Dejan Savićević il genio che ad Atene sconfisse il Dream Team con un pallonetto impossibile

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Dejan Savićević il genio che ad Atene sconfisse il Dream Team con un pallonetto impossibile

Una domenica può cambiare tutto: un attimo di meraviglia, un altro di frustrazione, e poi un gol capace di ribaltare il racconto. Nel 1996, quando Dejan Savicevic vive una delle giornate più emblematiche della carriera, il soprannome “Il Genio” smette di essere soltanto un modo di dire e diventa la sintesi di un calcio fatto di inventiva, precisione e gesti fuori scala.

dejan savicevic: “il genio” e la domenica che accende il milan

Dopo un periodo complicato, segnato da una sconfitta in un derby e da un’eliminazione sanguinosa dalla Champions contro il Bordeaux sotto i colpi di Dugarry, Savicevic si prende il Milan sulle spalle. Il 24 marzo 1996, contro il Parma allenato da Nevio Scala, la partita assume i tratti di una vera dichiarazione d’intenti.

La gara nasce anche con tensioni: Savicevic prova a scrollarsi di dosso un avversario scazzottando Sensini mentre il punteggio è ancora zero a zero, venendo poi graziato da Collina. Da lì in avanti, la qualità esplode. Prima il movimento sulla sinistra, con il dipinto che traccia tra i passaggi di Couto e Apolloni, poi l’assist che sblocca il risultato: il pallone dell’1 a 0 va a Roberto Baggio.

Seguono giocate che sembrano sfidare le leggi del campo: una retta difficilissima dove infilarsi al volo di destro per servire Donadoni sul 2 a 0. Il 3 a 0 arriva comunque con un suo sigillo, descritto come un sinistro rasoterra sul quale Bucci non riesce a trovare la risposta. L’effetto finale è quello di una firma nascosta, come se l’azione fosse parte di un’opera.

origini e crescita: karate, futsal e il talento nato tra i dislivelli

La storia di Savicevic è legata a Titograd, che all’epoca era chiamata così e oggi corrisponde a Podgorica. Dejan nasce 30 anni prima di quella domenica e viene descritto come un ragazzo pieno di energia, con un passato familiare in cui il padre Vladimir lavora come capostazione: competenza nel gestire grandi organizzazioni, ma difficoltà nel mettere ordine in un carattere vivace.

Pepe e dribbling sono parole chiave della sua infanzia: gioca ovunque tra buche, fossi e dislivelli, affrontando chiunque e imparando a difendere il pallone anche in contesti duri. Nei tornei di futsal, la sfida si intensifica perché spesso sono gli adulti a contenderselo.

apprendere con lo sport: dal futsal al karate

Nel percorso di formazione entra anche il karate, pratica che affianca l’esperienza calcistica e contribuisce a modellare un atteggiamento fisico. A tredici anni entra nell’OFK Titograd, ma una polmonite rischia di interrompere tutto: resta lontano dai campi per mesi, finché non recupera e passa al Buducnost.

una prova di calcio vero e un segnale che non passa inosservato

A quindici anni, una nuova opportunità si presenta con l’idea di dargli un assaggio di calcio vero schierandolo in un’amichevole. Il problema è l’età: non essendo ancora in regola, si racconta che il vincolo venga aggirato tramite un falso nome. Il risultato, però, non è l’anonimato: le giocate di Savicevic non sono affatto passabili sotto traccia.

miljan miljanic e la chiamata jugoslava: un talento conteso

In quegli anni emerge l’interesse di Miljan Miljanic, indicato come figura chiave del calcio jugoslavo. Savicevic viene descritto come un adolescente ribelle, in cui il genio convive con la sregolatezza. Di fronte alla necessità di gestione, Miljanic fornisce un’indicazione chiara: tentare di insegnargli il calcio “nel modo giusto” rischierebbe di rovinare l’opera.

Nel 1988 viene presentato come una stellina del calcio jugoslavo, tanto che le big cercano di assicurarselo. Il Partizan lo avrebbe avuto in pugno, ma la Stella Rossa, con Dragan Dzajic, lo preleva in segreto e lo porta negli uffici della federazione, dove il contratto viene fatto firmare “sul filo di lana”.

la stagione con vincoli e la coppa come palcoscenico

Si racconta anche che una chiamata alle armi arrivi poco dopo come ripicca legata al Partizan e al rapporto con l’esercito. Di conseguenza, in campionato Dejan gioca poco: quasi solo in Coppa dei Campioni. Segna nella “gara della nebbia”, ma l’attenzione generale è attenuata perché l’arbitro sospende e la partita viene fatta rigiocare il giorno seguente. In quell’occasione Dejan crea anche un assist per Dragan Stojkovic, mentre il calcio di rigore viene invece sbagliato.

stella rossa e coppa dei campioni: 1989-1991 e il momento bari 1991

La firma con la Stella Rossa, ottenuta strappando il tempo e il controllo al Partizan, viene descritta come l’avvio di una nuova era. Dejan, definito un “soldato” che non può giocare in campionato ma riesce a incantare l’Europa, entra nel disegno di una squadra leggendaria.

