Glifosato, come l amministrazione trump punta a proteggere bayer cause
Negli Stati Uniti la questione legata al glifosato e all’erbicida Roundup si sviluppa lungo due binari: quello politico-legislativo e quello giudiziario. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni e dalle parti in causa è definire fino a che punto le regole federali possano limitare o superare le decisioni dei singoli Stati, soprattutto quando vengono richieste avvertenze sul rischio di cancro e misure più restrittive. Al centro del confronto c’è Bayer, chiamata a difendersi da contenziosi che hanno coinvolto migliaia di persone.
glifosato e Roundup: la strategia per bloccare le cause
Le iniziative in corso puntano a “proteggere” Bayer dalle azioni legali presentate da persone che sostengono di aver sviluppato un linfoma non-Hodgkin dopo l’esposizione al Roundup. In ambito legislativo, il focus è sulla nuova Farm Bill, la norma che regola il settore agricolo per un arco di cinque anni. Bayer, divenuta proprietaria di Monsanto dopo un’operazione da oltre 60 miliardi di dollari, ha sostenuto un’attività di pressione politica intensa per influenzare la disciplina.
La misura in discussione mira a stabilire che le etichette dei pesticidi approvate dall’EPA prevalgano sulle normative dei singoli Stati. Ne deriverebbe l’impossibilità per questi ultimi di imporre avvertenze sul cancro qualora l’Agenzia federale non le consideri necessarie. Se la clausola venisse approvata, potrebbe interrompere o ridimensionare i contenziosi ancora in corso, configurando di fatto una clausola di immunità legale per l’erbicida.
Farm Bill 2026 e clausola di immunità: il percorso parlamentare
L’attesa per il voto decisivo si innesta in un calendario di passaggi istituzionali. Il testo che affronta l’esame finale ha superato, lo scorso 5 marzo, l’approvazione della Commissione Agricoltura della Camera degli Stati Uniti. Questo passaggio ha fornito l’ok a una versione della Farm Bill che include la clausola di immunità.
emendamenti e definizione del dibattito finale alla Camera
Il 27 aprile la Commissione per il regolamento della Camera si è riunita per discutere gli emendamenti e stabilire le modalità del dibattito. Tra i parlamentari che si sono schierati con maggiore contrarietà rispetto al glifosato figurano Thomas Massie e Chellie Pingree.
la proposta “No Immunity for Glyphosate Act”
A febbraio 2026, Massie e Pingree hanno presentato la legge “No Immunity for Glyphosate Act”. L’intento è revocare l’ordine esecutivo firmato da Trump e, nel contesto della Farm Bill 2026, proporre un emendamento volto a eliminare dalla legge quadro le clausole che impedirebbero agli Stati e alle amministrazioni locali di imporre etichette di avvertimento più severe o di citare in giudizio le aziende chimiche.
battaglia giudiziaria: Durnell vs Bayer e il ruolo dell’EPA
Parallelamente, la Corte Suprema sta esaminando il caso di John Durnell, un uomo che ha sviluppato un linfoma non-Hodgkin dopo anni di contatto con il Roundup. Durnell ha avviato una causa contro l’azienda accusandola di non aver adeguatamente avvertito i consumatori sui possibili rischi cancerogeni legati all’uso dell’erbicida.
Una giuria del Missouri ha dato ragione a Durnell nel 2023. Successivamente, nel gennaio 2026, la Corte Suprema ha accettato il ricorso presentato da Bayer. Il nodo centrale resta lo stesso: Bayer richiama ripetute decisioni dell’EPA, secondo cui il glifosato non sarebbe cancerogeno, e sottolinea l’approvazione di etichette senza l’avvertenza corrispondente.
prevalenza federale secondo la normativa FIFRA
Bayer sostiene inoltre che la legge federale sui pesticidi (FIFRA) già preveda una prevalenza federale, imponendo un’uniformità che impedirebbe agli Stati di imporre avvisi sanitari più stringenti. Secondo questa impostazione, una sentenza favorevole alla linea difensiva potrebbe portare alla fine o a un forte ridimensionamento di circa 67mila cause ancora in corso negli Stati Uniti.
pressione politica, lobbying e ordine esecutivo Trump
Il contesto politico è accompagnato da un investimento significativo in attività di lobbying. Bayer risulta aver speso oltre 9 milioni di dollari nel 2025. In precedenza, nel 2020, l’azienda aveva raggiunto un patteggiamento da 10,5 miliardi di dollari per chiudere circa 95mila cause negli Stati Uniti. Nel febbraio 2026 è stato inoltre proposto un ulteriore accordo da 7,3 miliardi di dollari per chiudere contenziosi legati al glifosato.
Nel frattempo, Trump ha firmato un ordine esecutivo in cui il glifosato viene presentato come fondamentale per la difesa nazionale, con richiamo al Defence Production Act del 1950. Il provvedimento ha suscitato reazioni da parte di attivisti ambientali e sostenitori di “Make America Healthy Again”, poiché, oltre a puntare a garantire una fornitura stabile di erbicidi, introduce una protezione limitata alle aziende.
Robert F. Kennedy Jr. e il cambiamento di ruolo nell’amministrazione
Nel quadro politico emerge anche la figura di Robert F. Kennedy Jr., che in passato ha criticato pubblicamente il glifosato e ha sostenuto iniziative legali connesse agli effetti nocivi. Oggi ricopre il ruolo di segretario alla Salute e ai Servizi Umani (Hhs) nell’amministrazione Trump e difende il glifosato e le aziende che lo producono.
legami tra la cerchia di Trump e Bayer
Il testo sottolinea inoltre legami tra esponenti vicini a Trump e Bayer. I nomi principali indicati sono Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca, e Pam Bondi, procuratore generale degli Stati Uniti. Prima di entrare nell’amministrazione Trump, entrambi avrebbero lavorato per anni per Ballard Partners, una società di lobbying ritenuta influente negli Stati Uniti, soprattutto nell’era Trump: per la campagna del 2024 Ballard Partners avrebbe raccolto 50 milioni di dollari.
sviluppi in corso: studi ritirati e attesa della sentenza
Nel frattempo, oltre al contesto legislativo e al caso giudiziario, emergono segnali legati al materiale scientifico. A dicembre 2025 la rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ha ritirato uno studio pubblicato nel 2000, secondo cui il glifosato non sarebbe dannoso. Lo studio era stato citato da centinaia di ricerche successive e sarebbe stato richiamato anche da autorità di regolamentazione come l’Agenzia per la protezione ambientale. La rivista che aveva pubblicato lo studio lo aveva descritto come “una pietra miliare nella valutazione della sicurezza del glifosato”.
La decisione finale sul caso Durnell vs Bayer è attesa entro luglio 2026. In questi giorni la Corte Suprema ha tenuto udienze e i nove giudici risultano divisi su come interpretare la questione della protezione federale rispetto alle richieste dei singoli Stati, che in alcuni casi potrebbero agire rapidamente davanti a nuove scoperte.
Secondo la ricostruzione, Bayer avrebbe cercato in precedenza misure simili in vari Stati e vi sarebbe riuscita in Georgia e North Dakota. Anche in questo procedimento, l’amministrazione Trump si sarebbe schierata a favore di Bayer.
effetti sul mercato e incertezza legale
L’incertezza sull’esito ha prodotto conseguenze immediate: le azioni di Bayer sono scese del 3% nella giornata indicata come martedì.
Persone citate:
- John Durnell
- Robert F. Kennedy Jr.
- Susie Wiles
- Pam Bondi
- Thomas Massie
- Chellie Pingree
