Guerra per le risorse alimentari e documentario Non solo petrolio come nutrire il pianeta

• Pubblicato il • 5 min
Guerra per le risorse alimentari e documentario Non solo petrolio come nutrire il pianeta

Un interrogativo mette in moto How to Feed the Planet, il nuovo documentario di Francesco De Augustinis dedicato a un tema cruciale: come sfamare 10 miliardi di persone nel 2050. Il film prova a rimettere in discussione i dogmi dell’industria alimentare, con particolare attenzione alla dieta mediterranea, e mette in evidenza il ruolo delle risorse alimentari nello sviluppo di alcuni tra i conflitti contemporanei più rilevanti, coinvolgendo contesti che vanno dall’Ucraina alla Repubblica Democratica del Congo.

how to feed the planet: il documentario e la domanda centrale

La pellicola si concentra sulle domande che definiscono l’urgenza della transizione alimentare: produrre di più rappresenta davvero la strada migliore? Il documentario nasce con l’obiettivo di mettere in discussione i presupposti consolidati del settore agroalimentare, assumendo un taglio che intreccia cibo, ambiente e dinamiche internazionali. Al centro compare anche la ricerca di una risposta pratica al quesito del titolo: come nutrire il pianeta assicurando cibo a tutti, senza causare deforestazione, distruzione di ecosistemi e ulteriori danni a popolazioni già colpite.

anteprima a roma: festival delle terre e proiezione al nuovo cinema aquila

How to Feed the Planet arriva a Roma con un appuntamento specifico: sabato 11 aprile alle 21, presso il Nuovo Cinema Aquila. La presentazione avviene nell’ambito del Festival delle Terre, rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzata dal Centro Internazionale Crocevia.

Dopo la proiezione è previsto un dibattito con il regista Francesco De Augustinis. Partecipano anche i giornalisti ambientali Stefano Liberti e Francesco Paniè, mentre la moderazione è affidata a Monica Di Sisto.

one earth: il capitolo finale del progetto indipendente

Questo lungometraggio chiude il percorso del progetto indipendente ONE EARTH, avviato nel 2019. I lavori precedenti hanno affrontato diversi aspetti collegati al sistema alimentare e alle sue ricadute ambientali, tra cui la deforestazione tropicale. In seguito il progetto si è concentrato sulle conseguenze legate all’aumento della produzione zootecnica e ha mostrato perché l’acquacoltura venga presentata come una “finta soluzione” rispetto alla sovrapproduzione di carne.

Il film, nel suo capitolo conclusivo, punta a costruire una risposta alla domanda “come nutrire il pianeta” attraverso una visione che tenta di evitare lo scenario di espansione che finirebbe per compromettere territori ed equilibri.

la mistificazione della dieta mediterranea: dal cilento alle origini di ancel keys

Uno dei nuclei del documentario riguarda la messa in discussione del concetto moderno di dieta mediterranea. Nel film viene descritta come un grande riferimento dell’industria alimentare italiana, oggi ricondotto a strumento di marketing per promuovere esportazioni e per influenzare normative europee. Il focus non riguarda soltanto la salute, ma anche i rapporti tra interessi economici e obiettivi ambientali.

Il viaggio del regista parte dal Cilento con l’intento di risalire alle origini e al significato reale della dieta mediterranea, codificata dallo scienziato Ancel Keys nel secondo dopoguerra. La narrazione evidenzia poi un cambiamento nel giro di pochi anni, quando la produzione industriale prende il sopravvento e cresce in modo esponenziale la produzione di carne e di pesce.

Per delineare un’alternativa, il percorso porta il pubblico dal Cilento fino a Boston, dove viene mostrato come i principi della dieta mediterranea originale possano costituire la base di un’altra impostazione alimentare. Il film descrive questa evoluzione come un riferimento scientifico degli ultimi anni, strettamente collegato alla domanda centrale che guida l’opera.

dall’ucraina al congo: guerra per le risorse alimentari

Il viaggio raccontato da How to Feed the Planet non rimane sul piano temporale: si muove anche nello spazio geografico. Il documentario collega l’analisi di vari conflitti a un elemento spesso sottovalutato: la competizione per terreni e risorse alimentari.

Il racconto include diversi contesti, tra cui l’Ucraina, le comunità rurali dell’Argentina alle prese con l’avanzata dell’industria della soia, e i villaggi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Nel film emerge l’idea che alcuni conflitti del tempo presente non siano legati soltanto a petrolio e terre rare, ma anche a un’azione di accaparramento collegata al settore agroalimentare.

Per la RDC viene riportata una spiegazione presente nel film tramite le parole di Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPAC. Nel film si afferma che si tende a considerare la RDC come un territorio “selvatico”, immaginando che l’insediamento possa avvenire “prendendo della terra a piacimento”. Secondo quanto riportato, le grandi multinazionali arriverebbero per accaparrarsi grandi superfici. Viene anche sottolineata l’esistenza di un collegamento tra guerra e produzione agricola: le risorse minerarie sarebbero una base, ma il motivo del conflitto includerebbe sempre più spesso anche le aree agricole più produttive.

nuovo modello e scelta politica tra pace e guerra

La posizione finale del documentario viene formulata come una scelta che, secondo il film, non può essere evitata. Francesco De Augustinis descrive due strade contrapposte: continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, legittimando un sistema basato su sfruttamento, distruzione e sopraffazione, oppure riconoscere gli errori del sistema costruito negli ultimi decenni e correggere il tiro.

Nel film la prospettiva proposta è la costruzione di un nuovo modello fondato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. La scelta viene presentata come un bivio tra un futuro di pace e prosperità e un futuro di guerre, con un aumento dei conflitti legati all’accaparramento di risorse agricole, alimentari e idriche.

dibattito dopo la proiezione: regista e voci in dialogo

La serata romana prevede, dopo l’anteprima, un confronto pubblico. I partecipanti indicati includono:

  • Francesco De Augustinis
  • Stefano Liberti
  • Francesco Paniè
  • Monica Di Sisto

Per te