Di Trump: export italiano verso gli Usa non cala e aumentano le merci cinesi in Italia

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Di Trump: export italiano verso gli Usa non cala e aumentano le merci cinesi in Italia

Le esportazioni italiane hanno retto alle misure tariffarie statunitensi introdotte durante l’amministrazione Trump. Secondo un Rapporto sulla competitività dei settori produttivi pubblicato dall’Istat, la crescita complessiva delle vendite oltreconfine non risulta ridotta: la bilancia commerciale del 2025 chiude con un surplus di 50 miliardi, due miliardi in più rispetto al 2024. Sullo scenario pesa soprattutto un effetto di rimbalzo verso l’Europa: le tariffe statunitensi sembrano aver favorito una più ampia penetrazione cinese nel mercato europeo e, in particolare, in quello italiano.

dazi trump e export italiano: risultati meno negativi delle attese

L’Istat segnala che l’imposizione di dazi aggiuntivi ha prodotto effetti ancora poco diffusi. La maggioranza delle imprese che vendevano negli Stati Uniti non avrebbe registrato variazioni rilevanti nelle quantità e nei prezzi dei beni esportati. Anche l’orientamento strategico verso i mercati esteri risulterebbe, per gran parte delle aziende, sostanzialmente invariato.

Le restrizioni tariffarie avrebbero inoltre inciso meno del previsto anche sulla traiettoria delle esportazioni. Nel 2025 la dinamica degli scambi in valore risulta positiva: +3,3% per l’export e +3,1% per l’import. Nei confronti degli Stati Uniti il dato evidenzia incrementi: +7,2% per l’export e +35,9% per l’import.

Un confronto che, nell’analisi, mette in evidenza differenze rilevanti rispetto ad altri grandi Paesi Ue: l’export tedesco verso gli Usa registra -9,4% nel 2025, quello spagnolo -9,7%, mentre la Francia mostra -0,9%.

chi subisce l’impatto: settori legati agli usa come primo mercato

Pur in presenza di segnali contenuti sul quadro generale, l’Istat individua un effetto dei dazi nel rallentamento della crescita in specifici comparti. In particolare, sarebbero state le imprese con gli Usa come principale destinazione a risentire maggiormente delle tariffe.

settori più esposti e mancata crescita delle vendite

Il rapporto indica un impatto soprattutto nel comparto dei Mobili e, in misura minore, in Abbigliamento, Alimentari e Prodotti in metallo. Per queste aree, Istat parla di una mancata crescita delle vendite complessiva pari a 1,5 miliardi di euro.

Nonostante ciò, solo un’impresa su venti pianifica investimenti in nuovi impianti produttivi negli Usa, segnalando un atteggiamento prudente rispetto all’espansione industriale sul mercato statunitense.

export manifatturiero: crescita concentrata in pochi settori

Analizzando la componente manifatturiera, che rappresenta circa l’80% delle vendite di beni all’estero, l’Istat evidenzia che l’aumento delle esportazioni non si distribuisce in modo uniforme. La crescita sarebbe concentrata in un numero ristretto di aree: Farmaceutica, Mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e metallurgia, con incrementi nel 2025 compresi tra +16,5% e +28,5%.

Secondo l’analisi, proprio questi comparti—in particolare i primi due—avrebbero trainato l’export italiano verso gli Usa. Nello stesso contesto, sarebbero anche tra le principali leve dell’aumento dell’import: la farmaceutica registra +35,5%.

cina più forte in europa: rimbalzo delle esportazioni oltre usa

Un altro effetto collegato alle tariffe riguarda il rapporto commerciale con Pechino. Nel quadro descritto dall’Istat, la riduzione delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti—legata al calo di produzione connesso al mutamento della domanda—si sarebbe riversata in Europa. Il dato complessivo mostra un incremento: +17,2% nel 2025 e +20,1% nel comparto manifatturiero, su livelli definiti dall’Istat “più elevati di sempre”.

crescita più marcata in italia rispetto all’ue

L’andamento italiano risulterebbe più accentuato rispetto ad altri Paesi Ue. La quota della Cina sulle importazioni complessive dell’Italia nel 2025 risulta la più alta tra le maggiori economie dell’Unione: 10,3%, contro 7,5% della Germania e 6,6% della Francia.