Tra 1989 e 1991, la Stella Rossa diventa una macchina celestiale. Nel racconto compaiono i nomi di Prosinečki, Pančev e Savićević insieme: Belgrado vive notti descritte come elettriche. Il culmine viene fissato a Bari 1991.

discipline richieste e la coppa alzata al cielo

Contro l’Olympique Marsiglia, l’allenatore Ljupko Petrović chiede la massima disciplina. Savicevic deve sacrificarsi, correre, soffrire: non è indicato come la sua partita “perfetta”, ma la competizione viene comunque trasformata nella sua coppa. Dejan alza al cielo la Coppa dei Campioni, portando Montenegro e Serbia sul tetto del mondo.

internazionale e milan: l’intercontinentale di tokyo e l’arrivo nel 1992

Pochi mesi dopo, a Tokyo, contro il Colo–Colo per l’Intercontinentale, succede l’imprevisto: Savicevic viene espulso nel primo tempo. La Stella Rossa vince comunque 3-0 anche senza di lui, come nel racconto in cui la sua assenza non frena il risultato.

Nella “gara della nebbia”, però, emerge un’altra decisione: Berlusconi stabilisce che “il montenegrino” passa al Milan. L’operazione viene avviata nell’inverno del 1991, con una cifra indicata in 9 miliardi alla Stella Rossa. Nell’estate del 1992, Savicevic arriva a Milano.

il milan di capello: due mondi a confronto

L’incontro con la squadra guidata da Fabio Capello viene descritto come uno scontro tra due visioni. Da un lato il calcio del “Generale”, fatto di tattica, sudore e chilometri; dall’altro l’anarchia estetica di Dejan. Il primo anno risulta duro: “Il Genio” finisce spesso in tribuna, vittima della regola dei tre stranieri, mentre i nomi citati includono Van Basten, Gullit e Rijkaard, oltre a Papin e Boban.

Si racconta che Berlusconi, suo primo estimatore, contatti Capello chiedendo perché Savicevic non giochi. La risposta di Capello è netta e pragmatica: “Presidente, non corre”. La replica attribuita alla testa di Dejan è l’idea che il pallone non sudi, mentre lui sì.

gol decisivi e finale di aten: il barcellona e il 3-0 del 1994

Savicevic avrà tempo per incidere: nella prima stagione gioca 10 partite di campionato, segnando 4 gol, più altri tre in Coppa Italia. La seconda stagione viene indicata come un capolavoro. Il 18 maggio 1994, ad Atene, si arriva alla finale contro il “Dream Team” di Cruijff.

Il Barcellona viene descritto come strafottente, con la sensazione di essere già campione. Il mercoledì però cambia direzione grazie a una giocata che riscrive il racconto: al 47′, Savicevic approfitta di un’esitazione di Nadal sulla fascia destra. La palla rimbalza in una posizione difficile, defilata, e il controllo sarebbe per molti la scelta naturale; lui invece esegue un pallonetto arcuato con traiettoria sorprendente, scavalcando Zubizarreta e infilando sul palo lontano. È il 3-0.

Il gol viene presentato come una trasformazione: il calcio diventa letteratura, un momento che ancora oggi, chiudendo gli occhi, sembra non dover finire.

addio milan, ritorno alla stella rossa e chiusura al rapid vienna

Dopo 144 presenze e 34 gol, insieme a una bacheca ricca di scudetti, Savicevic lascia il Milan nel 1998. Torna per una parentesi alla sua “Stella Rossa”, prima di chiudere la carriera al Rapid Vienna.

Appesi gli scarpini, non abbandona il suo temperamento. Dopo una breve e turbolenta parentesi come CT della Jugoslavia, nella quale si scontra con la stampa con la stessa foga descritta nel karate, diventa Presidente della Federcalcio montenegrina. Nel bilancio complessivo resta tra gli ultimi dieci “irregolari”, forse il migliore: l’artista che firma con pallonetti e assist fuori dalle leggi della fisica, come se avesse lasciato tracce permanenti.

personaggi citati

  • Dejan Savicevic
  • Nevio Scala
  • Roberto Baggio
  • Donadoni
  • Sensini
  • Collina
  • Dugarry
  • Couto
  • Apolloni
  • Bucci
  • Vladimir Savicevic
  • Miljan Miljanic
  • Dragan Dzajic
  • Ljupko Petrović
  • Prosinečki
  • Pančev
  • Fabio Capello
  • Van Basten
  • Gullit
  • Rijkaard
  • Papin
  • Boban
  • Cruijff
  • Nadal
  • Zubizarreta
  • Berlusconi
  • Dragan Stojkovic
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Categorie: Calcio e Sport

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