Caso caliendo: pm indagano sul mancato utilizzo del berlin heart
L’indagine sulla morte di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto di un cuore risultato danneggiato, entra in una fase in cui l’attenzione si sposta dalla sala operatoria alle possibilità di scelta cliniche alternative. Il punto di partenza resta la mattina del 23 dicembre 2025, quando il cuore prelevato a Bolzano arrivò a Napoli “inglobato in un blocco di ghiaccio”. Con l’attesa del secondo round di autopsia fissato per il prossimo 28 aprile presso l’Istituto di Medicina legale di Bari, gli inquirenti cercano di capire se, rispetto a quanto accaduto, esistessero opzioni terapeutiche in grado di incidere sull’evoluzione del quadro clinico.
Il procedimento include anche verifiche su procedure, tempi e decisioni interne, con un focus specifico sulle strategie adottate di fronte a un organo compromesso. Nel frattempo, un ulteriore elemento di interesse riguarda l’eventuale impiego di un dispositivo di assistenza ventricolare alternativo, emerso nelle ricostruzioni e nelle ricadute investigative.
inchiesta su morte di domenico caliendo: autopsia e obiettivo sulle alternative
Le attività investigative si stanno progressivamente concentrando sulla fase successiva a quanto avvenuto nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi. Attorno al trapianto del 23 dicembre, il cuore proveniente da Bolzano sarebbe giunto a Napoli in condizioni descritte come inglobate in ghiaccio, circostanza che ha determinato una valutazione di inutilizzabilità. In parallelo, in attesa del completamento degli accertamenti previsti, gli investigatori intendono verificare se fossero state praticabili alternative terapeutiche capaci di modificare la traiettoria clinica del paziente.
le domande del gip Mariano Sorrentino sulle scelte dopo il trapianto
Nel quadro dell’incidente probatorio, il giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino ha rivolto al collegio di esperti un quesito finalizzato a chiarire se, dopo l’intervento del 23 dicembre, fossero disponibili condotte alternative in grado di determinare, con un elevato grado di probabilità logica, una diversa evoluzione clinica.
La richiesta introduce formalmente un nodo centrale del procedimento: l’analisi delle scelte compiute di fronte a un organo che si è rivelato non funzionante per via del deterioramento. Secondo la ricostruzione investigativa, il cuore arrivato da Bolzano al Monaldi si sarebbe presentato privo di segni vitali, legato al deterioramento dovuto a modalità di trasporto descritte come non conformi, con l’utilizzo di ghiaccio secco e di un contenitore fuori dalle linee guida, circostanze che avrebbero comportato danni ai tessuti.
gestione intraoperatoria e tempi dell’intervento secondo la ricostruzione
Nel racconto degli investigatori, l’intervento sarebbe stato avviato nonostante l’organo risultasse compromesso: il torace del bambino sarebbe stato aperto prima della scoperta dell’inutilizzabilità del cuore. Il cuore malato del bimbo sarebbe già stato espiantato in quella fase, delineando un passaggio determinante nella sequenza operativa.
Dopo l’impianto dell’organo ritenuto compromesso, il piccolo paziente fu inserito in lista per un nuovo trapianto ed entrò in collegamento con l’Ecmo, sistema di ossigenazione extracorporea che ha garantito il supporto vitale fino al decesso. Il decesso è avvenuto il 21 febbraio, dopo circa sessanta giorni. La prolungata necessità di Ecmo è considerata una variabile potenzialmente associata a complicazioni significative, elemento che rafforza la ricerca di eventuali strategie alternative.
procura di napoli e indagini: mancato utilizzo del berlin heart
In parallelo alle richieste del gip, si inserisce un nuovo filone investigativo aperto dalla Procura di Napoli, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. Il lavoro delegato prevede l’acquisizione di elementi tramite i carabinieri del Nas, concentrati sul mancato utilizzo del Berlin Heart.
Il Berlin Heart è descritto come un dispositivo usato in ambito pediatrico quale supporto meccanico temporaneo in pazienti con insufficienza cardiaca grave. Il sistema permette una circolazione sanguigna assistita tramite un pompaggio esterno collegato al cuore del paziente.
documentazione su disponibilità, protocolli e valutazione clinica
Gli inquirenti puntano a ottenere documentazione su precedenti utilizzi, sulla presenza del dispositivo nella struttura e sui protocolli clinici che regolano l’impiego. L’obiettivo è anche accertare se, nel caso specifico, esistessero le condizioni cliniche per procedere con l’utilizzo del dispositivo e se tale opzione fosse stata effettivamente presa in considerazione.
Nel contesto delle ricostruzioni, il Berlin Heart era già entrato nel discorso quando le condizioni del bimbo, mantenuto in vita dall’Ecmo, erano diventate disperate, pur continuando a risultare alla famiglia una possibilità di nuovo trapianto. Tale speranza sarebbe venuta meno dopo un consulto di più esperti avvenuto il 18 febbraio.
possibile passaggio dall’ecmo al berlin heart nei giorni successivi
Tra le ipotesi considerate rientra anche un eventuale passaggio dall’Ecmo al Berlin Heart nei giorni successivi all’intervento. Indicazioni cliniche richiamate nell’ambito delle verifiche suggeriscono che, in assenza di segnali di ripresa cardiaca entro un arco temporale limitato, l’assistenza ventricolare potrebbe rappresentare una strategia alternativa, a condizione di rispettare i requisiti del paziente. Anche questa componente è oggetto di accertamento richiesto al collegio peritale.
berlin heart e altri filoni: danni al cuore, trasporto e sequenza operativa
Il focus sul Berlin Heart si affianca ad altri aspetti già al centro di approfondimenti. Uno riguarda la possibilità di danni subiti dal cuore durante il prelievo. Un altro ambito concerne le modalità di trasporto dell’organo da Bolzano, descritto come compromesso anche per l’uso di ghiaccio secco e per l’impiego di un contenitore non conforme ai protocolli più aggiornati, nonostante la presenza di sistemi più avanzati.
Un ulteriore filone riguarda la sequenza delle operazioni tra l’arrivo del cuore e l’inizio dell’intervento, con particolare attenzione alla tempistica dell’espianto del cuore nativo, avvenuto alcuni minuti prima di verificare l’utilizzabilità dell’organo giunto da Bolzano.
accertamenti tecnici su cronologia e coerenza con gli atti clinici
Su questo punto sono in corso ulteriori accertamenti tecnici, anche tramite analisi di materiale video e fotografico acquisito dagli investigatori. L’obiettivo è ricostruire con maggiore precisione la cronologia degli eventi in sala operatoria e verificare la coerenza tra quanto documentato e quanto riportato negli atti clinici.
Nel procedimento rientra anche la posizione dei medici coinvolti: la Procura ha ipotizzato il reato di falso ideologico in relazione all’indicazione degli orari dell’intervento. Tra i soggetti indicati compare Guido Oppido, cardiochirurgo presente in sala operatoria a Napoli, che fino all’ultimo avrebbe sostenuto con la madre del bimbo che fosse possibile trapiantare un altro cuore.
figure coinvolte nell’indagine
- Mariano Sorrentino (giudice per le indagini preliminari)
- Giuseppe Tittaferrante (pm)
- Antonio Ricci (procuratore aggiunto)
- Guido Oppido (cardiochirurgo)
