Il diavolo veste prada 2 recensione: tra cliché e sceneggiatura confusa, perché il mito di miranda priestly si spegne

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Il diavolo veste prada 2 recensione: tra cliché e sceneggiatura confusa, perché il mito di miranda priestly si spegne

Il ritorno del mondo patinato di Runway accende aspettative, ma il seguito di Il diavolo veste Prada si muove con un ritmo incerto e una direzione sempre meno definita. La trama riparte dal team della celebre testata di moda e sfrutta il cambio di scenario per rimescolare dinamiche professionali e relazioni interne, mentre sullo sfondo si affaccia una trasformazione più ampia: l’editoria attraversa una crisi profonda e l’equilibrio costruito nel primo film appare ormai fragile.

il diavolo veste prada 2: trama e nuovo assetto di runway

Il sequel segue le vicissitudini glamour del gruppo di Runway, con i protagonisti Miranda, Andy, Nigel ed Emily. La struttura narrativa non mantiene una linearità costante: gli avvenimenti procedono per scarti, con passaggi costruiti attorno a momenti rapidissimi e funzionali a una comicità sempre più spinta. L’impostazione del team, già al centro del primo capitolo, appare qui inserita in un contesto che rischia di svuotare la carica iniziale.

licenziamento di andy e assunzione nella redazione

Andy, interpretata da Anne Hathaway, è diventata una giornalista impegnata in inchieste, con riferimenti a temi e nomi legati all’attività giornalistica. Nonostante stia per ricevere un premio di valore professionale e civile, arriva un messaggio che la raggiunge mentre si trova a un evento: Andy viene licenziata insieme a tutti i colleghi presenti al tavolo della cerimonia. La conseguenza immediata è l’apertura di uno scenario nuovo, nel quale Runway decide di cercare una nuova figura editoriale.

Il super boss della rivista, dopo aver visto su Instagram lo sfogo di Andy dal palco della premiazione contro le derive superficiali del giornalismo, avvia una strategia di ripulitura dell’immagine. Andy viene quindi assunta per svolgere un ruolo responsabile delle rubriche e degli editoriali, portandola a lavorare in stretto contatto con Miranda, il suo ex capo dalla gestione totalitaria. Il confronto tra i due si concentra su dissidi, incomprensioni e vessazioni da parte della direttrice, mentre il resto della giornata lavorativa del team viene ridefinito sotto un nuovo vincolo.

cambiamenti di potere e minacce alla rivista

Dopo l’ingresso di Andy nella redazione, la storia accelera verso un evento decisivo: il boss che ha avviato l’assunzione ha un infarto e muore. A prendere le redini delle finanze paterne è il figlio, intenzionato a tagliare il ramo secco della rivista di moda. L’obiettivo è modificare un’identità ormai percepita come troppo vecchio stile e poco adatta alle logiche del clickbaiting.

In questo clima si definisce l’urgenza di una collaborazione tra Miranda e Andy, chiamate a fronteggiare la possibilità di una riduzione drastica delle attività e, di fatto, il rischio di perdere ciò che resta della struttura editoriale. L’elemento centrale diventa la necessità di un fronte comune davanti alla disoccupazione e alle conseguenze di una svolta economica.

emily a new york e l’alleanza internazionale con como

Una parte significativa dello sviluppo ruota attorno a Emily, interpretata da Emily Blunt. Nel film risulta ormai mega direttrice di Dior a New York ed è coinvolta in un matrimonio con un ricchissimo signorotto descritto come piuttosto deficiente. A dare forma a un tentativo di intervento per allentare la pressione sulla redazione è un mezzo accordo che coinvolge ambienti collegati al Lago di Como e figure associate al mondo dell’alta sfera produttiva.

ritmo non lineare e trasformazione dello stile del sequel

Il sequel non punta su una narrazione lineare e compatta. Lo script di Aline Borsh McKenna viene descritto come un alternarsi di colpi di scena e momenti che sembrano costruiti per frammenti rapidi, con un tono che si avvicina a dinamiche da messaggistica e meme. La regia di David Fraenkel cerca di rilanciare l’energia del film precedente, ma lo fa con un tentativo definito abulico, facendo convivere interni lavorativi più svuotati e sequenze esterne impostate come cartoline seriali.

limiti del sequel e confronto con il primo film

Il film viene impostato come sequel con difficoltà a mantenere l’essenza del primo episodio: viene indicato un problema tipico dei capitoli successivi che non riescono a trattenere abbastanza elementi distintivi del racconto originale. L’aggiornamento delle macro questioni all’attualità viene presentato come un tentativo di adattare temi legati all’etica del giornalismo e al contesto del web, ma la gestione complessiva conduce verso una resa definita più anestetizzante e asettica.

interpretazioni, dinamiche amorose e valutazioni della resa

Tra le note di maggiore evidenza, viene menzionato il contributo di Anne Hathaway, mentre si registrano anche giudizi critici sulla componente romantica del film. La love story viene descritta come imbarazzante, con un impianto che appare problematico sul piano della scrittura. Nel complesso, viene sottolineata una perdita di freschezza e realismo: il tono tende verso uno sketch demenziale che non riesce a conferire continuità credibile alle situazioni.

Il ruolo di Nigel interpretato da Stanley Tucci viene indicato come non sufficientemente presente. Inoltre, viene segnalato che la performance di Meryl Streep appare al suo livello più basso dai tempi di Mamma Mia. Il quadro complessivo porta alla chiusura di un’ipotesi di ulteriori sequel: l’orientamento è di no, grazie rispetto a nuove prosecuzioni.

personaggi principali del film

  • Miranda (Meryl Streep)
  • Andy (Anne Hathaway)
  • Nigel (Stanley Tucci)
  • Emily (Emily Blunt)
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