Cinema: nuova mummia a stephen king e due film francesi più sobri

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Cinema:  nuova mummia a stephen king e due film francesi più sobri

Un aprile che sa di cinema di impatto: tra horror e storie di formazione, fino a distopie ad alta tensione, arrivano titoli pensati per colpire al primo sguardo e restare impressi. Sullo sfondo, produzioni costruite con cura e personaggi chiamati a confrontarsi con paure, segreti e scelte estreme.

the mummy di lee cronin: horror, mummie millenarie e una possessione che spezza la famiglia

In sala trova spazio la mummia di lee cronin, prodotto BlumHouse, associata a esperienze note per atmosfere tese e saghe d’impatto. Il progetto mette al centro un universo alternativo legato al tema della mummia, da distinguere rispetto al franchise collegato a Universal Pictures.

Lee Cronin compare anche nel titolo, con l’idea di costruire una narrazione autonoma. La trama segue un giornalista americano corrispondente dal Cairo che subisce il rapimento della figlioletta da parte di una donna coinvolta nel traffico di mummie millenarie e in riti pericolosi. La famiglia scoprirà la verità solo dopo otto anni, quando la giovane—ormai adolescente—viene ritrovata: appare segnata, inquietante e rattrappita, rivelandosi la figlia scomparsa.

Nel ruolo della ragazza posseduta dall’incantesimo mummiesco spicca natalie grace, chiamata a sostenere un’identità disturbante e problematica. Il film punta con decisione su un forte carattere gore, pur mantenendo in alcuni passaggi una componente ironica.

veronica falcón e la dimensione “di nonna messicana”: credenza, tensione e scene intense

Tra gli elementi più efficaci emerge la performance di veronica falcón, interprete della nonna messicana, credente e determinata nella sua relazione con la “mummietta”. Il film propone momenti che risultano forti e in più occasioni anche rivoltanti, con scene che rendono difficile restare completamente indifferenti.

rapimento e possessione: la mummia come maledizione che scardina tutto

La costruzione narrativa alterna agilmente il tema del rapimento con quello della possessione, presentando la mummia come una presenza capace di trasformare una famiglia in profondità. L’elemento millenario della “maledizione” viene evocato con continuità, mentre la storia procede verso una rivelazione che arriva solo quando il tempo sembra aver già chiuso ogni ferita.

Il tentativo di diversificare la mummia rimanendo lontani dal franchise di Universal viene presentato come un possibile rischio o punto di svolta commerciale, con un’attenzione particolare al pubblico più giovane: i teenagers risultano compatibili con i canoni già considerati vincenti nelle saghe a cui il progetto viene idealmente accostato.

nino di pauline loquès: tumore alla gola, nostalgia e un nuovo inizio possibile

Passando a un cinema più realistico, nino di pauline loquès presenta un racconto dai modi pacati e attuale. Il protagonista è un ventottenne parigino che, dopo alcune analisi, scopre con sorpresa un tumore alla gola. Da questa notizia nasce un vortice di eventi che definisce una misura precisa di nostalgia e di consapevolezza.

La narrazione costruisce legami e ricordi come in un mosaico: una festa a sorpresa emotiva, il rincontro con una vecchia compagna di scuola, la fedeltà fraterna di un amico e il dialogo con l’ex, capace di portare saggezza sul silenzio in occasione dei compleanni. La malattia diventa anche occasione di cura e quindi di nuovo inizio.

