Calciatrici iraniane in australia, cosa è successo a chi non ha cambiato idea

• Pubblicato il • 4 min
Calciatrici iraniane in australia, cosa è successo a chi non ha cambiato idea

Due ex componenti della nazionale di calcio femminile iraniana, Atefeh Ramezanisadeh e Fatemeh Pasandideh, restano in Australia dopo la Coppa d’Asia femminile e hanno ottenuto due visti umanitari. Il loro percorso si concentra sulla sicurezza, sulla salute e sull’avvio di una ricostruzione personale lontano dalla famiglia. In queste settimane l’attenzione è posta sulla tutela e sul rispetto della privacy, mentre il lavoro per riprendere una vita sportiva regolare continua sullo sfondo.

Il loro obiettivo rimane quello di tornare a competere ad alto livello in Australia, con la speranza di poter proseguire le carriere sportive. Al tempo stesso, emerge un limite chiaro: non sono pronte a raccontare pubblicamente le esperienze vissute. Le informazioni diffuse indicano che la priorità immediata è mettere ordine nella nuova fase della vita e avviare il processo di adattamento nel nuovo contesto.

atefeh ramezanisadeh e fatemeh pasandideh in australia: obiettivi e richiesta di privacy

Al termine della Coppa d’Asia femminile, Ramezanisadeh e Pasandideh hanno scelto di non rientrare in Iran. In base a quanto comunicato, circa cinque settimane fa è stato concesso asilo politico alle componenti della squadra. Tra le giocatrici, alcune sono tornate nel proprio Paese; loro due, invece, hanno intrapreso il tentativo di ricostruire una vita da zero lontano dalla famiglia.

La comunicazione ufficiale insiste su tre punti: sicurezza, salute e inizio del processo di ricostruzione. Pur mantenendo come riferimento il sogno di continuare l’attività sportiva in Australia, viene sottolineato che non è il momento di parlare pubblicamente delle esperienze. Il tono è orientato alla stabilità e alla gestione della transizione, con un’attenzione particolare alla protezione personale.

supporto istituzionale e considerazioni sulla transizione

Nel resoconto diffuso viene anche citato il ruolo del personale del Ministero degli Interni, indicato come elemento di supporto nelle ultime settimane. Il contributo viene descritto come fondamentale per sentirsi accolte e meno sole durante il passaggio verso la nuova fase di vita.

cosa ha innescato la richiesta di protezione: inno nazionale e reazioni a teheran

La vicenda trae origine durante la competizione asiatica. Nel match d’esordio contro la Corea del Sud, la nazionale iraniana sceglie di non cantare l’inno. Il silenzio viene indicato come protesta contro il regime islamico e provoca reazioni dure a Teheran. Secondo quanto ricostruito, le atlete vengono identificate come “traditrici”.

Per ridurre il rischio di conseguenze al ritorno in patria, sei giocatrici (oltre a una componente dello staff, poi rivelatasi vicina al regime) chiedono asilo in Australia. In seguito, si registra un cambiamento: cinque di loro riconsiderano la scelta e tornano in Iran, mentre tutte tranne due non seguono la linea del rimanere in Australia.

la scelta di rimanere e il contesto di minacce

La decisione finale viene collegata alle minacce di Teheran. Nel racconto, la permanenza in Australia viene presentata come esito del tentativo di trovare condizioni di vita e competizione più sicure. In questa fase, viene richiamato anche il contributo della compassione e del sostegno ricevuti in un momento definito difficile, elemento considerato determinante per guardare a un futuro in sicurezza.

aiuto sportivo: il ruolo del brisbane roar durante l’allenamento

Nel percorso di stabilizzazione, un passaggio rilevante riguarda l’intervento di un club australiano. Le due calciatrici hanno ricevuto il supporto del Brisbane Roar, società della massima serie australiana, che lo scorso mese le ha ospitate nel centro sportivo per poter allenarsi.

Le informazioni diffuse ricordano anche il commento dell’amministratore delegato del club, Kaz Patafta, secondo cui l’opportunità concessa mira a offrire un ambiente di supporto mentre vengono affrontate le fasi successive. L’impostazione descritta esclude l’idea di un accordo legato a un contratto: l’intento principale resta la creazione di un contesto confortevole e sicuro.

caso ghanbari: dichiarazione di innocenza e rientro a teheran

Accanto alla storia di Ramezanisadeh e Pasandideh, viene citato anche il caso di Zahra Ghanbari, ex compagna di nazionale e indicata come capitano. Per Ghanbari è stata diffusa la notizia della “dichiarazione di innocenza dopo il suo cambiamento di comportamento”. Inizialmente, il Paese l’aveva considerata una traditrice per via della permanenza in Australia.

Secondo la ricostruzione, dopo una prima decisione del Tribunale, alla calciatrice sono stati rilasciati alcuni beni precedentemente congelati. Nel racconto, Ghanbari risulta essere stata tra sette componenti che avevano presentato domanda per una protezione internazionale. Successivamente, la scelta cambia: la decisione di rientrare in patria viene collegata al timore di ritorsioni da parte del regime.

Il testo riporta che il rientro a Teheran avviene insieme ad altre tre giocatrici. In questo quadro, viene esplicitato che Atefeh Ramezanisadeh e Fatemeh Pasandideh sono le uniche a non essere tornate indietro.

persona in focus: atlete citate nella ricostruzione

La ricostruzione include i nominativi di alcune figure chiave legate alle scelte di protezione, allenamento e rientro.

  • Atefeh Ramezanisadeh
  • Fatemeh Pasandideh
  • Zahra Ghanbari
  • Kaz Patafta
Cosa è successo alle calciatrici iraniane in Australia, la nuova vita di Atefeh e Fatemeh: “Siamo all’inizio del nostro processo di ricostruzione”

Per te