Gaza allarme emergency senza farmaci condanna a morte per molti

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Gaza allarme emergency senza farmaci condanna a morte per molti

Con il tempo che passa, la crisi a Gaza non accenna a diminuire: a sei mesi dalla tregua continuano a registrarsi morti e feriti, mentre la carenza cronica di farmaci rende l’accesso alle cure sempre più fragile. In questo contesto, una diagnosi può trasformarsi rapidamente in un percorso senza possibilità di gestione adeguata, aggravata anche dal livello di rischio legato agli attacchi e alle restrizioni operative che incidono sulla disponibilità di medicinali e dispositivi medici.

emergenza sanitaria a gaza: carenza di farmaci e conseguenze sulle terapie

Nella Striscia, medici, infermieri e operatori di Emergency segnalano una mancanza persistente di farmaci essenziali. Tra i medicinali più critici risultano analgesici come paracetamolo e ibuprofene, farmaci ipertensivi e insulina per le persone con diabete. La disponibilità insufficiente compromette la continuità dei trattamenti e, nei casi più gravi, può portare a esiti estremamente severi.

Riccardo Sartori, infermiere di Emergency, descrive un caso concreto relativo al morbo di Parkinson: per l’impossibilità di garantire cure adeguate, l’uomo è stato immobilizzato a letto a causa di rigidità muscolare. Vivendo in tenda, ha sviluppato lesioni da decubito che hanno mostrato un peggioramento progressivo. Sartori riferisce inoltre che non è stato possibile offrire nemmeno terapie palliative volte alla riduzione delle sofferenze nelle fasi finali della malattia, come avviene in altri contesti.

cessate il fuoco violato e accesso limitato agli aiuti: impatto su morti e feriti

La crisi umanitaria e sanitaria continua ad aggravarsi mentre il cessate il fuoco risulta violato con frequenza, con attacchi che si sommano alle difficoltà di ingresso degli aiuti umanitari. Dall’inizio della tregua sono stati uccisi oltre 780 palestinesi e sono stati segnalati oltre 2mila feriti.

In parallelo, l’entrata degli aiuti viene descritta come discrezionale: farmaci e dispositivi medici, spesso indicati come beni a possibile uso “dual use”, vengono soggetti a valutazioni da parte dell’esercito israeliano, creando ulteriori ostacoli alla tempestività degli interventi.

cliniche di emergency a khan younis e richiesta crescente di cure primarie

A Gaza, Emergency opera in due cliniche di assistenza primaria nell’area di Khan Younis, ad al-Qarara e ad al-Mawasi. Nelle settimane più recenti si registra un aumento significativo della domanda di servizi di base: le strutture hanno raggiunto 2500 consultazioni settimanali.

La maggior parte dei pazienti è costituita da donne incinte e bambini. Tra le patologie più frequenti vengono indicate condizioni respiratorie e gastrointestinali, oltre a malattie della pelle come scabbia e dermatiti. Sono presenti anche numerosi pazienti con patologie croniche, in particolare ipertensione e diabete.

bisogni urgenti e capacità ospedaliera insufficiente: oltre 18mila persone non assistite

Secondo le informazioni riportate, sono oltre 18mila le persone che necessitano di cure urgenti, tra cui circa 4mila bambini. Questi bisogni non possono essere affrontati nella Striscia e non è possibile procedere con l’evacuazione.

La situazione si riflette direttamente sulla funzionalità degli ospedali: solo 19 su 37 risultano parzialmente funzionanti. La disponibilità di servizi ridotta limita ulteriormente le possibilità di risposta, soprattutto per le categorie più vulnerabili.

salute materno-infantile e salute mentale: visite ginecologiche e complicazioni

Eleonora Bruni, ostetrica che segue l’attività materno-infantile di Emergency nella Striscia, riferisce una gravità particolare per donne e bambini. Le attività includono visite ginecologiche, controlli prenatali e servizi di pianificazione familiare. Le donne in gravidanza tornano regolarmente per controlli e percorsi di accompagnamento.

Tra le difficoltà cliniche segnalate emergono malnutrizione moderata o severa e complicazioni collegate a malattie infettive. Viene inoltre descritta una dimensione di salute mentale: molte donne che arrivano alle cure hanno perso un figlio o un marito, e risultano traumatizzate senza una percezione di prospettiva futura.

acqua potabile contaminata e rischio sanitario: 80% dell’acqua non sicura

La crisi sanitaria è alimentata anche dalla difficoltà di accesso all’acqua potabile. Secondo le Nazioni Unite, l’80% dell’acqua a Gaza risulta contaminata. Ogni abitante avrebbe a disposizione circa 4,5–6 litri di acqua pulita al giorno, rispetto ai 20 litri pro capite necessari per rispettare standard igienici di base, personali e alimentari previsti dagli standard internazionali.

linea arancione e linea gialla: rischio di nuovi spostamenti forzati

Jacopo Intini, coordinatore del progetto a Gaza, evidenzia che i palestinesi sono sottoposti a un logorio continuo causato da carenza di acqua, cibo e gas. Viene inoltre segnalata la creazione di una “linea arancione” che, di fatto, allarga la zona militarizzata, considerata molto pericolosa per la popolazione civile. Tale area viene indicata come delimitata dalla “linea gialla” introdotta a seguito degli accordi per il cessate il fuoco.

La prospettiva descritta è che l’espansione della zona militarizzata possa causare nuovi spostamenti forzati di civili, generando assembramenti e contribuendo a un ulteriore peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

richiesta di emergency: cessate il fuoco permanente e riapertura dei valichi

Emergency continua a chiedere un cessate il fuoco permanente capace di garantire la sicurezza della popolazione e il rispetto del diritto internazionale. La richiesta include anche l’entrata degli aiuti umanitari con la riapertura definitiva di tutti i valichi. L’obiettivo è assicurare approvvigionamento a una popolazione ormai ridotta allo stremo e rendere possibile l’erogazione di assistenza sanitaria.

figure menzionate

  • Riccardo Sartori
  • Eleonora Bruni
  • Jacopo Intini

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