Iran la storia dell’amichevole dimenticata di pasadena quando il calcio sapeva unire

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Iran la storia dell’amichevole dimenticata di pasadena quando il calcio sapeva  unire

Un ricordo calcistico rischia di essere archiviato con leggerezza, eppure conserva un potenziale enorme: la partita del 16 gennaio 2000 al Rose Bowl di Pasadena, quando il Team Melli, cioè la nazionale iraniana, non arrivò da avversario, ma da ospite d’onore. La scelta di Los Angeles non fu un dettaglio turistico: la città ospitava oltre 500mila iraniani, tanto da meritarsi il soprannome “Tehrangeles”, a testimonianza di una comunità radicata nel territorio.

iran team melli al rose bowl 16 gennaio 2000: un contesto unico

La cornice della giornata racconta quanto quell’iniziativa avesse un valore simbolico: allo stadio si presentarono circa 50mila persone, non semplici spettatori. Erano soprattutto esponenti della diaspora iraniana che, per la prima volta, riuscì a riabbracciare la propria bandiera sul suolo americano.

In campo, oltre al significato dell’evento, c’era un livello tecnico riconoscibile anche a distanza di tempo. Tra i nomi citati figurano Ali Daei, Khodadad Azizi e Mehdi Mahdavikia. Il match si concluse 1-1: al gol di Mahdavikia rispose il rigore di Chris Armas. Il risultato, però, passa in secondo piano rispetto ad altri segnali forti: abbracci tra i giocatori, scambio delle maglie senza timore di conseguenze politiche e un clima di festa che avvolse Pasadena.

diplomazia calcistica: progetto nato a parigi, partita diventata possibile

Dietro quell’incrocio di bandiere c’era un progetto costruito con anticipo. L’idea venne fatta maturare circa due anni prima, in un salotto di Parigi. Il momento di attenzione politica era già acceso: solo poco prima, a Lione, l’Iran aveva battuto gli USA 2-1 in una sfida considerata tra le più cariche sul piano politico nella storia del calcio.

Il quadro internazionale entrò in gioco anche grazie a un intervento incentrato sui rapporti tra Stati. Bill Clinton parlò di un passo verso la fine dell’“estraniamento” avviato dopo la Rivoluzione del 1979. In quello scenario si collocò l’incontro tra Hank Steinbrecher, Segretario Generale della US Soccer, e Mehrdad Masoudi, responsabile comunicazione dell’epoca per la federazione canadese iraniana.

steingbrecher e masoudi: l’obiettivo era avvicinare iran e stati uniti

L’idea nasceva dalla convinzione che lo sport potesse rappresentare un ponte. Il paragone con la cosiddetta diplomazia del ping-pong veniva evocato come esempio di dialogo mediato dallo sport tra USA e Cina negli anni ’70. Nel caso specifico, l’intento era avvicinare Iran e Stati Uniti attraverso la cornice calcistica.

ostacoli: burocrazia, politica e rinvii mancati

Nel 1999, il percorso verso la partita subì una frenata. La difficoltà principale non era solo tecnica: la questione risultava burocratica e con un’impronta politica determinante. Gli Stati Uniti richiedevano l’obbligo di schedatura per ogni calciatore iraniano, con fotografia e rilievi delle impronte digitali al momento dell’arrivo in aeroporto a Chicago.

il divieto imposto e la deroga finale

Masoudi ricordò che si trattava di un vincolo considerato inaccettabile. La posizione fu netta: se la procedura fosse stata comunicata all’Iran, l’intera iniziativa sarebbe stata cancellata. Il contratto era stato firmato a condizione che quel requisito non si verificasse.

Secondo Steinbrecher, dopo settimane di resistenza dei funzionari del Dipartimento di Stato arrivò una deroga in modo repentino, a pochi giorni dalla partenza. La spiegazione proposta indicava un intervento deciso in alto: “l’ordine arrivò dai vertici dell’amministrazione clinton”, senza una catena di comando ricostruita con precisione, ma con la sensazione che la scelta fosse partita da livelli molto elevati.

sensibilità religiosa e sponsor alcolici: nessuna rinuncia

Oltre alla burocrazia, comparve un altro ostacolo potenziale legato al contesto della gara. Si discusse della possibilità che la sponsorizzazione di alcolici potesse offendere la sensibilità religiosa di qualcuno. Il riferimento indicato riguardava Anheuser–Busch, collegata al marchio Budweiser.

Alla vigilia della partita, la federazione calcistica statunitense propose di cambiare sponsor. La risposta arrivò dagli iraniani con un atteggiamento improntato a pragmatismo: la cancellazione di un evento poteva generare una perdita di reputazione agli occhi degli sponsor. Questa posizione fu attribuita a Safei Farahani, allora presidente federale iraniano, con il racconto riportato da Masoudi, presente alla riunione.

tensione politica in iran: equilibrio necessario fino all’ultimo

Superati gli scogli statunitensi, il progetto si confrontò con la complessità interna del potere iraniano. La volontà del presidente riformista Mohammad Khatami non risultava la sola voce in grado di incidere sulle decisioni. Nel momento in cui la squadra stava preparando i bagagli, a Teheran esplose un’ulteriore crisi politica interna, capace di mettere in dubbio la spedizione fino all’ultimo istante.

La partenza fu resa possibile grazie a un fragile equilibrio tra le fazioni, condizione che permise al Team Melli di decollare verso una tournée definita storica, con amichevoli contro Ecuador,

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Categorie: Calcio e Sport

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