Referendum travaglio: legge uguale per tutti e risposta ai delinquenti potenti
La vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia, con il conseguente rigetto della riforma Nordio, viene letta da Marco Travaglio come un segnale politico e istituzionale capace di ribaltare aspettative e letture preventive. Ai microfoni di Otto e mezzo su La7, il direttore de Il Fatto Quotidiano collega l’esito a una reazione difensiva della Carta e a una dinamica che, secondo la sua interpretazione, ha sottratto spazio alle previsioni dei sondaggi.
referendum costituzionale e vittoria del no: la costituzione come “valvola di sicurezza”
Travaglio attribuisce il risultato innanzitutto alla Costituzione, descritta come un baluardo attivato ogni volta che i suoi principi vengono considerati sotto minaccia. Il commento sottolinea l’idea di una “valvola di sicurezza” che scatta davanti ai tentativi di stravolgere i principi costituzionali.
Il quadro interpretativo viene completato richiamando una “maggioranza silenziosa” degli italiani: quando l’assetto costituzionale viene percepito come a rischio, una parte dell’elettorato si mobilita per difendere la Carta e per contrastare l’eventuale cambiamento proposto.
sondaggi e previsioni smentiti: la “provvidenza laica” e i cittadini colpiti dal rischio
Il No prevale, osserva Travaglio, anche se sondaggi e previsioni avevano prospettato un esito incerto o addirittura favorevole al Sì. Secondo il direttore, questo scarto conferma l’esistenza di una “provvidenza laica”, capace di sfuggire alle elaborazioni degli istituti demoscopici.
Nel suo ragionamento, il vero punto centrale riguarda i cittadini che sarebbero stati le principali vittime della riforma, includendo anche coloro che avrebbero votato Sì senza averne pienamente compreso le implicazioni. L’esito referendario viene presentato come una forma di scampato pericolo per queste persone, pur con scelte differenti al momento del voto.
vincitori secondo Travaglio: magistrati indipendenti e cittadini attivi
Un riconoscimento ulteriore viene rivolto a una parte dei magistrati, non tutti, che secondo Travaglio non si limita a parlare di indipendenza ma la pratica. In questo contesto vengono citate figure che hanno avuto un ruolo esplicito nella campagna.
nomi citati nella campagna e ruolo nella mobilitazione
Travaglio menziona Nicola Gratteri, definito “uno dei principali protagonisti di questa campagna”. Viene indicato anche Nino Di Matteo, insieme a “quelli come loro”, cioè persone che si sono esposte e che, nella narrazione proposta, hanno raccolto anche insulti e attacchi di vario genere.
Il commento aggiunge, con un tratto ironico, la presenza di ulteriori vincitori non nominati, descritti come una persona di cui Travaglio sceglie di non fare il nome, indicandola come “una persona elegante”.
centrosinistra e opposizioni: i partiti indicati come protagonisti del successo
Dal punto di vista politico, Travaglio attribuisce il successo ai partiti di centrosinistra e, più in generale, alle forze d’opposizione che hanno scelto di fare opposizione e di posizionarsi in modo coerente rispetto alla proposta riformatrice. La vittoria viene ricondotta a soggetti “attaccati” proprio perché fanno opposizione.
Nel dettaglio, il direttore cita:
- il Pd di Schlein
- il M5s di Conte
- Avs
sconfitta dei centristi secondo Travaglio: Renzi e Calenda
Nel passaggio dedicato ai centristi, Travaglio usa toni critici e ricostruisce il risultato anche attraverso le posizioni assunte in campagna. Secondo la sua lettura, Renzi non avrebbe dichiarato per chi votare, mentre, in base a quanto osservato dal direttore, molti dei suoi avrebbero votato Sì; l’attenzione si sposta poi sugli effetti sul voto complessivo.
Per Calenda, la ricostruzione è più netta: viene richiamato il fatto che abbia sostenuto il voto per Sì. Travaglio collega la scelta del campo opposto con una conseguenza diretta sull’elettorato, affermando che due terzi dell’area che fa riferimento a Calenda sarebbero corsi subito a votare No, interpretando l’episodio come un segnale di scarsa influenza: “ormai non gli dà retta nemmeno chi lo vota”, nella formulazione utilizzata.
sconfitte politiche: Meloni, Forza Italia e la “perdita per conto terzi”
Per le sconfitte, Travaglio adotta una posizione definita e attribuisce la perdita della linea politica al fatto che la riforma sarebbe stata considerata non coerente con la storia del partito. La leader indicata è Meloni, definita come “persa per conto terzi”, con un riferimento alla mancata comprensione del motivo per cui si sia coinvolta in una riforma che, nella narrazione del direttore, non appartiene alla tradizione della destra italiana.
Nel suo schema, Meloni avrebbe perso per conto di Forza Italia e per aver dato ascolto a Nordio. La figura di Nordio viene presentata con una valutazione fortemente negativa: secondo Travaglio rappresenta una “iattura” insieme a tutto ciò che si porterebbe dietro al ministero della Giustizia.
ministero della giustizia e figure richiamate nel racconto
Travaglio aggiunge che, al ministero della Giustizia, oltre a Nordio, ci sarebbero anche Del Mastro e Bartolozzi, oltre ad altri dirigenti. Nel contenuto viene evocato anche un contesto legato a una cena alla bisteccheria d’Italia, indicata come proprietà sia di Del Mastro sia del prestanome del clan Senese, secondo quanto viene riportato nella ricostruzione.
forza italia e berlusconi: par condicio e battaglia mediatica
Forza Italia viene descritta come perdente “ovviamente” per aver sostenuto la riforma e per aver convinto gli alleati del centrodestra a farla propria, con l’esito finale interpretato come un percorso che porta a “schiantarsi”, secondo le parole attribuite a Travaglio.
Nel quadro delle perdite legate alla comunicazione, vengono richiamati anche Marina e Pier Silvio Berlusconi, citati per essersi battuti attraverso le proprie televisioni, violando—sempre nella narrazione riportata—le regole di par condicio.
ultimi vincitori: legge uguale per tutti e conclusione dura di travaglio
La chiusura del ragionamento di Travaglio punta sulla categoria dei perdenti più radicali, identificati come i delinquenti potenti. Nella formulazione impiegata, essi avrebbero sperato che la legge non fosse più uguale per tutti, ma l’esito referendario li costringerebbe a rassegnarsi: per il momento, la legge resta uguale per tutti.
personaggi e ospiti citati
- Marco Travaglio
- Nicola Gratteri
- Nino Di Matteo
- Giorgia Meloni
- Renzi
- Calenda
- Nordio
- Del Mastro
- Bartolozzi
- Marina Berlusconi
- Pier Silvio Berlusconi
- Schlein
- Conte
