Fmi lancia l’allarme: rischio recessione globale mentre l’Italia cresce la metà dell’Eurozona

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Fmi lancia l’allarme: rischio recessione globale mentre l’Italia cresce la metà dell’Eurozona

L’economia globale si trova di nuovo su un crinale delicato. Dopo la turbolenza legata ai mutui subprime e dopo la fase di impatto della pandemia, l’instabilità torna a minacciare il quadro macroeconomico sotto la spinta della guerra in Medio Oriente. Il Fondo monetario internazionale lancia un avvertimento nel World Economic Outlook, indicando come uno scenario avverso possa portare la crescita mondiale a livelli troppo deboli, con effetti che si rifletterebbero su inflazione, condizioni finanziarie e materie prime.

fmi e rischio di rallentamento globale sotto l’effetto del conflitto

Nel quadro peggiore ipotizzato, il Fondo descrive danni estesi alle infrastrutture energetiche e una durata prolungata del conflitto. In tale scenario, la crescita mondiale potrebbe scendere a circa il 2% quest’anno, circa 1,3 punti al di sotto delle previsioni precedenti. Secondo il Fmi, il risultato sarebbe paragonabile a una situazione che sfiorerebbe una recessione globale.

Non si tratterebbe di un calo del Pil espresso in termini assoluti, bensì di una crescita troppo debole rispetto alla dinamica demografica e al trend storico. Il Fondo ricorda che circostanze analoghe si sono verificate solo quattro volte dal 1980, l’ultima durante la crisi finanziaria globale e la pandemia.

scenario favorevole: cessazione delle ostilità e riapertura dello stretto di hormuz

Guardando al lato positivo, il capoeconomista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, sottolinea la possibilità che i danni restino contenuti con le politiche giuste e una rapida cessazione delle ostilità. L’ipotesi include anche la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Anche nel caso in cui la guerra terminasse già oggi, resterebbe comunque un effetto trascinamento per i problemi legati alle forniture energetiche nel corso del resto dell’anno. Il Fondo richiama uno scenario comparabile allo shock del 1974, pur evidenziando che l’economia globale oggi risulterebbe meno vincolata al petrolio, grazie a fonti energetiche alternative e a sistemi più efficienti. Inoltre, mentre in passato le banche centrali erano impegnate a sostenere le attività produttive, ora il focus è mantenere l’inflazione sotto controllo.

previsioni di crescita e inflazione: base case, 2026 e 2027

scenario di riferimento con tensioni riassorbite entro metà 2026

Nel scenario di riferimento, costruito sull’ipotesi di conflitto a durata limitata e di riassorbimento delle tensioni entro metà 2026, il Pil globale è atteso crescere del 3,1% nel 2026 (con una revisione di -0,2 punti rispetto alle stime di gennaio) e del 3,2% nel 2027.

Per l’inflazione, l’andamento previsto porta l’aumento al 4,4% quest’anno, seguito da un calo al 3,7% nel prossimo periodo.

scenario energetico più persistente: impatto su crescita e prezzi

Se le tensioni sui mercati energetici dovessero risultare più persistenti, la crescita rallenterebbe: 2,5% nel 2026 e 3% nel 2027. In parallelo, il tasso di crescita dei prezzi salirebbe al 5,4% nel 2026 e scenderebbe al 3,9% nel 2027.

Il Fmi evidenzia che la maggior parte dell’impatto sull’inflazione e oltre la metà dell’impatto sulla crescita nel 2026 deriverebbero dall’aumento dei prezzi dell’energia.

scenario più severo: crescita vicino al 2% e inflazione oltre il 5,8%

Nello scenario più severo, oltre alla crescita scarsa nei pressi del 2%, l’inflazione globale supererebbe il 5,8% nel 2026 e il 6,1% nel 2027. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas sottrarrebbe da solo 0,6 punti percentuali alla crescita nel 2026 e altri 0,5 punti nel 2027.