L’opera prima viene descritta come un piccolo inno a vita, speranza e possibilità preziose incontrate ogni giorno, mantenendo un equilibrio tra eventi concreti e memoria personale.

nino in italia: distribuzione e premi

L’uscita in Italia è prevista per il 30 aprile, con distribuzione affidata a Minerva e Filmclub. Il film arriva già con un palmares rilevante: alla semaine de la critique di cannes il protagonista théodore pellerin ha ricevuto il premio come migliore attore rivelazione. Lo stesso Pellerin ha ottenuto anche un césar 2025 come miglior attore, mentre a Loquès è andato il riconoscimento per migliore opera prima. In aggiunta, alla festa del cinema di roma il film ha ottenuto il gran premio della giuria nella sezione progressive.

la più piccola di hafsia herzi: calcio, identità e formazione sentimentale

Restando in Francia, trova spazio la più piccola, terzo film di hafsia herzi. La regista, franco-tunisina e anche interprete, presenta un racconto descritto come un coming of age europeo, con riferimenti diretti a un percorso guidato da scelte emotive e difficili confronti identitari.

Al centro c’è fatima, che gioca a calcio. È francese, ma la famiglia è musulmana: l’omosessualità che sta imparando a conoscere diventa un elemento complesso da gestire tra timori e dolore, con la necessità di affrontare la questione per la propria crescita.

vita in casa e appuntamenti esterni: tra complicità e tensioni

La protagonista osserva la città dalla finestra, avvolta da uno hijab che viene descritto come particolarmente stringente. All’interno della casa discute di piccole cose quotidiane con le sorelle maggiori in cucina, mentre fuori vive una serie di appuntamenti trovati in app che le consentono di sentirsi libera e attratta dalle donne.

Il film attraversa strade complesse della formazione sentimentale, includendo momenti legati a femminilità tossiche e a legami che alternano complicità e difficoltà. La storia mette in primo piano la tensione tra contesto familiare e desideri personali.

cannes, queer palm e premi: riconoscimenti e nuove affermazioni

la più piccola è stato presentato in concorso al festival di cannes, ottenendo la queer palm. Il film consolida anche il percorso di nadia melliti, premiata come miglior attrice. In particolare, l’attrice ventiquattrenne dell’Île-de-France ha ricevuto anche il premio come miglior attrice emergente ai césar 2026.

In Italia, il titolo ha conquistato il premio miglior regia nella sezione concorso internazionale meridiana al bif&st.

the long walk: cooper hoffman in un’america distopica dominata da una gara mortale

the long walk, tratto dal primo romanzo di stephen king scritto sotto pseudonimo nel 1979, arriva in forma cinematografica. Il film è descritto come un incubo realistico che richiama un’energia inquieta legata al presente.

Il protagonista è cooper hoffman, nei panni di un ragazzotto in un’America di metà Novecento attraversata da una dittatura militare immaginaria. In questo scenario lascia la madre per partecipare a una gara di cammino: vince solo chi rimane vivo, con la promessa di diventare ricco e realizzare un desiderio.

cento ragazzi sorteggiati: vincere o morire

La competizione coinvolge cento ragazzi sorteggiati per un esito inesorabile: vincere o morire. Nella lettura del progetto, il retrogusto viene definito epico, con un richiamo all’horror rimarcato da una tensione costante.

La storia viene presentata come un racconto di coraggio in cui ogni personaggio viene spinto a mostrare la propria natura più profonda, divisa tra solidarietà ed egoismo. Il riferimento a una logica di sopravvivenza e conflitto tra individui viene associato a un’idea di “guerra tra poveri”.

uscita e cast: la tensione affidata al protagonista e agli avversari

the long walk sarà in sala dal 23 aprile. Oltre al “fenomenale” Hoffman, vengono indicati davìd jonsson come partner e mark hamill nei panni del maggiore, un nemico implacabile descritto con grugno e urla.

principali personaggi citati

  • natalie grace (ragazzina posseduta dall’incantesimo mummiesco)
  • veronica falcón (nonna messicana credente)
  • théodore pellerin (protagonista di nino)
  • fatima (protagonista di la più piccola)
  • nadia melliti (premiata come miglior attrice nel film)
  • cooper hoffman (protagonista di the long walk)
  • davìd jonsson (partner)
  • mark hamill (maggiore)
Dalla nuova ‘Mummia’ al primo Stephen King, passando per due film francesi più sobri
Categorie: TV e Spettacolo

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