrebbe più arbitrato l’Inter.

Ulteriore esempio riguarda due episodi controversi arbitrati da Valeri con l’Udinese. Gavillucci racconta che il patron dell’Udinese, Pozzo, avrebbe urlato ovunque di tutto. Da qui la conseguenza indicata: per tre anni non sarebbe stata assegnata l’Udinese a Valeri.

Nel ragionamento di Gavillucci, la differenza tra i casi sta nel fatto che, a suo modo di vedere, questa volta con Marotta non sarebbe avvenuto lo stesso tipo di pressione diretta, così come sostiene che non sarebbe accaduto con Pozzo nel suo racconto.

chi comanda nel calcio secondo gavillucci: struttura economica e designazioni

Gavillucci afferma che, se si sbaglia, non si arbitra e se non si arbitra non si guadagna. Il funzionamento concreto, nella sua ricostruzione, comporta impegno settimanale in allenamenti e attività necessarie, mentre l’assenza di designazione produrrebbe una perdita economica. Indica che per una partita di Serie A un arbitro riceve quattromila euro lordi.

Riguardo al quadro dirigenziale, menziona che fino a poco tempo fa avrebbero comandato Gabriele Gravina e l’avvocato Giancarlo Viglione. Poi parla di Claudio Lotito definendolo come una presenza isolata e sostiene che, se lo richiamassero, sarebbe chiamato a fare il designatore; con il sistema attuale, aggiunge, si tornerebbe comunque a rimetterci.

nomi citati da claudio gavillucci

  • Claudio Gavillucci
  • Rocchi
  • Gervasoni
  • Orsato
  • Pjanic
  • Valeri
  • Pozzo
  • Marotta
  • Gabriele Gravina
  • Giancarlo Viglione
  • Claudio Lotito
L’ex arbitro Gavillucci: “Stupito dai nomi coinvolti. Ma a processo deve andare il sistema, non le persone”

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