Le quattro s del programma progressista: prima un vero piano per il futuro

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Le quattro s del programma progressista: prima un vero piano per il futuro

L’esito del referendum costituzionale, segnato da una vittoria netta del No, impone una riflessione capace di incidere sulle scelte future. L’attenzione si concentra sulle conseguenze per il fronte progressista, chiamato a trasformare un risultato tattico in una strategia politica stabile. Milioni di elettori hanno bocciato il governo Meloni e ora si apre una fase decisiva: convincere quei votanti della validità delle proposte dell’altro schieramento su temi concreti e riconoscibili.

Il compito risulta complesso anche per un motivo preciso: né il Partito Democratico né il Movimento 5 Stelle possono essere considerati completamente estranei alle responsabilità che hanno accompagnato la deriva antipopolare della politica. Il cambiamento richiesto viene descritto come radicale e orientato a cambiare direzione, soprattutto prima che vengano avviate iniziative politiche più rumorose che strutturate.

programma progressista: salario, sanità, scuola e sicurezza

Prima di scendere in piazza per primarie giudicate chiassose, viene indicata come necessaria la costruzione di un vero programma progressista. La proposta parte da un’idea organizzativa: mettere al centro le cosiddette quattro S, cioè salario, sanità, scuola e sicurezza intesa soprattutto come gestione delle politiche migratorie. Sono questi i campi in cui si gioca, secondo il testo di riferimento, la capacità di presentare soluzioni chiare e persuasive.

salario: potere d’acquisto sotto pressione e ruolo della politica

Sul salario la base informativa viene ricondotta a un elemento strutturale: la globalizzazione avrebbe schiacciato il potere d’acquisto dei lavoratori. In parallelo si sostiene che, nel tempo, i salari reali siano diminuiti in Italia, definendo la dinamica come un caso raro in Europa. Il testo attribuisce questa evoluzione a uno spostamento del mercato del lavoro dalla parte degli imprenditori, che avrebbero incassato profitti rilevanti, con l’inflazione collegata al contesto bellico indicata come ulteriore fattore.

La politica viene presentata come l’unico strumento capace di intervenire per invertire il processo e tutelare il reddito di milioni di lavoratori. Le misure considerate possibili includono strumenti come salario minimo o incrementi automatici. Viene però esclusa l’idea di soluzioni riconducibili a un “salario di Stato” ottenuto con riduzioni contributive o bonus non sostenibili. Il principio ribadito è che gli aumenti “doverosi” debbano essere pagati dagli imprenditori, secondo una logica economica ordinaria.

sanità: crisi del servizio pubblico e necessità di risorse certe

Per la salute intesa come bene pubblico, il testo richiede un fronte progressista più incisivo. L’indicazione centrale riguarda un giudizio netto sulla proposta collegata al disegno di legge n.1741, indicandone la prima firmataria in Schlein. Viene richiamato il quadro concreto della crisi della sanità pubblica: mancanza di personale sanitario e, nello stesso tempo, limitazioni agli accessi alle professioni tramite numero programmato, descritto come una scelta da sospendere per alcuni anni.

Il testo pone anche un tema demografico: la popolazione invecchia, con un aumento della richiesta di servizi sanitari, mentre la spesa pubblica sarebbe stata ridotta. Risultato indicato: le famiglie spendono circa 1.700 euro all’anno di tasca propria per curarsi. In questo contesto viene giudicato inadeguato proseguire con una proposta legislativa formata da pochi articoli che prevede un aumento della spesa sanitaria di 4 miliardi ogni anno, finanziati in modo considerato velleitario tramite crescita economica o recupero dell’evasione. La proposta sarebbe stata bocciata sul nascere, per la natura delle risorse indicate e per la destinazione che si ritiene già assegnata altrove.

La direzione proposta è rapida e concreta: intervenire a favore dei cittadini espandendo la spesa sanitaria pubblica oppure rimborsando quella privata, sia per persone con capacità economica sia per chi ne è privo. I fondi vengono attribuiti a una fiscalità più equa e anche più intelligente. Viene inoltre respinta l’idea di ridurre le tasse con l’effetto di costringere i cittadini a pagarsi le cure: la logica descritta viene definita irrazionale, prima ancora che iniqua.

scuola: risorse e centralità dei docenti

La scuola viene indicata come una terza gamba di un programma economico progressista, con un impatto che coinvolge più di un milione di lavoratori, soprattutto laureati, e milioni di famiglie interessate alla qualità del servizio. Nel testo si afferma che, mentre la spesa sanitaria sarebbe a livelli bassi, per la scuola sarebbe ancora peggio.

Non è sufficiente, secondo l’impostazione proposta, parlare in modo generico di scuola: servirebbe concentrarsi su docenti e sulle loro condizioni economico-professionali, descritte come mortificate in primis dall’azione della politica. La risposta viene presentata come doppia: risorse e cambio di passo, per evitare una scuola che venga letta come una ripetizione nostalgica della riforma Gentile del 1923. L’idea viene collegata alle azioni attribuite al prof. Valditara.

sicurezza e migrazioni: promessa mancata e numeri degli ingressi

La sicurezza intesa come gestione del problema migratorio viene trattata come un terreno in cui il discorso risulterebbe più semplice. Il testo attribuisce alla gestione Meloni un andamento descritto come disastroso per la mancata realizzazione delle promesse. Si riconosce che gli ingressi irregolari sarebbero stati frenati grazie ad accordi definiti discussibili e immorali, ma viene sottolineato un elemento contraddittorio: sarebbe stato aperto un “rubinetto” con 450.000 ingressi regolari autorizzati per motivi di lavoro, indicati come probabili destinati a cambiare natura.

Viene avanzata una domanda retorica che nel testo si trasforma in risposta: un’“onda migratoria meloniana” viene affermata come ipotesi plausibile. Inoltre si menziona lo spreco economico dei CPR in Albania, presentato come ulteriore elemento problematico.

costituzione e voto futuro: convincere gli elettori progressisti

Il testo richiama un principio politico paragonato allo sport: difendersi sarebbe facile, vincere molto più difficile. La difesa della Costituzione avrebbe ottenuto qualche milione di voti a sostegno dei progressisti, qualificandolo come un successo. Per ribaltare l’esito elettorale l’anno successivo, viene indicata la necessità di convincere quegli elettori che la destra post-fascista non sarebbe adatta a governare un Paese come l’Italia.

Oltre all’ideologia, citata come deleteria, la motivazione addotta è legata alle scelte di governo: la premier Meloni viene indicata come responsabile di un fallimento perché non avrebbe servito gli interessi degli italiani, ma quelli di consorterie e corporazioni descritte come capaci di ottenere vantaggi e privilegi. Con la Costituzione considerata “salva”, il testo colloca l’aspettativa dei cittadini nell’attesa delle proposte sui quattro pilastri: salario, salute, scuola e sicurezza. Le primarie vengono poste in secondo piano, considerate procrastinabili.

personalità e riferimenti citati

Nel quadro delle indicazioni e delle proposte vengono menzionati i seguenti soggetti:

  • Giorgia Meloni
  • Elly Schlein
  • Valditara
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