Allevamenti intensivi in Lombardia tra emissioni, carichi di azoto e vulnerabilità economica
La Lombardia si conferma il cuore della zootecnia italiana, con numeri che fotografano una filiera molto estesa e, allo stesso tempo, una serie di criticità ambientali, sociali e di sostenibilità economica. Una densità così elevata di bovini e suini alimenta crescenti pressioni su aria, acque e suolo, con conseguenze legate anche alla gestione dell’azoto e all’uso di mangimi importati. In questo contesto, un rapporto di ricerca presenta impatti, criticità e possibili traiettorie di transizione, evidenziando contrasti tra necessità di contenimento e scelte amministrative.
lombardia prima regione zootecnica: 40% dei capi nazionali
La Lombardia resta la prima regione zootecnica d’Italia, con il 40% dei capi nazionali di bovini e suini. La percentuale sale al 47% considerando solo i suini. Complessivamente si parla di oltre 5,2 milioni di capi, pari a circa un capo ogni due abitanti.
Questa concentrazione produce effetti rilevanti: crescita delle emissioni di gas serra, un carico di azoto particolarmente elevato, criticità sul benessere animale e una forte dipendenza da mangimi importati. Il sistema risulta quindi vulnerabile sul piano economico perché legato ai costi e alla disponibilità delle risorse alimentari.
rapporto di ricerca su allevamenti intensivi: impatti e traiettorie
È stato presentato un rapporto di ricerca intitolato “Allevamenti intensivi in Lombardia, Anatomia di un eccesso: Impatti, criticità e traiettorie di transizione”. L’elaborazione è stata realizzata da Economia e Sostenibilità – EStà su incarico di Legambiente Lombardia, Essere Animali e Terra!.
Il lavoro mette insieme dati aggiornati sugli impianti e richiama i rischi legati alla vulnerabilità della Lombardia agli shock dei mercati, connessi al fabbisogno di mangime. Nel quadro emergono anche carenze che contribuiscono alla mancata transizione verso modelli agroecologici.
lacarenti trasparenze: dati sul carico di azoto non più riportati per comune
Una parte della discussione riguarda quanto contenuto in una relazione dell’Ersaf (Ente regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste). Risulta che non vengano più riportati i dati sul carico di azoto zootecnico dei singoli comuni, indicando invece solo se è consentito lo spandimento dei fanghi.
Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2023, sono indicati come fondamentali per valutare in che misura le amministrazioni violino la direttiva sui nitrati.
caso gonzaga: regione vs comune sul carico zootecnico
Tra le situazioni illustrate emerge il caso del comune di Gonzaga, in provincia di Mantova, nel territorio dell’Oltrepò mantovano. In un centro di circa 8.500 abitanti, gli allevamenti zootecnici ospitano oggi quasi 60mila animali tra bovini e suini, equivalenti a oltre sette animali per ogni residente. Il carico zootecnico viene quantificato in circa 1.200 capi per chilometro quadrato.
Il comune ha adottato un regolamento locale con l’obiettivo di frenare la concentrazione dei grandi allevamenti: sono previste sospensioni delle autorizzazioni per nuovi impianti e limitazioni agli ampliamenti di quelli esistenti, consentendo quelli finalizzati al miglioramento del benessere animale.
ricorso al tar e posizione delle associazioni
Contro il regolamento è stato presentato ricorso al Tar dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, insieme a Coldiretti e Confagricoltura. Le associazioni coinvolte sostengono che il ricorso rappresenti una “prova di forza istituzionale” contro un modello ritenuto da promuovere, affermando che il comune di Gonzaga tenta di gestire il rapporto tra territorio e allevamenti in modo analogo a quanto, secondo la loro lettura, non avviene da decenni a livello regionale.
concentrazione degli allevamenti e aumento delle emissioni
A fine 2024 la Lombardia conta circa 5,2 milioni di bovini e suini, con quasi metà dei residenti della regione. In termini di peso vivo (oltre 1,6 milioni di tonnellate), i capi allevati corrispondono a circa due volte e mezzo il peso dell’intera popolazione lombarda.
Nel quadro nazionale, Brescia, Mantova e Cremona dominano la classifica per numero di animali. Brescia risulta in posizione di primato nazionale sia per i bovini sia per i suini.
bovini in crescita e allevamenti più concentrati
Negli ultimi 10 anni il numero di bovini è cresciuto, soprattutto quelli da latte (+11%). Viene sottolineato che questa tipologia produttiva presenta un carico ambientale e un carico foraggero superiori rispetto ad altre categorie.
