Gavagai divide: film tra razzismo, classi sociali e una medea contemporanea
Un film capace di comprimere in modo nervoso e incisivo dinamiche sociali, culturali e razziali fino a farle percepire come qualcosa di urgente, reale e costantemente instabile: Gavagai di Ulrich Köhler costruisce una trama fatta di sovrapposizioni, slittamenti e micro-conflitti che mettono in movimento un rapporto continuo tra finzione e presente. La proposta si muove tra le riprese di una Medea “esasperata” in un set in Africa e, a Berlino, gli eventi che precedono la presentazione ufficiale in concorso alla festival internazionale del cinema di Berlino. Il risultato è un racconto che non si chiude mai davvero: ogni passaggio rimane appeso, come se la comunicazione stessa fosse destinata a fallire.
gavagai tra set africano e berlino: tensioni identitarie e sociali
La messa in scena articola una tensione latente che attraversa personaggi bianchi europei e una coppia africana, composta da un attore e un’attrice. Nel set senegalese, la storia viene presentata con una Medea trasformata e portata a un’estrema rilettura: la protagonista finisce per assumere un ruolo di “salvatrice di figli” nel Mediterraneo contemporaneo. A Berlino, invece, il film si concentra sulle ore che precedono la presentazione ufficiale, tra red carpet, conferenza stampa e proiezione, con una regia che inserisce continuamente nel presente berlinese sequenze provenienti dal set africano.
nourou: da figura importante a berlino senza documenti
In Africa Nourou (interpretato da Jean-Christophe Folly) appare come una presenza importante, aitante e benestante. A Berlino, nel passaggio successivo, diventa un perfetto sconosciuto: fermato davanti all’hotel perché privo di documenti. Il contrasto non costruisce una semplice variazione di ruolo, ma evidenzia come contesto, status e riconoscimento funzionino in modo diseguale.
maja e caroline: sradicamento, attrazione e conflitto
Nel set africano Maja (interpretata da Maren Eggert) si muove come “pesce fuor d’acqua”: nervosa, stanca, in un conflitto che attraversa l’asse attrice-regista. La regista Caroline (interpretata da Nathalie Richard) viene descritta come un riferimento a una figura alla Claire Denis, e il legame con Maja si incrina. L’attrice appare inoltre attratta dall’esotismo di Nourou. A Berlino, invece, la stessa Maja ritorna come donna tutta d’un pezzo, difendendo l’attore davanti a un guardiano razzista e interrompendo la relazione, ormai svuotata dello stesso slancio iniziale.
montaggio a strappi e relazione come chiave: perché gavagai non svolta mai
Il film non produce una vera svolta narrativa: procede per strappi e slittamenti. Questa scelta viene resa concreta dal montaggio, che fa penetrare nel presente berlinese intere sequenze della Medea girata in Africa. Gli ultimi minuti abbandonano la première al Berlinale Palast per tornare definitivamente al dispositivo del film nel film. Una parte significativa dell’incertezza—descritta come vagamente comica e al tempo stesso profondamente irrisolta—viene affidata alla relazione tra Nourou e Maja: l’impenetrabilità del volto di lui, con sorrisi appena accennati, e la tensione giudicante e inquieta negli occhi di lei.
gavagai: pregiudizio, identità, razzismo e classe nelle relazioni di potere
Le intenzioni dichiarate dal regista collegano il film a un asse preciso. Köhler descrive Gavagai come un lavoro sul pregiudizio e sui preconcetti, sull’identità e sul razzismo, ponendo al centro il modo in cui le relazioni di potere incidono nella vita quotidiana. Nel rapporto tra politica identitaria e questioni di classe, le buone intenzioni vengono messe in contatto con il fallimento, mentre il dramma incontra la commedia.
europea che riscrive un classico: una lettura critica sul potere creativo
Resta presente anche una lettura critica legata alla posizione di una regista europea che impone una rilettura attualizzata di un classico, trasformandola in una scelta politica al tempo stesso energica e forse autoritaria. Il punto emerge anche in un’affermazione attribuita a Nourou davanti ai giornalisti: “Non è certo un film per i pescatori senegalesi”. Il gioco di rimandi sociali ed economici ribadisce l’effetto della marginalizzazione: l’attore africano, pur confinato a Berlino, torna potente “a casa propria”, tra lusso e privilegi.
il titolo gavagai e la comunicazione come malinteso permanente
Il film rimane sfuggente anche per l’assenza di un giudizio morale netto. In questo modo, Gavagai scivola in una contemporaneità attraversata da razza e classe con una complessità più ampia di una divisione lineare tra buoni e cattivi. Il titolo richiama l’esperimento del filosofo Willard Van Orman Quine: un etnologo sente uno sconosciuto indicare un coniglio e pronunciare “Gavagai”. La domanda sul significato resta aperta—“Coniglio? Pranzo? Orecchie lunghe? Sacro?”—mentre la risposta rimane sospesa, confermando che la comunicazione, come il film, è un malinteso permanente.
cast e personaggi
- Ulrich Köhler (regia)
- Jean-Christophe Folly (Nourou)
- Maren Eggert (Maja)
- Nathalie Richard (Caroline)
- Willard Van Orman Quine (riferimento legato all’esperimento citato dal titolo)


