Mascherine cinesi Covid prosciolti mediatori italiani e il funzionario Fabbrocini
Nessuna mascherina farlocca, nessuna truffa ai danni dello Stato: l’asse giudiziario sulle forniture di dispositivi di protezione individuale acquistati dalla Cina nella fase più intensa della pandemia si ridimensiona ulteriormente. Dopo la posizione dell’ex commissario straordinario Domenico Arcuri, anche quella del suo stretto collaboratore Antonio Fabbrocini esce dal perimetro penale, con un provvedimento che chiude un ulteriore capitolo della maxi vicenda.
proscioglimento Antonio Fabbrocini e chiusura del perimetro penale
Il giudice dell’udienza preliminare di Roma ha disposto il proscioglimento di Antonio Fabbrocini, dirigente che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di responsabile unico del procedimento nella struttura commissariale. Le accuse mosse nei suoi confronti riguardavano frode nelle pubbliche forniture, falso e abuso d’ufficio.
Le contestazioni si inserivano nell’ambito della maxi inchiesta sugli acquisti di dispositivi dalla Cina: un’operazione complessiva indicata dalla fonte come composta da oltre 800 milioni di pezzi con un valore di più di un miliardo di euro.
accuse e decisioni: prosciolti anche i mediatori italiani
Insieme a Fabbrocini, il provvedimento di proscioglimento ha riguardato tutti i mediatori italiani. Tra questi è indicato l’imprenditore Andrea Tomasi.
Per quanto riguarda ulteriori soggetti coinvolti nella dinamica processuale, il giornalista Mario Benotti è deceduto due anni prima, senza poter assistere al giudizio del gup. La richiesta di processo, secondo la fonte, era stata avanzata per il reato di riciclaggio nei confronti di due indagati minori di origine ecuadoriana.
in origine: favoritismi e gestione informale delle forniture
Secondo l’impianto accusatorio originario, la struttura guidata da Arcuri avrebbe favorito alcuni intermediari privati nella gestione delle forniture, anche attraverso relazioni personali e canali informali. Al centro dell’indagine veniva indicato in particolare un collegamento con mediatori legati all’imprenditore Mario Benotti, accusati di aver sfruttato rapporti privilegiati per ottenere un’esclusiva di fatto nella filiera delle mascherine.
ridimensionamento del quadro: archiviate le contestazioni più pesanti
Nel tempo, il quadro delineato dall’accusa ha subito un progressivo ridimensionamento. Le contestazioni giudicate più gravi, indicate come corruzione e peculato, erano già state archiviate.
percorso dell’inchiesta e ruolo della riforma normativa
Il proscioglimento di Fabbrocini si colloca in un contesto già definito dalla fonte: un’inchiesta avviata nel pieno dell’emergenza Covid, caratterizzata da sospetti su forniture irregolari e da dispositivi ritenuti in alcuni casi non conformi. La vicenda arriva a valle anche di una riforma normativa che ha ridefinito i confini della responsabilità penale nella pubblica amministrazione.
polemica politica e risposta degli enti competenti
Nei giorni scorsi la fonte segnala un nuovo riaccendersi della polemica politica legata alla vicenda. La premier Giorgia Meloni ha accusato il suo predecessore Giuseppe Conte di aver acquistato, tramite il governo, “mascherine farlocche”.
In risposta, l’Agenzia per le Dogane ha ribadito che i dispositivi erano coerenti con le normative vigenti. Nello stesso ambito viene indicato che la Procura di Gorizia, da cui sarebbe partita un’inchiesta parallela per truffa in pubbliche forniture, si era rivolta a un laboratorio non autorizzato.
personaggi citati nella vicenda
La fonte richiama diversi protagonisti della vicenda giudiziaria e del dibattito politico, tra ruoli istituzionali e figure collegate all’iter delle forniture.
- Domenico Arcuri
- Antonio Fabbrocini
- Andrea Tomasi
- Mario Benotti
- Giorgia Meloni
- Giuseppe Conte
