Il teatro riscopre la musicalità del corpo: a Torino con Percorsi Nomadi
Esiste un teatro che mette al centro il canto senza cedere al modello del musical o delle opere liriche. Nei progetti contemporanei, al canto si aggiunge spesso la parola recitata o narrata e un forte accento sul movimento, ovvero sul corpo considerato strumento centrale. In questo panorama, l’attenzione si propone in modo, diremmo, incarnato: una musicalità che attraversa la scena e la performance, senza limitarsi a una funzione puramente musicale.
musicalità incarnata nel teatro contemporaneo
la musicalità incarnata riguarda la relazione tra corpo e voce come elemento fondante della messa in scena. si tratta di trasformare la prosa in poesia e l’azione scenica in una forma di danza, dove corpo-voce e ritmo guidano la gestualità e la parola. questo approccio richiama un’idea di teatro dove la musica non è semplice accompagnamento, ma componente autonomamente significativa della produzione.
Nel discorso storico, la regia emerge come momento cruciale: si concepisce lo spettacolo come un’opera d’arte centrata sul movimento, capace di assumere una forma non ordinaria e non omologata. tra le figure di riferimento, si segnalano pioni come Gordon Craig, influenzato anche da Isadora Duncan, e l’uso di paraventi mobili, gli screens, per ridefinire lo spazio scenico.
Dal coevo Appia si concentra l’attenzione sul movimento dell’attore/danzatore, inteso come ritmo capace di offrire una metrica poetica all’intera prestazione. la tendenza è accompagnata da studi pedagogici che hanno operato sul corpo come veicolo musicale, come nel caso della Ritmica di Émile Jaques-Dalcroze, ispirazione rilevante per molti maestri della regia. l’idea è che l’attore, in quanto essere corporeo, contenga in potenza la musica, e che la sua autonomia creativa possa emergere liberata da una subordinazione al testo o al suono.
Questo orizzonte è stato accompagnato da ricerche della danza, tra cui Rudolf von Laban e la nozione di danza libera, che ha posto l’accento sull’autonomia del corpo nella scena. nel passaggio tra il secolo scorso e il novecento, la scena ha così intrecciato temporalità e dinamica, dando origine a una tradizione in cui la musica, la parola e il movimento coesistono come componenti interdipendenti.
radici e traiettorie della rivoluzione musicale
Dal lavoro di Stanislavskij sul temporitmo delle azioni fisiche alle sperimentazioni sul dinamoritmo nel mimo corporeo, passando per il ruolo del regista musicista e le esperienze del Teatro povero, si è costruita una mappa che connette la parola cantata, la musica e la scena. tra i contributi citati, emergono prove che collegano il teatro a una visione musically integrata, capace di far risuonare la scena come mousiké – poesia, canto, danza e suono in un’unica tessitura.
un profilo di evoluzione estetica
Il cammino mostra come le pratiche contemporanee non temporeggino tra tradizione e innovazione, ma ne raccolgano la lezione per rigenerare l’arte dell’interprete. si comprende, così, che la musica non è solo accompagnamento ma risorsa operativa della presenza scenica, in un dialogo continuo tra figura e pulsazione musicale.
progetti odierni e realtà affini
Nel panorama odierno, diverse realtà hanno integrato la prospettiva della musicalità incarnata in progetti pubblici e rassegne, mantenendo saldo l’elemento del corpo come centro della performance. tra le esperienze citate, si contano iniziative che hanno valorizzato ensemble piccoli e radicati nelle pratiche di laboratorio, con una attenzione costante all’eco della musica nella scena.
Nel contesto di Percorsi Nomadi III-Embodied Musicality, le figure che guidano la riflessione si intrecciano con percorsi di ricerca, mettendo al centro pratiche che associano canto, parola e movimento.
- Domenico Castaldo — LabPerm
- Thomas Richards — Theatre No Theatre
- Raúl Iaiza — Regula Teatro/Laudesi
- Oliviero Ponte di Pino
- Gabriele Vacis
- Clemente Tafuri
- Agata Tomsic
- Davide Sacco
- Diego Pileggi
- Carmelo Bene
- Leo de Berardinis