Il rapporto non riguarda soltanto beni finali: aumentano anche gli acquisti di input intermedi di origine cinese destinati alle fabbriche italiane. La crescita indicata è pari a +60% dal 2017.

cina come fornitore strategico e dinamica dell’import

Nel triennio 2023-2025 la Cina si consolida come primo fornitore di prodotti a valenza strategica per il sistema industriale dei principali Paesi dell’Ue, con una quota del 9,3% del valore totale; per l’Italia la quota sale all’11,3%.

Se l’import cresce, le esportazioni italiane verso la Cina nel 2025 calano del 6,6%, un valore inferiore a quello tedesco (-9,7%) ma superiore a quello francese (-1,5%). In controtendenza la Spagna registra +7,2%.

mercato extra-ue e rischi geopolitici: esposizione elevata

L’Istat colloca l’Italia tra i Paesi europei con maggiore dipendenza dalla domanda extra-Ue. Nel 2025 l’Italia pesa per il 48,2% sulle esportazioni nazionali, la quota più alta tra i partner europei considerati. La quota riferita alla domanda statunitense è indicata pari al 10,8%.

La forza del surplus commerciale è collegata anche alla posizione dell’Italia come acquirente netto nei confronti dell’area Ue, mentre il saldo complessivo risulta sostenuto dall’ampiezza degli scambi con il resto del mondo.

Questa struttura rende l’economia italiana più vulnerabile ai rischi geopolitici. Nel rapporto viene citato, come riferimento, il peso delle aree di instabilità: per esempio, il Golfo Persico—in guerra secondo l’ipotesi richiamata—vale oltre 25 miliardi di euro di export annuo.

Il rischio, secondo l’Istat, risulta ancora più cogente per le importazioni. La quota dell’import strategico italiano proveniente direttamente da Paesi con rischio politico medio o alto si attesta a circa il 60%.

austerità e modello export-led: redditi, import e surplus

Il rapporto collega la vocazione export-led e la forte proiezione verso i mercati extra-Ue a effetti positivi sulla crescita, soprattutto durante l’era della globalizzazione. Nel periodo 2000-2024 il contributo della domanda estera netta alla crescita del Pil italiano risulta positivo, ma in quantità circa metà rispetto a quanto osservato per Germania e Spagna.

dal 2011: dinamica import sostenuta dalla debolezza interna

Dopo il 2011, anno della crisi europea e dell’avvio dell’esperienza di governo indicata nel testo, l’effetto positivo della domanda estera netta si sarebbe accompagnato soprattutto a una modesta dinamica delle importazioni. Il meccanismo viene ricondotto alla debolezza della domanda interna.

In termini descrittivi, il passaggio evidenzia che l’austerità avrebbe ridotto i redditi disponibili, con conseguente crollo delle importazioni. Questo elemento avrebbe contribuito a rafforzare il surplus con l’estero, ottenuto principalmente fuori dall’Europa.

Nel contesto attuale di instabilità geopolitica globale, viene indicata la possibile necessità di un riposizionamento delle imprese italiane dai mercati extra-Ue verso quelli interni, lasciando però aperta la criticità di un’erosione significativa del surplus che ha sostenuto la dinamica economica negli ultimi quindici anni.

quadro sintetico dei principali numeri 2025

  • surplus commerciale 2025: 50 miliardi, +2 miliardi rispetto al 2024
  • export 2025: +3,3% e import 2025: +3,1%
  • export verso gli usa 2025: +7,2% e import dagli usa 2025: +35,9%
  • quota cina sulle importazioni italiane 2025: 10,3%
  • import strategico italiano da paesi a rischio politico medio o alto: ~60%
I dazi di Trump non riducono l’export italiano verso gli Usa, ma spingono le merci cinesi verso l’Italia
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Categorie: NewsEconomia

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