A proprietario di 3 ristoranti in australia: la nuova vita di matteo

• Pubblicato il • 6 min
A proprietario di 3 ristoranti in australia: la nuova vita di matteo

Un viaggio iniziato con un biglietto di ritorno mai utilizzato e una cifra in banca che sembrava un appiglio diventa, nel tempo, una vita costruita dall’altra parte del mondo. Matteo Piccardi, partito dall’Italia con l’obiettivo di restare solo alcuni mesi, oggi vive nella Central Coast australiana, a un’ora e mezzo da Sydney, dove gestisce attività concrete, progetti e una famiglia nata a distanza. La storia racconta scelte rapide, rinunce decisive e una progressiva trasformazione da lavoratore subordinato a imprenditore del food.

matteo piccardi: dalla decisione di partire alla vita nella central coast

Nel 2013 Matteo Piccardi sale su un aereo con un biglietto di ritorno in tasca e duemila euro sul conto. L’inizio è legato a uno student visa, pensato per studiare inglese e lavorare fino a 20 ore settimanali. L’idea era un’esperienza breve, con rientro in Italia a fine periodo, ma il percorso segue un’altra direzione.

Prima della partenza, in Italia ricopriva un ruolo strutturato: direttore di un villaggio turistico a Roma, con responsabilità che includevano il campeggio e il comparto food & beverage. La spinta a cambiare arriva dal contesto economico: durante le stagioni invernali il lavoro risultava scarso e il futuro appariva meno promettente.

matteo piccardi a sydney: da lavapiatti al managerato

La crisi tra 2010 e 2011 rende l’uscita una scelta concreta. Matteo si affida anche a contatti già presenti, legati a clienti australiani conosciuti al villaggio. L’arrivo a Sydney rappresenta uno shock: da direttore a lavapiatti. Nonostante la discesa professionale, dopo tre mesi il ristorante in cui lavora propone una svolta con sponsorizzazione.

Ottiene un contratto da manager per quattro anni e un visto legato al datore di lavoro, con una strada aperta verso la permanent residency. Davanti alla scelta tra rientro in Italia, dove era atteso, e permanenza nel nuovo contesto, decide di rischiare: lascia tutto e riparte.

matteo piccardi e i numeri della ripartenza economica

Quando arriva nel 2013, paga 220 dollari a settimana per una stanza. Il lavoro garantisce 18 dollari l’ora per circa 30 ore, con circa 600 dollari settimanali, che diventano circa 400 netti dopo l’affitto. Anche i parametri cambiano nel tempo: oggi la stessa stanza costerebbe 300 dollari e il minimo salariale si colloca tra 30 e 35 dollari l’ora.

Nel 2016-2017 arriva la residenza permanente. Da quel momento inizia a mettere da parte risparmi più consistenti: nonostante la scelta di non rinunciare al necessario, i risparmi diventano possibili. Con la residenza fonda il suo primo business, un tour operator chiamato “Toscany Untouched”, dedicato a esperienze private per australiani e americani in Toscana.

il covid e l’impulso a costruire: dal sussidio a “il toscano”

Per alcuni anni vive una parte dell’anno in Italia e l’altra in Australia. La pandemia cambia tutto: il lavoro si ferma. In quel frangente il governo riconosce 25 mila dollari di sussidio e 700 dollari a settimana finché non si presenta un’alternativa.

Matteo non intende limitarsi all’inerzia. La ripresa prende forma quasi per gioco con un progetto legato al cibo: nasce “Il Toscano”, un menù pubblicato su Facebook con lasagne, gnocchi, cantucci e crostate. La cucina avviene in casa e le consegne si svolgono tre volte a settimana. La pagina cresce rapidamente: “esplosa” rispetto alle aspettative.

Con il supporto della moglie, conosciuta in un ristorante dove lavorava, apre una piccola bottega. L’attività evolve fino ad arrivare al 2026, quando la gestione conta tre locali nella Central Coast e una reputazione basata sulla parola “autenticità”.

autenticità come metodo: prodotti, importazioni e cultura

Per Matteo, l’autenticità non coincide con un requisito identitario. Non si tratta soltanto di avere un cuoco italiano, né di un elemento formale. La definizione si concentra sul prodotto: l’autenticità si misura nella filiera e nella selezione.

