Non potevi nemmeno piangere: achille lauro e la pressione di essere forte, famiglia e primo di tutti
Achille Lauro torna a far parlare di sé con “In viaggio verso il Paradiso”, presentato per la prima volta dal vivo durante le prime date del tour nei palazzetti attualmente in corso. L’uscita del brano risale a venerdì 20 marzo e, nel contesto delle tappe live, l’artista ha anche colto l’occasione per svelare un traguardo importante: il primo grande tour negli stadi, intitolato “Per sempre noi”, previsto per il 2027.
achille lauro “in viaggio verso il paradiso” debutta dal vivo
Nel corso delle date iniziali del tour nei palazzetti, Achille Lauro ha portato sul palco “In viaggio verso il Paradiso”, rendendo il brano parte della scaletta davanti al pubblico. L’annuncio si inserisce in un momento di grande attività: il singolo è uscito il giorno precedente, venerdì 20 marzo, e le prime esibizioni ne hanno segnato l’impatto immediato anche dal punto di vista performativo.
per sempre noi 2027: date annunciate negli stadi
Durante le tappe nei palazzetti, Achille Lauro ha presentato i prossimi appuntamenti del tour negli stadi “Per sempre noi”. Le date attualmente note includono cinque concerti distribuiti tra giugno 2027 e diverse città italiane:
- 11 giugno 2027 — Stadio San Nicola di Bari
- 15 giugno 2027 — Stadio San Siro di Milano
- 22 giugno 2027 — Allianz Stadium di Torino
- 26 giugno 2027 — Stadio Euganeo di Padova
- 30 giugno 2027 — Stadio Olimpico di Roma
racconto personale: famiglia, fede e fondazione madre
In un’intervista rilasciata a “U” di La Repubblica”, Achille Lauro ha ripercorso alcuni aspetti del proprio passato, soffermandosi su dinamiche familiari e su momenti ritenuti complessi. Ha descritto un clima domestico non semplice, spiegando che la madre ha svolto mille lavori per garantire il mantenimento della famiglia.
Tra i ricordi evocati, l’artista ha raccontato anche dell’abitudine della madre ad accogliere persone prese dalla strada, che vivevano per periodi a casa. Secondo quanto riportato, si è trattato di “vite difficilissime”, con immagini nitide legate alla crescita, in cui quei giovani venivano descritti come figure fraterne e vicine alla quotidianità.
Achille Lauro ha poi ricordato che le circostanze sono diventate ancora più dure, fino alla scelta della madre di rientrare a Verona presso la propria famiglia. In questo passaggio, ha citato l’idea che il seme piantato possa germogliare, collegandola al concetto di una vita che “si regola da sé”. L’artista ha inoltre parlato di fede condivisa, affermando di essere felice del progetto Fondazione Madre, nato con don Giovanni Carpentieri, prete di strada con cui la madre collaborava allora.
ritrovare un filo nel tempo
Nel racconto, Fondazione Madre viene indicata come una riconnessione con il periodo originario, con l’idea che un nucleo di partenza possa tornare attivo dopo il percorso affrontato. Achille Lauro ha presentato questa continuità come un ritorno simbolico, dopo il superamento di esperienze che hanno segnato gli anni successivi.
primi passi nella musica: scrittura a 10 anni e primi silenzi
Ripensando alle origini artistiche, Achille Lauro ha riferito di avere iniziato a scrivere a 10 anni. Ha descritto un metodo basato sul silenzio, spiegando che le canzoni venivano scritte senza parlarne con nessuno. La madre, nel racconto, lo chiamava alle 7 di mattina, trovandolo già sveglio, con la credenza che si fosse appena alzato mentre, in realtà, secondo quanto riferito, non aveva dormito.
L’artista ha poi raccontato che pur avendo scritto, non avrebbe mai dichiarato l’intenzione di fare musica. Solo oltre dieci anni dopo la madre avrebbe scoperto il suo percorso: leggendo un articolo con il suo nome.
Nel dettaglio delle origini del nome d’arte, Achille Lauro ha spiegato che il vero nome è Lauro De Marinis e che la scelta del nome Achille nasce anche da domande ricorrenti: “Lauro come Achille?”. Sullo sfondo è stato collocato un percorso descritto come un passaggio lungo: dieci anni di cambiamenti segnati da fasi turbolente, dall’essere rimasti soli fino all’inizio di una stabilizzazione.
un’infanzia difficile e un vuoto nel nulla
Achille Lauro ha ricostruito anche l’ambiente attorno a lui come privo di elementi considerati positivi, citando mancanza di arte e cultura. Secondo quanto dichiarato, persino piangere era visto come un errore, con frasi riportate in modo diretto: se si piange, sarebbe stato detto, si sarebbe “frocio”. La parte più intensa del periodo viene descritta come pericolosa, con persone finire nei giri sbagli, alcune in galera, altre anche morte. La condizione collettiva viene riassunta come un “buco nero nel nulla”.
amore, famiglia e tempi lunghi
Alla domanda sull’amore, Achille Lauro ha affermato che per l’amore “c’è sempre posto”. Ha però distinto l’affetto dalla scelta di creare una famiglia, descrivendo un modello di convivenza considerato positivo in contrapposizione a dinamiche legate a silenzi, litigi, mancanza di rispetto, menzogne, tradimenti e pianto nascosto.
Secondo quanto riportato, costruire qualcosa di duraturo richiede una disponibilità reale, altrimenti la possibilità viene descritta come un’incapacità di accogliere. L’artista ha collegato questo processo alla responsabilità verso se stesso prima di arrivare alla dimensione familiare: mettere a posto me stesso viene indicato come passaggio necessario.
tempo per legami e figli
Achille Lauro ha poi sottolineato l’esistenza di un tempo per legami e figli. Nel racconto, risulta presente l’idea di una famiglia già considerata “bellissima”, piena di bambini. Sono state inoltre richiamate relazioni familiari allargate: la madre avrebbe cinque sorelle, mentre l’artista avrebbe molti cugini e numerosi nipoti, incluso il figlio del fratello.
La dimensione collettiva viene descritta come concreta nelle riunioni: quando si incontrano, si ritroverebbe un grande numero di persone. Achille Lauro ha anche raccontato il proprio desiderio di organizzare momenti per stare insieme, citando l’idea di avere una casa per tutti.
persone citate nel racconto
Nel racconto compaiono i seguenti riferimenti personali, legati alla storia familiare e alla collaborazione nel progetto citato:
- Achille Lauro
- la madre (indicata come figura centrale del racconto)
- don Giovanni Carpentieri


