Enzo Bianchi movimento pacifista indebolito papa serve una parola più chiara

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Enzo Bianchi movimento pacifista indebolito  papa serve una parola più chiara

Tra pentole e spezie, la giornata di Enzo Bianchi si trasforma in un punto di osservazione privilegiato su pace, informazione e quotidianità. A Casa della Madia e dentro i ritmi personali tra cucina, studio e preghiera, il fondatore della Comunità di Bose torna ai fornelli dopo problemi di salute recenti e rilancia un’idea netta: la protesta non può restare ferma alle forme tradizionali, mentre i conflitti continuano a produrre vittime.

enzo bianchi e il ritorno ai fornelli

Nel periodo appena trascorso, Enzo Bianchi ha rischiato la vita a causa di gravi problemi di salute. A distanza di una giornata dedicata a padre David Maria Turoldo, organizzata a Casa della Madia, la sua routine riprende con la stessa intensità: cucina e cella scandiscono il tempo tra studio, preghiera, lettura attenta dei quotidiani e contatti con amici credenti e non credenti provenienti da ogni parte del mondo.

Con maglione rosso, giacca e la penna nel taschino, oltre a scarpe comode e barba bianchissima curata nello stile stubble, Enzo Bianchi viene riconosciuto anche dalla voce. Il gulasch preparato riporta alla memoria un apprendimento in Ungheria, sul lago Balaton: “Sente, senta che profumo…”. Sul tavolo compaiono paprika, cumino, aglio, pomodoro e i quotidiani.

La cucina, per lui, è anche relazione: i piatti cambiano secondo gli incontri con i popoli. Oltre al gulasch, vengono citati piatti turchi e spesso preparazioni indiane e cinesi come scelta di varietà che “arricchisce” e apre possibilità di dialogo.

pacifismo indebolito e protesta che perde efficacia

onde di entusiasmo e oblio dopo i fatti di cronaca

Alla richiesta su un’assenza di reazioni rispetto ai nuovi conflitti, Enzo Bianchi risponde che il pacifismo si è molto indebolito. Nel suo racconto, il movimento segue ondate di entusiasmo legate alla cronaca, per poi cadere in un periodo di oblio. Il riferimento alla Palestina è diretto: di fronte al genocidio di Gaza si è registrato un coro di proteste, mentre in seguito non se ne vedono più.

Viene richiamata la memoria personale: la sua generazione e quella degli anni Settanta erano abituate ai cortei, ma oggi affiora un senso di stanchezza. La domanda centrale diventa educativa: le manifestazioni, secondo la sua lettura, generano davvero educazione alla pace e alla non violenza? Il giudizio espresso è che questo effetto non appare evidente.

ignoranza diffusa sulle guerre fuori dai riflettori

Un altro fattore indicato riguarda l’ignoranza. Nonostante la presenza di guerre in luoghi come la Repubblica Democratica del Congo, i territori tra Pakistan e Afghanistan e il Sudan, la loro conoscenza risulterebbe limitata e poco mediatizzata.

Secondo Enzo Bianchi, i grandi giornali italiani soffrono di una sorta di “glaucoma”: restringono il campo visivo e faticano a guardare le periferie del mondo. In parallelo, viene riportata una frase attribuita a Papa Francesco: “Fratel Enzo, perché nessuno parla delle periferie?”.

prese di posizione sui conflitti e lettura delle dinamiche geopolitiche

aspettative su papa leone xiv e interventi più chiari

Alla domanda su una possibile presa di posizione diversa da parte di Papa Leone XIV, Enzo Bianchi dichiara di aver auspicato parole più chiare sia sul conflitto palestinese sia, in quel momento, sull’Iran.

La posizione riportata è interpretativa e politica: l’atteggiamento descritto riguarda un’aggressione attribuita agli Stati Uniti e, all’interno dello scenario, l’idea che i fatti coinvolgano un assalitore identificato in Donald Trump. Nel racconto, viene menzionato anche che Prevost si è espresso più volte per la pace e per la fine della guerra tra i contendenti, mentre qui la dinamica viene presentata come sbilanciata.

retorica religiosa e rischio di scontro tra estremismi

Il tema della retorica religiosa viene affrontato con l’idea di una lotta tra estremismi cristiani, ebrei e islamici. Enzo Bianchi specifica che si tratterebbe di una guerra “religiosa” con dosi di cristianesimo americano e non di cattolicesimo, insieme a un ebraismo religioso.

Il riferimento storico porta a papa Giovanni Paolo II, citato per il lavoro svolto perché il cristianesimo non diventasse parte dei contendenti verso l’Islam. Viene ricordato anche un contesto legato all’epoca della guerra del Golfo.