Ogni anno arrivano litri di olio dalla Toscana; i vini italiani vengono selezionati con cura; le materie prime vengono scelte e certificate. Il passaggio culturale diventa centrale: Matteo ricorda cosa accadeva quando arrivava, con piatti come carbonare con panna e funghi e spaghetti con polpette. La cucina italiana, per alcuni, viene associata a schemi diversi.

Il cambiamento richiede tempo. Se viene proposta la carbonara vera con uovo e guanciale, la reazione può essere immediata e negativa; con la continuità, invece, la percezione si adatta: “si stanno educando” gradualmente.

permessi, burocrazia e gestione digitale: differenze rispetto a roma

L’apertura dei ristoranti, rispetto all’esperienza romana, segue ritmi e regole differenti. In Italia un locale era durato un anno tra difficoltà e ostilità. In Australia il quadro operativo è considerato più lineare, anche se l’iter non è definito come automatico.

Secondo Matteo, in un mese, se l’andamento è positivo, arrivano permessi dal comune e dall’ufficio igiene. La gestione risulta anche digitale: dedica un’ora e mezza a settimana alla contabilità delle quattro attività tramite strumenti telematici. I costi professionali vengono indicati con precisione: la commercialista costa 200 dollari l’ora e un avvocato 500 dollari l’ora, ma l’uso viene descritto come limitato, perché il sistema è percepito come semplice.

sanità australiana: costi, prenotazioni e assenza del medico di base

Nel giudizio di Matteo, la sanità funziona, ma presenta differenze rispetto alla struttura a cui era abituato. Non esiste il medico di base con lo stesso modello della Toscana; per una situazione come un raffreddore serve prenotare e vedere un professionista che non conosce la storia del paziente.

Vengono richiamati anche alcuni costi indicativi: una Tac può arrivare a 450 dollari, mentre una pulizia dei denti è stimata attorno a 200 dollari. Matteo esprime preoccupazione e la necessità di un riferimento sanitario che conosca la famiglia. L’accordo tra Italia e Australia garantirebbe copertura iniziale tramite Medicare, ma rimane, nella prospettiva personale, una distanza rispetto all’impianto precedente.

consigli per un giovane ristoratore: esperienza, umiltà e ritmo sostenibile

Per chi volesse seguire un percorso simile, Matteo indica alcune linee operative. Il primo principio è non bruciare le tappe: evitare l’idea di aprire subito un ristorante e costruire un percorso partendo da lavori umili. La proposta è accumulare esperienza e comprendere la cultura locale prima di pretendere posizionamenti rapidi. Il secondo cardine è l’umiltà: se fosse arrivato con l’arroganza del ruolo precedente, dopo pochi mesi avrebbe potuto tornare indietro.

Riguardo al ritorno in Italia, Matteo si esprime con chiarezza: il progetto non viene trattato come un capitolo chiuso, ma la decisione è orientata a non trasferirsi di nuovo a vivere stabilmente. L’Italia resta vacanza, famiglia e memoria, con la mancanza degli amici e del concetto di amicizia percepito in modo diverso. Il confronto culturale viene descritto nei termini di maggiore supporto: qui, secondo Matteo, si assiste a un senso di aiuto tra le persone e a una minore gelosia; chi riesce tende a essere sostenuto e congratulato dagli altri.

Tra obiettivi e risultati: oggi risultano tre case di proprietà, tre ristoranti, un tour operator e una bambina di tre anni. La traiettoria viene presentata come il compimento di traguardi personali raggiunti grazie all’Australia, iniziando da un visto da studente e da un biglietto di ritorno che non è stato mai usato.

personaggi citati

  • Matteo Piccardi
  • La moglie
“In Australia facevo il lavapiatti e oggi sono proprietario di tre ristoranti. In Italia sentivo di non avere un futuro”
Categorie: CronacaEconomia

Per te