Pur con una riduzione del numero degli allevamenti, la produzione di carne e latte non risulta diminuita in modo proporzionale ai capi. L’effetto descritto è una concentrazione crescente in mega-allevamenti con oltre 500 capi, con incremento del carico di inquinanti per singolo sito.
suini: calo legato anche alla peste suina
Per i suini si registra un recente calo, attribuito in particolare anche alla peste suina. Anche in questo caso la riduzione degli allevamenti non si riflette in maniera equivalente sul totale dei capi, contribuendo alla concentrazione produttiva.
densità di capi oltre la media nazionale
La densità di capi concentrati sul territorio lombardo viene indicata come molto superiore alle medie nazionali: circa 4 volte la media nazionale per i bovini e 6 volte per i suini.
In merito ai disciplinari di produzione delle filiere DOP, viene riportato che non prevedono misure significative, né rispetto a un miglioramento specifico né in termini di sostenibilità ambientale reale delle produzioni.
andamento emissioni: aumento da allevamenti in controtendenza
Tra il 2014 e il 2021 le emissioni complessive di anidride carbonica equivalente in Italia scendono del 2,37%. In Lombardia, a livello complessivo, il calo è del 10,43%, ma si evidenzia che le emissioni provenienti dal settore degli allevamenti aumentano del 2,50%. Anche sul piano nazionale il settore zootecnico mostra una diminuzione minima dell’1,27%.
Viene inoltre indicato che l’ammoniaca prodotta dagli allevamenti intensivi in Italia è la seconda causa (16,6%) di formazione delle polveri fini PM2,5, considerate tra le più pericolose per la salute.
carico di azoto in pianura padana: criticità oltre i fabbisogni
Oltre alle emissioni, la fonte evidenzia un nodo di fondo relativo al carico di azoto derivante dai reflui zootecnici. In oltre la metà dei comuni della Pianura Padana (402), il carico di azoto eccede il fabbisogno delle colture. In molti casi l’eccedenza è oltre il doppio del valore di riferimento.
Gli effetti vengono collegati a impatti gravi su qualità dell’aria e qualità delle acque. Il problema viene descritto non come la presenza delle deiezioni in sé, bensì come la quantità di terreno su cui viene effettuata la distribuzione.
rischio sanzioni europee e ruolo della direttiva nitrati
Questa situazione esporrebbe la regione a sanzioni europee per violazione della direttiva nitrati.
In Lombardia, nonostante l’elevato numero di capi e la conseguente disponibilità di effluenti zootecnici, si rileva un alto uso di fertilizzanti minerali azotati. I nutrienti azotati derivanti dagli allevamenti, sommati ai fertilizzanti minerali e ad altre matrici organiche, in diversi casi risultano superare i fabbisogni delle colture. L’eccesso viene quindi rilasciato in altre componenti ambientali con effetti negativi.
stima ersaf: azoto reattivo e fosforo in eccesso
Secondo la stima dell’Ersaf, l’agricoltura lombarda immette nell’ambiente complessivamente oltre 100mila tonnellate all’anno di azoto reattivo (nitrati, ammoniaca, protossido di azoto) e più di 15mila tonnellate all’anno di fosforo in eccesso.
Viene richiamata la proposta di legge 1760 dal titolo “Oltre gli allevamenti intensivi – Per una transizione ecologica della zootecnia”, presentata ufficialmente da due anni, con l’indicazione che la calendarizzazione e la discussione alla Camera dovrebbero avvenire al più presto.
mangimi importati e autosufficienza bassa: vulnerabilità agli shock di mercato
Un’ulteriore criticità riguarda la vulnerabilità della Lombardia agli shock dei mercati. Il livello di autosufficienza risulta molto ridotto: 25% per il mais e 13% per la soia. Questo scenario può trasformare i mangimi in uno strumento di pressione politica crescente.
Dal quadro analitico riportato emerge anche che le aziende di grandi dimensioni mostrano risultati socio-economici e climatici peggiori rispetto alle piccole e medie imprese, considerate più capaci di generare valore aggiunto e occupazione per unità di superficie.
fragilità del sistema economico nella filiera zootecnica
La dipendenza da mangimi importati si collega direttamente alla vulnerabilità economica: quando aumentano costi o si riducono le disponibilità, l’intero sistema ne risente, rafforzando la necessità di percorsi di transizione verso assetti più resilienti.
figure citate nel quadro
Alessandro Beduschi; Chiara Caprio; Federica Ferrario.