Il racconto richiama Ronald Reagan, che avrebbe parlato di crociata cristiana, mentre altri avrebbero evocato una crociata anticristiana. In questa cornice, si afferma che Giovanni Paolo II abbia impedito lo scontro e che, da allora, la Santa Sede non possa “tornare indietro”.

inizative sull’anticristo e timore di espansione

Domenica 15 marzo, in Italia, arriva la notizia di Peter Thiel impegnato in una lezione sull’Anticristo. Alla domanda sulla preoccupazione per iniziative di questo tipo, Enzo Bianchi risponde affermando che, pur riconoscendo l’esistenza di un grido incontrollato e forsennato, ritiene che non lascerà traccia e non avrà possibilità di allargarsi.

La spiegazione offerta riguarda l’idea di un tentativo che vorrebbe cambiare la sostanza del cristianesimo, evocando “un altro Vangelo”.

carrello della spesa, caro petrolio e qualità del cibo

Enzo Bianchi osserva anche la dimensione materiale: il caro petrolio, collegato ai costi, rischierebbe di riflettersi direttamente sul carrello della spesa. La sua osservazione nasce dal guardare ciò che acquistano le persone, non come curiosità, ma per capire cosa mangiano.

Nel racconto emerge che si comprano prodotti sempre più scadenti e di scarsa qualità per la pressione economica dovuta alla mancanza di denaro. Le difficoltà vengono attribuite soprattutto a ceto basso e ceto medio, mentre per i ricchi non cambierebbe nulla.

Un episodio viene raccontato con precisione: a Milano e a Torino, in due negozi, sono state vendute cinque acciughe a venticinque euro, acquistate da chi le utilizza come antipasto.

vivere la pace nel quotidiano e promuovere letture

Alla richiesta su cosa suggerire a chi passa dalla Madia e ai lettori, Enzo Bianchi indica una strada pratica: vivere la pace nel quotidiano. L’indicazione si sviluppa in famiglia, con l’impegno a imparare a non usare violenza nel parlare e nei pensieri.

Sul piano culturale, evidenzia che la letteratura dedicata alla pace in Italia non manca, richiamando figure come Aldo Capitini ed Ernesto Balducci. Secondo lui, servirebbe che nelle biblioteche si organizzassero letture sul tema e seminari.

ricovero d’urgenza, paura della sofferenza e stato di pace

Prima dell’ultima domanda, la situazione di salute viene ripresa: nelle ultime settimane Enzo Bianchi è stato ricoverato d’urgenza ed è stato “ad un passo dalla morte”. La reazione in quelle ore viene descritta come paura della sofferenza e terrore del dolore. Il medico, nel racconto, avrebbe chiarito che per età e condizione fisica avrebbe potuto non farcela.

Viene riferita una frase decisiva: “Se ha qualcosa da dire ai suoi cari lo faccia”. Da quel momento Enzo Bianchi afferma di essere entrato in uno stato di pace. Il passaggio successivo consiste nell’aver guardato la propria esistenza, dichiarando contentezza per come ha vissuto e per ciò che ha fatto. La morte, in quel momento, non risultava più centrale: “È arrivato il tempo del riposo”.

Nel racconto il ricovero diventa un “viaggio” accompagnato dalla fede. Il Signore viene descritto come sentito accanto, e resta un sentimento di rammarico: pensare di lasciare un mondo peggiore rispetto a quando è nato.

gulasch, profumi e parola finale in cucina

La conclusione riporta al gesto culinario: il profumo delle cipolle e della paprika (“dolce e piccante”, precisa fratel Bianchi), del cumino e della carne prende il posto delle parole. La cottura viene seguita da fratel Maurizio che “sfuma il tutto con un mestolo”, ma l’ultima parola torna a Enzo.

Il consiglio finale è pratico: “Mi raccomando, aggiungiamo brodo man mano che si asciuga. Dovete imparare a farlo…”.

figure citate nel racconto

  • Enzo Bianchi
  • padre David Maria Turoldo
  • Francesco (Papa Francesco)
  • Papa Leone XIV
  • Donald Trump
  • Prevost
  • Ronald Reagan
  • Giovanni Paolo II (Papa Giovanni Paolo II)
  • Peter Thiel
  • Aldo Capitini
  • Ernesto Balducci
  • fratel Maurizio
Enzo Bianchi: “Il movimento pacifista si è indebolito. Da Papa Leone XIV avrei voluto una parola più chiara sui conflitti in corso”

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