Sogno di meloni diventato incubo in poche ore perché nordio resta al suo posto

• Pubblicato il • 4 min
Sogno di meloni diventato incubo in poche ore perché nordio resta al suo posto

In poche ore un referendum pensato per ridefinire gli equilibri tra i poteri dello Stato ha prodotto l’effetto opposto rispetto alle aspettative. La consultazione sul tema della separazione delle carriere ha mobilitato in modo massiccio milioni di italiani e ha trasformato un progetto politico in una clamorosa débacle, innescando una rapida fase di conseguenze e reazioni istituzionali.

referendum sulla separazione delle carriere: dall’ambizione al rovescio

La votazione referendaria dedicata alla separazione delle carriere si è concentrata in un arco di tempo breve: 23 ore dedicate al voto, con un’affluenza che ha contribuito a far emergere un esito capace di frantumare un disegno politico. Il progetto richiamato nella ricostruzione viene collegato a tappe precedenti, descritte come successive eredità di un’idea già presente con Licio Gelli, poi con Silvio Berlusconi e infine con Giorgia Meloni.

Secondo la ricostruzione proposta, l’obiettivo di fondo sarebbe stato quello di rompere gli equilibri istituzionali nati dalla Costituente dopo la caduta del fascismo. Tali equilibri, secondo il quadro evocato, prevedono un sistema in cui potere esecutivo, legislativo e giudiziario restano bilanciati, anche grazie all’obbligatorietà dell’azione penale e a un’autonomia della magistratura dal potere politico.

progetto di controllo della magistratura: l’obiettivo contestato

Nel racconto, il progetto viene indicato come orientato a un esito concreto: la sottomissione e il controllo della magistratura. La magistratura sarebbe stata considerata un ostacolo all’azione del governo, con la conseguenza che l’intervento riformatore mirerebbe a incidere sul grado di indipendenza riconosciuto all’ordine giudiziario.

conseguenze politiche e incarichi: il caso Delmastro e Bartolozzi

La ricostruzione descrive una fase di emergenza in cui la Presidente del Consiglio, travolta dagli eventi, avrebbe dovuto intervenire sul piano politico e organizzativo. La conseguenza indicata è il licenziamento del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capa gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi. Al tempo stesso viene richiamata la richiesta di dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè.

Nel quadro delineato, l’azione della Presidente del Consiglio sarebbe stata utile soprattutto a “salvare” due figure considerate centrali: se stessa e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La logica riportata lega la gestione delle responsabilità interne alla volontà di limitare l’impatto politico dell’esito referendario.

accuse e responsabilità: attacchi ai magistrati e ruolo di Nordio

La ricostruzione pone attenzione alle dichiarazioni della Presidente del Consiglio concluse la campagna referendaria. Vengono ricordati attacchi scomposti ai magistrati e viene indicato che tali prese di posizione non sarebbero state mosse da buona fede. Tra le accuse menzionate compare l’affermazione secondo cui sostenere, nel caso di vittoria del No, l’idea di libertà per stupratori e pedofili costituirebbe una malafede politica, trasformando la campagna in un terreno di contrapposizione demagogica.

Lo stesso discorso viene esteso al ministro della Giustizia Carlo Nordio, presentato come figura centrale nel sostegno alla riforma costituzionale qualificata come regressiva e blindata. Nella descrizione, la proposta sarebbe stata portata avanti senza consentire alle opposizioni di presentare proposte di merito.

La domanda politica riportata riguarda la permanenza dell’incarico: viene esplicitamente richiamato il punto sul perché il ministro Carlo Nordio dovrebbe rimanere al suo posto dopo l’esito della consultazione.

post scriptum e previsioni televisive: Italo Bocchino

Un ulteriore elemento viene aggiunto tramite un post scriptum. È descritto il fatto di aver visto dei video di Italo Bocchino che, secondo la ricostruzione, avrebbe sostenuto in più occasioni una previsione: il Si sarebbe stato vincente di 10-15 punti sul No, con una conseguente “ondata meloniana” capace di travolgere i sostenitori del No.

Il passaggio finale collega questa previsione a una valutazione critica della presenza televisiva di Italo Bocchino, nonché all’idea che una simile scommessa politica sarebbe risultata disastrosa. La ricostruzione conclude interrogandosi sulla credibilità delle valutazioni e delle previsioni espresse dal giornalista.

personaggi citati

  • Giorgia Meloni
  • Licio Gelli
  • Silvio Berlusconi
  • Marco Travaglio
  • Andrea Delmastro
  • Carlo Nordio
  • Giusi Bartolozzi
  • Daniela Santanchè
  • Italo Bocchino
Il sogno di Meloni diventato incubo in poche ore. Perché Nordio resta al suo posto?
Preferirei di NO

Per te