Anna Wintour e Meryl Streep miranda a confronto: quando tutti avevano paura di lei e nessuno voleva prestarci i vestiti

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Anna Wintour e Meryl Streep miranda a confronto: quando tutti avevano paura di lei e nessuno voleva prestarci i vestiti
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Un incontro che sembra disegnato per l’alta moda, ma che finisce per toccare corde profonde: Meryl Streep e Anna Wintour, sedute fianco a fianco in una suite del Crosby Street Hotel di New York, mettono a confronto due universi capaci di parlare a pubblici diversi. A fare da ponte tra cinema e stile è Greta Gerwig, regista e grande fan del film, chiamata a moderare un dialogo nato per discutere Il Diavolo Veste Prada, ma rapidamente trasformato in un vero manifesto su età, potere femminile, successo e famiglia.

meryl streep e anna wintour: l’incontro che unisce moda, cinema e potere

La conversazione prende forma tra dettagli visivi e riferimenti culturali, con Streep e Wintour presentate come due figure in sincronia: l’una con una pashmina gialla leggera, l’altra con una sciarpa in cashmere dalle frange spesse, in tonalità tuorlo d’uovo. La cornice costruisce subito un’immagine di comando e coordinamento, che nel racconto si rivela più autentica come affinità di lunga data.

A poche settimane dall’uscita del sequel Il Diavolo Veste Prada, il mezzo editoriale descritto come un “mezzo miracolo” riunisce insieme Miranda Priestly (nel suo ruolo cinematografico) e la sua presunta musa reale. La regia della serata, affidata a Greta Gerwig, orienta la discussione verso una riflessione ampia, capace di superare il guardaroba.

miranda priestly nel sequel: evoluzione dello stile e nuova essenzialità

Il punto di partenza resta la moda, con un focus specifico su come Miranda Priestly si presenterà nel nuovo capitolo. Streep fornisce un elemento chiave: durante le riprese del primo film, l’ansia verso la figura di Anna rendeva difficile l’accesso agli abiti. Il cambiamento è netto a distanza di vent’anni.

Secondo Streep, l’approccio alla “nuova Miranda” si allontana dalla versione percepita come più caricaturale o dispotica: semplificazione, maggiore essenzialità e una maggiore aderenza a una personalità “più se stessa”. Anche la dimensione visiva viene ridisegnata: capelli meno voluminosi e assenza delle onde svolazzanti. Streep aggiunge un tratto comportamentale essenziale: Miranda ama gli accessori, ma mantiene un’energia impavida, preoccupandosi meno dell’opinione altrui.

il look di anna wintour: jezebel e il ruolo di pierpaolo piccioli

Il dialogo passa velocemente al set e ai preferiti di stile della direttrice di Vogue. Wintour indica come abito del nuovo contesto un vestito rosso fiamma, battezzato “Jezebel”, firmato per lei da Pierpaolo Piccioli. Il dettaglio, riportato nel confronto, rafforza la centralità del linguaggio visivo come parte integrante della narrazione.

Quando Greta Gerwig chiede se le voci sul sequel abbiano creato preoccupazione, Wintour risponde con una confidenza diretta: ha chiamato Meryl per chiedere se il film avrebbe reso giustizia al primo. La dinamica descritta è chiara: Wintour afferma di aver ricevuto una reazione fondata su lettura della sceneggiatura e su un giudizio rassicurante, senza conoscere quasi nulla della trama. Il punto resta la fiducia totale riposta in Streep.

moda femminile e potere: braccia scoperte, limiti e mitologia del power suit

La discussione assume una dimensione sociopolitica, spostando l’attenzione su come viene giudicata la presenza femminile. Streep osserva un meccanismo ricorrente: per le donne, anche quando hanno ruoli di potere, le regole sembrano differenti e spesso punitive. L’attrice sottolinea il confronto tra visibilità e copertura: alle donne viene chiesto di mostrare le braccia nude in televisione, mentre gli uomini vengono percepiti come “coperti” da camicie, giacche e completi.

Streep descrive anche l’effetto psicologico di tale dinamica, parlando di un bisogno di auto-giustificazione che finirebbe per richiedere una forma di piccolezza. L’immagine evocata mette in relazione vestiti e messaggio: con scarpe difficili da indossare, con scarpe che impediscono di correre, con l’idea di risultare nudi e innocui. Un’interpretazione che collega la precarietà del successo al modo in cui il corpo femminile viene letto e regolato.