A questi effetti si aggiungerebbero condizioni finanziarie più restrittive e aspettative di inflazione in rialzo, che rifletterebbero anche una risposta più decisa delle banche centrali. L’impatto risulterebbe particolarmente pesante per le economie emergenti, con un effetto quasi doppio rispetto a quello sulle economie avanzate.

energia e catena di effetti: gas naturale, alimenti e fertilizzanti

Il Fondo prevede che i prezzi del gas naturale risentano della crisi più di quelli del petrolio, citando la complessità tecnica del riavvio della produzione e un livello relativamente più basso di riserve su cui fare affidamento.

Anche i prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero aumentare oltre quanto previsto nell’ottobre 2025, per un effetto concatenato che coinvolge energia e fertilizzanti, rotte di trasporto interrotte e crescita dei costi di trasporto.

equilibrio macroeconomico alterato: venti contrari e fattori compensativi

Nel corso dell’ultimo anno, i “venti contrari” legati all’incremento delle barriere commerciali e all’elevata incertezza sarebbero stati bilanciati da elementi favorevoli: investimenti nel settore tecnologico, condizioni finanziarie accomodanti e un dollaro più debole. A rafforzare il quadro contribuirebbero anche il sostegno delle politiche fiscali e monetarie.

Il Fondo sottolinea che il conflitto in Medio Oriente rischia di invertire questo equilibrio, intervenendo tramite prezzi delle materie prime, aspettative di inflazione e condizioni finanziarie.

andamento per aree e paesi: italia, zona euro e grandi economie

italia e zona euro

Nel quadro delle stime, la crescita dell’Italia rallenta allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con una revisione di -0,2 punti rispetto alle stime di gennaio. La velocità prevista per la zona euro risulta superiore ma in calo: 1,1% nel 2026 e 1,2% nel 2027.

Per i principali paesi: la Germania è stimata allo 0,8% quest’anno e all’1,2% nel prossimo; la Francia allo 0,9% in entrambi gli anni. Le economie avanzate nel complesso crescono dell’1,8% nel 2026 e dell’1,7% nel 2027.

casi in controtendenza: russia e india

Alcune grandi economie emergenti mostrano dinamiche differenti. La Russia beneficia dell’aumento dei prezzi delle materie prime e vede la crescita rivista all’1,1% nel 2026 e nel 2027. L’India mantiene un profilo tra i più dinamici, con un +6,5% in entrambi gli anni, sostenuta anche dalla riduzione dei dazi statunitensi.

risposte di policy: fiscalità sostenibile, riforme e ruolo delle banche centrali

governi: misure mirate e attenzione alla sostenibilità fiscale

Secondo l’organizzazione di Washington, i governi dovrebbero reagire alla crisi salvaguardando la sostenibilità fiscale. Se necessario, è previsto l’intervento con misure definite mirate, temporanee e finanziate per proteggere i più vulnerabili dagli choc.

Nel contesto europeo, il Fondo invita a non allentare il Patto di Stabilità. Gourinchas richiama la necessità di mantenere il passo, non deviare e proseguire il riallineamento fiscale.

riforme strutturali e gestione delle aspettative inflazionistiche

Parallelamente, l’Fmi indica come essenziale portare avanti le riforme strutturali e migliorare l’efficienza della spesa. Anche le banche centrali devono restare vigili per evitare che shock di offerta prolungati destabilizzino le aspettative di inflazione.

Quanto alla spesa per la difesa, il Fondo osserva che può sostenere l’attività nel breve periodo, ma può anche generare pressioni inflazionistiche, indebolire la sostenibilità fiscale e esterna e rischiare di ridurre la spesa sociale. Un’eventuale riduzione della spesa sociale potrebbe, secondo l’avvertimento riportato, innescare malcontento e disordini sociali.

figure citate

Nel quadro delle indicazioni e delle valutazioni economiche compaiono riferimenti specifici a persone coinvolte nelle analisi del Fondo.

  • Pierre-Olivier Gourinchas
Fmi: “Rischio nuova recessione globale”. Per l’Italia crescita tagliata a +0,5%, meno di metà rispetto alla media dell’Eurozona
Fmi lancia l’allarme: rischio recessione globale mentre l’Italia cresce la metà dell’Eurozona
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