Ecocidio guerre: come i conflitti distruggono anche il pianeta e restano invisibili

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Ecocidio guerre: come i conflitti distruggono anche il pianeta e restano invisibili

Le cronache di guerra, da Gaza all’Ucraina, fino ai conflitti in Iran, raccontano morti e distruzioni su vasta scala. Accanto a ciò, emerge un elemento spesso trascurato: la trasformazione del territorio in un luogo non più vivibile, fenomeno associato all’ecocidio. L’impatto non riguarda soltanto il presente, ma continua a propagarsi nel tempo, attraverso contaminazioni, perdita di risorse e conseguenze sul clima.

ecocidio e distruzione ambientale: il danno che le guerre lasciano sul territorio

Il concetto di ecocidio viene collegato all’eliminazione sistematica di forme di vita e alla conseguente rendere inabitabile la terra. Le guerre, oltre alle violenze dirette, producono un effetto di lungo periodo sul piano ecologico: alterazioni permanenti dell’ambiente, contaminazioni e perdita di capacità produttive locali.

guerra in vietnam: erbicidi, napalm e danni che durano nel tempo

Un caso storicamente noto è quello legato all’uso dell’agente arancio e del napalm durante la guerra in Vietnam, impiegati per individuare e contrastare i combattenti. Nel racconto viene richiamato anche che l’uso di armi chimiche sarebbe stato vietato, mentre l’attenzione si concentra soprattutto sui risultati ambientali ottenuti.

In quel contesto, nel periodo di dieci anni citato, sarebbero stati irrorati 76mila metri cubi di erbicida su 22mila kmq di giungla, con danni permanenti a quasi cinque milioni di persone. Inoltre, si evidenzia che ancora dopo più di cinquant’anni esistano aree contaminate nel territorio vietnamita.

gaza e il modello della terra bruciata: autosufficienza agricola e risorse compromesse

Tra gli esempi citati, Gaza viene presentata come caso particolarmente emblematico non perché le altre guerre in corso non producano danni ambientali, ma perché nella ricostruzione del quadro viene descritta l’adozione di una strategia di terra bruciata con l’obiettivo di privare la popolazione dei mezzi di sussistenza rimasti. L’impatto si traduce nella compromissione delle capacità agricole e nella gravità del degrado dei suoli.

percentuali di terreni agricoli accessibili: i dati riferiti all’onu

Secondo quanto viene riportato, un articolo del settembre precedente del The Guardian riporta un’indicazione dell’Onu: nonostante l’elevata densità abitativa, Gaza sarebbe stata in gran parte autosufficiente per verdura e pollame e capace di soddisfare una quota significativa della domanda per olive, frutta e latte. Dopo l’evoluzione del conflitto, però, risulterebbe che solo l’1,5% dei terreni agricoli rimasti sia accessibile e intatto, pari a circa 200 ettari, descritti come l’unica area direttamente disponibile per nutrire più di 2 milioni di persone.

inquinamento da detriti e rifiuti e impatto sulle acque sotterranee

Accanto alla perdita di suolo, viene richiamato l’inquinamento legato a detriti e rifiuti: si indica un quantitativo di 107 kg per metro quadrato in superficie. Viene inoltre segnalato un danno anche alle acque sotterranee, con effetti che si sommano alla riduzione delle aree coltivabili.

costo della ricostruzione e priorità mancanti: dall’ambiente alla spesa economica

Il danno ambientale legato ai conflitti non si esaurisce nella distruzione immediata: nel quadro presentato, viene evidenziato anche il costo delle risorse necessarie per la ricostruzione di ciò che è stato abbattuto o eliminato. Nel caso dell’Ucraina, viene citata una stima della Banca Mondiale che quantifica il costo della ricostruzione in 588 miliardi di dollari.

Il tema viene impostato come una questione di priorità nell’impiego di risorse: una somma di tale entità, secondo l’impostazione del testo, potrebbe essere destinata a interventi nel campo della protezione dell’ambiente.

guerra e clima: emissioni, gas serra e impatto sul riscaldamento globale

Le guerre vengono collegate anche all’aumento del riscaldamento globale tramite l’immissione di gas serra. In quattro anni di guerra in Ucraina sarebbero state immesse in atmosfera oltre 311 milioni di tonnellate di gas serra, con un confronto indicato nel testo con la produzione annuale di un paese industrializzato come la Francia.

Viene inoltre riportato che l’invasione dell’Iran, indicata come avvenuta in due settimane, avrebbe provocato il rilascio di 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

consumi militari ed emissioni: il peso delle forze armate nel totale globale

Nel quadro presentato, anche senza considerare la sola dimensione bellica diretta, viene sottolineato che gli eserciti consumano e generano emissioni. L’esercito statunitense viene indicato come primo consumatore di petrolio al mondo, con 280 milioni di tonnellate di CO2 all’anno secondo i dati richiamati.

Il Conflict and Environment Observatory, centro studi britannico citato nel testo, stimerebbe che le forze armate del mondo producano circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. Nonostante questo, si evidenzia che, per il ruolo degli Stati e per specifiche esenzioni legate alla rendicontazione obbligatoria dell’accordo di Parigi, le emissioni degli eserciti sarebbero escluse dall’obbligo di segnalazione.

personaggi e citazioni presenti nel testo

  • Robert Duvall
  • Francis Ford Coppola
Le guerre non uccidono solo gli uomini, ma anche il pianeta: l’ecocidio di cui nessuno parla

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