Angelo rompe in un pianto a dirotto, significato e tema del racconto con corpo crivellato di proiettili
Tra la violenza e la sua ripetizione senza vergogna, nasce una traccia di resistenza interiore: vale la pena continuare ad amare. L’impulso creativo parte dalla richiesta di una drammaturgia dedicata alla figura dell’Angelo, immaginato come un sabotatore necessario, un daimon capace di scuotere dalle finte certezze per riportare alla nuda autenticità e riaccendere il vigore dell’indignazione. A giugno, a Venezia, questa visione prende forma grazie a un gruppo di interpreti danzatrici, risultato di un percorso laboratoriale che unisce teatro e danza, condiviso con la coreografa Manuela Carretta.
Lo sviluppo scenico mette in movimento un immaginario che attraversa macerie, delusioni, nascita e scomparsa, trasformando l’Angelo in una presenza instabile e luminosa, capace di generare inciampo, rivelazione e ritorno.
angelo tra verità e smascheramento delle finte certezze
L’Angelo è descritto come figura che ogni giorno prende la navetta alla fermata del tramonto, luogo in cui si radunano delusioni umane intrecciate alle gioie bambine. La sua traiettoria tocca paesi martoriati dove nascono cuori in fiamme, e in ogni barlume di realtà cerca una verità concreta, scoperta nei tombini e nel cuore delle cose.
La sua casa viene indicata nelle macerie, con un gesto di ascolto e coinvolgimento: l’Angelo bussa alla vita segreta e partecipa agli antichi rituali del controsenso. Viene anche rappresentato come il profano delle ragioni e il sacro dell’irragionevole cuore, capace di abbracciare la ritrosia del timido.
Un tratto centrale riguarda la dinamica della fine e del rinnovamento: muore nell’istante e nell’istante successivo rinasce. L’Angelo rifiuta la serenità fasulla, evocando lo sguardo che include ciò che sovrasta: amore e odio