Credito privato, 2 miliardi di commissioni per spingere il settore ora in fuga

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Credito privato, 2 miliardi di commissioni per spingere il settore ora in fuga

Il private credit sta vivendo una fase di forte tensione, con ricadute immediate sulle commissioni percepite da banche e società di intermediazione e, parallelamente, con una crescita rapida delle richieste di rimborso. Un quadro delineato da documenti depositati presso le autorità di regolamentazione evidenzia come, nel tempo, il boom dei fondi dedicati agli investitori individuali abbia alimentato un flusso di ricavi particolarmente consistente. Oggi, però, la fiducia del mercato si sta incrinando e gli investitori stanno cercando di uscire da strumenti considerati semi-liquidi o legati a logiche evergreen.

Nel giro di poco, il movimento di denaro si è tradotto in numeri rilevanti: nel primo trimestre 2026 i rimborsi richiesti ai principali gruppi del settore hanno toccato quasi 21 miliardi di dollari, indicando una pressione crescente sui veicoli di private credit e sui loro gestori.

private credit: commissioni da oltre 2 miliardi e investitori in uscita

Gli advisor patrimoniali operanti presso banche e società di intermediazione indipendenti hanno incassato oltre 2 miliardi di dollari in commissioni di gestione. Il flusso di ricavi si è costruito spingendo gli investitori verso fondi di private credit, prodotti che oggi attirano anche richieste di uscita da parte di molti investitori retail presenti nel mercato statunitense.

Secondo l’analisi basata su documenti regolatori, grandi istituti e gestori patrimoniali hanno beneficiato in modo significativo dell’espansione dei veicoli privati destinati agli investitori individuali. Il contesto è cambiato quando sono aumentati i timori relativi al fatto che il settore abbia erogato risorse in maniera considerata troppo disinvolta e quando l’attenzione si è spostata su rischi di valutazione e tenuta degli standard di sottoscrizione.

rimborsi nel 2026: richieste vicine a 21 miliardi di dollari

La dinamica più evidente riguarda la crescita delle richieste di rimborso nei confronti dei grandi operatori del comparto. Nel primo trimestre 2026, i rimborsi avanzati ai principali gruppi di private credit, tra cui Apollo Global Management, Ares Management, Blackstone, Blue Owl e KKR, sono saliti fino a quasi 21 miliardi di dollari.

Questa accelerazione si collega al deterioramento del sentiment legato alle valutazioni degli asset e alle condizioni di sottoscrizione. La pressione sui riscatti riflette un’esposizione crescente dei capitali retail verso strumenti che, in precedenza, avevano mostrato attrattività grazie a meccanismi pensati per essere più flessibili rispetto a veicoli a scadenza rigida.

evergreen e semi-liquidi: boom precedente e ora deflussi netti

Negli anni passati, i veicoli semi-liquidi o evergreen hanno guadagnato rapidamente popolarità. Questi strumenti consentono di depositare e prelevare denaro con cadenze prestabilite, trasformandosi in una fonte di commissioni prevedibili e percepite come redditizie sia per le società di private equity sia per i consulenti patrimoniali.

Negli ultimi mesi, invece, molti fondi collegati a tali logiche hanno iniziato a registrare deflussi netti. La ragione principale indicata dal contesto riguarda le preoccupazioni su come vengono valutati gli asset e su quali standard guidino la sottoscrizione dei prodotti.

blue owl: limite ai riscatti su due fondi

Un esempio concreto è rappresentato da Blue Owl Capital, che sarebbe stata costretta a limitare i riscatti su due dei suoi principali fondi di private credit. La decisione sarebbe stata presa dopo aver ricevuto richieste di uscita senza precedenti.

incentivi degli advisor: spinta verso i prodotti

Nel quadro ricostruito, viene evidenziata una tensione strutturale tra interessi commerciali e logiche di collocamento. Shang Chou, cofondatore del multi-family office Dishmi Capital, descrive gli advisor patrimoniali come coinvolti in una struttura di incentivi tale per cui il comportamento risulta orientato a spingere i clienti verso i prodotti del comparto.

commissioni e tasso massimo: blackstone e il fondo breit

Tra i principali operatori, emerge il ruolo di Blackstone, indicata come società leader nell’offerta di fondi immobiliari e credito privato a durata indeterminata. Secondo le ricostruzioni, Blackstone risulta anche l’azienda che ha versato l’importo più elevato in commissioni di gestione e provvigioni.

Il fondo immobiliare Breit e il veicolo di prestito Bcred avrebbero attirato più di 100 miliardi di dollari di patrimonio netto combinato a partire dal 2020. L’anno precedente, sulla base dei dati finanziari riportati, i due fondi avrebbero pagato complessivamente 280 milioni di dollari in commissioni di gestione ai broker.

Un elemento ulteriore riguarda le modalità di remunerazione: Breit avrebbe abolito il limite massimo che restringeva le commissioni pagate all’8,75% del capitale lordo raccolto dal fondo, portandolo al 10%.

banche e vincolo fiduciario: commissioni non come incentivo

Dal lato bancario, viene riportato che i consulenti patrimoniali sarebbero vincolati da un interesse fiduciario volto a indirizzare i clienti verso investimenti ritenuti appropriati. In tale cornice, le banche dichiarano che i consulenti non sarebbero incentivati dalle commissioni.

Personalità citate

  • Shang Chou (cofondatore del multi-family office Dishmi Capital)
Oltre 2 miliardi di commissioni per gli advisor che hanno indirizzato gli investitori verso il credito privato ora a rischio esplosione
Categorie: NewsEconomia

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