Wintour, dal canto suo, contesta il mito del “power suit”, il tailleur formale da ufficio considerato indispensabile. Secondo lei non è affatto necessario: l’esempio portato riguarda donne ammirate come Michelle Obama, descritta come sempre riconoscibile sia in scelte legate a J.Crew sia in capi come quelli di Chanel. Nello stesso passaggio Wintour riconosce anche un tratto di continuità nello stile di Melania Trump, affermando che anche in quel contesto risulta coerente con se stessa.

essere nonne: amore, tempo e presenza nella vita reale

Il punto di svolta arriva quando Greta Gerwig spinge la conversazione sulla vita privata chiedendo cosa significhi essere nonne. L’atmosfera cambia e la dimensione narrativa si scioglie in una tenerezza immediata, con un’idea comune: la relazione con i nipoti è un esercizio di tempo e attenzione.

meryl streep: sei nipoti e l’idea di recuperare nulla

Streep racconta di avere sei nipoti, tutti sotto i sei anni. Spiega che la priorità diventa afferrare ogni istante e prendere il massimo possibile da quei momenti, sapendo che la durata è breve e il tempo scorre velocemente. L’essenza del suo ragionamento è netta: non si può recuperare nulla, quindi è necessario prendere quanto più possibile.

anna wintour: ottana di nipoti e la presenza come scelta

Wintour dichiara di avere otto nipoti, quattro biologici e quattro acquisiti. In quel quadro emergono i vincoli del ruolo e le scelte legate alla genitorialità: l’attrice? No, qui la direttrice afferma il proprio impegno nelle occasioni importanti. Wintour spiega di essere stata presente in contesti come partite, colloqui con gli insegnanti e momenti cruciali. L’idea trasmessa è che Vogue potesse aspettare e che fosse possibile essere una madre impegnata ma anche presente.

Compare poi un dettaglio culturale: Wintour si definisce inglese e associa lo stile di famiglia a giochi e tornei di tennis. Il messaggio che mette al centro è la gerarchia dei valori: la famiglia come fonte di amore e sostegno, con la conseguenza che, in presenza di quel supporto, il resto tende a funzionare.

invecchiare come vantaggio: misura, equilibrio e continuità della voce

Giunte alla soglia dei 76 anni, Streep e Wintour concordano su un punto decisivo: invecchiare non è una sconfitta, ma un elemento di forza. Wintour descrive un sentirsi viva, entusiasta e consapevole come mai prima. L’esperienza diventa uno strumento: permette di acquisire misura ed equilibrio, chiarendo che la vita non è perfetta e che alcune cose andranno storte.

Streep conferma con un’immagine legata alla leadership: quando la vita è stata vissuta bene, il risultato è anche l’emergere di un tipo di leadership migliore. Richiama poi la memoria dei grandi registi e attori non più presenti, citando tra gli altri Mike Nichols e Robert Redford, descritti come presenze interne: “sono qui dentro”, con una voce che continua a essere percepita e a mantenere vita.

solitudine dei capi: distanza, riprese e l’arte della comparsata lampo

La chiusura arriva con un passaggio ironico costruito attorno a una solitudine che sarebbe fisiologica per i “capi”. Streep rievoca il primo film: gran parte del tempo è stato trascorso rinchiusa in una roulotte a lavorare a maglia mentre i giovani Anne Hathaway ed Emily Blunt si divertivano sul set. L’idea riportata è quella della necessità di mantenere una certa distanza.

Greta Gerwig aggiunge un dettaglio pratico sul comportamento in produzione: a fine riprese tende a scappare per lasciare i giovani liberi di festeggiare senza il “capo” tra i piedi. Anna Wintour sintetizza la sensazione con una frase destinata a diventare emblematica: l’arte della comparsata lampo ha valore, perché permette di arrivare, restare pochi minuti e poi sparire.

personaggi citati nel confronto

  • Meryl Streep
  • Anna Wintour
  • Greta Gerwig
  • Miranda Priestly
  • Pierpaolo Piccioli
  • Michelle Obama
  • Melania Trump
  • Mike Nichols
  • Robert Redford
  • Anne Hathaway
  • Emily Blunt
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Categorie: TV e Spettacolo

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