Impatto del genocidio israeliano sulle donne e sulle bambine della striscia di gaza

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Impatto del genocidio israeliano sulle donne e sulle bambine della striscia di gaza

La situazione nella Striscia di Gaza ha assunto una gravità estrema sul piano della salute sessuale e riproduttiva, con effetti che si estendono alla maternità, al periodo neonatale e alla possibilità stessa di ricevere cure essenziali. Fonti internazionali riportano una progressione di danni sanitari, aggravata da sfollamenti, carenze prolungate e ostacoli persistenti all’ingresso di beni indispensabili. Il quadro descritto evidenzia ricadute sistemiche su donne e bambine, collegandole a una perdita di capacità del sistema sanitario e a limitazioni che continuano a incidere anche dopo fasi di tregua.

salute sessuale e riproduttiva a gaza: distruzione del sistema e atti vietati

Nel marzo 2025 la Commissione indipendente d’inchiesta sul Territorio palestinese occupato (inclusa Gerusalemme Est) e su Israele ha concluso che le autorità israeliane avrebbero distrutto sistematicamente e deliberatamente il sistema di salute sessuale e riproduttiva della Striscia di Gaza. Secondo la Commissione, tale condotta rientrerebbe in due atti vietati dalla Convenzione sul genocidio: da un lato l’inflizione intenzionale di condizioni di vita finalizzate alla distruzione fisica delle persone palestinesi; dall’altro l’imposizione di misure volte a impedire le nascite.

impatto del genocidio sulla salute delle donne e delle bambine

Una ricerca di Amnesty International, basata su numerose testimonianze, descrive come, negli ultimi 29 mesi, l’effetto combinato del perdurante genocidio abbia portato donne e bambine della Striscia di Gaza “sull’orlo del baratro”. Le ripercussioni vengono delineate su più livelli e collegate alla deliberata imposizione di condizioni di vita orientate a distruggere la vita delle persone palestinesi.

condizioni di vita, collasso dei servizi e peggioramento delle patologie

Tra gli elementi riportati figurano:

  • sfollamenti di massa
  • collasso del sistema di salute riproduttiva, materna e neonatale
  • interruzione dei trattamenti per malattie croniche, tra cui i tumori
  • esposizione elevata a malattie e condizioni di vita pericolose e prive di dignità
  • danni profondi alla salute fisica e mentale

restrizioni a beni e materiali indispensabili

Le conseguenze vengono aggravate dalle limitazioni, ancora in corso, all’ingresso di prodotti fondamentali per la sopravvivenza della popolazione civile: cibo, medicine, attrezzature e strumentazioni mediche, materiali per la costruzione dei rifugi e mezzi per la depurazione delle acque e per la rimozione delle macerie, oltre a ordigni inesplosi e rifiuti.

parto e post-parto sotto pressione: assistenza limitata e mancanza di servizi

Le testimonianze raccolte descrivono condizioni in cui le donne vengono costrette a partorire senza adeguata attenzione medica, a portare avanti gravidanze e a trascorrere il periodo post-parto in luoghi sovraffollati e pericolosi. Vengono citate anche fame, malattie e traumi in assenza di privacy e protezione, senza accesso a servizi essenziali e con l’obbligo di occuparsi contemporaneamente di altre persone.

centri sanitari non funzionanti e carico sui pochi reparti attivi

Secondo Organizzazione mondiale della sanità e Health Cluster, almeno il 60 per cento dei centri che forniscono cure mediche nella Striscia di Gaza non è funzionante. Ciò crea un’enorme pressione sui pochi centri rimasti aperti e, in misura ancora maggiore, su quelli che offrono cure di emergenza e assistenza ostetrica.

cessate il fuoco e scorte medicinali in esaurimento

Anche dopo un “cessate il fuoco” e un aumento dell’ingresso degli aiuti, il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità segnala che le scorte del 46 per cento dei medicinali essenziali risultano a zero. Tra le categorie indicate rientrano medicine per favorire e gestire le contrazioni, farmaci per curare le emorragie durante e dopo il parto, terapie per infezioni e malattie respiratorie, oltre a prodotti per anestesie e mitigazione del dolore.

carenze alimentari e rischi sanitari per gravidanza e allattamento

Dal cessate il fuoco, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione e i partner avrebbero fornito quantità rilevanti di medicinali e materiali, ma i bisogni rimangono alti e coperti solo parzialmente. La Classificazione integrata per fasi della sicurezza alimentare stima che 37 mila donne incinte e in fase di allattamento rischieranno malnutrizione acuta e necessiteranno cure mediche prima della metà di ottobre.

dichiarazioni del personale medico e condizioni cliniche riportate

Il personale medico intervistato da Amnesty International afferma che, anche dopo il cessate il fuoco, molte donne che hanno partorito avrebbero sofferto per la estrema limitatezza di cibo, medicine e sostanze nutrienti per gran parte della gravidanza e anche dopo il parto. Viene riportato che la maggior parte delle donne in procinto di partorire soffriva di anemia legata alla malnutrizione, oltre a malattie trasmesse dall’acqua, vaginiti e altre infezioni causate dall’acqua inquinata o da condizioni igieniche insalubri.

Si segnala inoltre che spesso gli operatori non riescono a svolgere gli screening necessari per mancanza di attrezzature e che, in alcuni casi, ricorrono a prodotti anestetici scaduti.

aumento delle condizioni di salute nell’ultimo periodo

Secondo le informazioni raccolte, negli ultimi 29 mesi il genocidio israeliano avrebbe determinato un aumento esponenziale di molteplici condizioni, tra cui: nascite premature e sottopeso; perdite di peso e malnutrizione nelle donne in gravidanza e allattamento; ansia pre-parto e depressione post-parto; deficit respiratori in gravidanza dovuti a freddo e inquinamento, con deficit analoghi nei neonati per diverse cause come prematurità e insufficiente sviluppo polmonare, insieme alle precarie condizioni di salute delle madri sia durante la gravidanza sia dopo la nascita.

cure neonatali e incubatrici: limiti strutturali e sovraffollamento

Le condizioni dei reparti neonatali risultano critiche. Presso l’ospedale al-Halou sono presenti 12 incubatrici, sei destinate a

L’impatto del genocidio israeliano sulle donne e sulle bambine della Striscia di Gaza

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