Aborto in Italia: tasso stabile nel 2023, ma cresce l'uso della pillola
La Relazione sull’attuazione della legge n. 194 del 1978 riassume i dati relativi al 2023, offrendo una panoramica sull’andamento dell’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, sui principali indicatori sanitari e sulle differenze territoriali. Il documento, trasmesso con un ritardo di due anni, evidenzia sia la tenuta dell’uso del servizio sia le variabili regionali che influenzano l’accessibilità e le modalità di ricorso.
ivg in italia nel 2023: quadro generale
Nel 2023 sono state 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza. L’indicatore chiave resta il tasso di abortività, pari a 5,6 IVG per 1.000 donne 15-49 anni residenti nel Paese. Le differenze geografiche si manifestano con valori inferiori nelle Isole (4,5 per 1.000) e nel Sud (5,4 per 1.000), rispetto al Centro (6,0 per 1.000) e al Nord (5,9 per 1.000). Tra le regioni, Liguria registra il tasso più alto (8,3 per 1.000) e Basilicata il più basso (4,0 per 1.000). La Relazione collega tali livelli al diverso peso della popolazione straniera, meno rappresentata al Sud; si osserva che le tendenze legate al ricorso all’IVG tra le donne straniere mostrano differenze regionali significative. L’andamento delle IVG tra le donne straniere è in diminuzione rispetto al 2003, quando i tassi delle straniere risultavano molto superiori a quelli delle italiane.
ivg e tasso di abortività per regione
La ripartizione geografica evidenzia variazioni che riflettono la distribuzione demografica e l’accessibilità ai servizi. Il tasso di abortività risulta più alto nel Centro e nel Nord rispetto alle Isole e al Sud, con la Liguria che rimane al vertice e la Basilicata tra i valori più bassi. La relazione suggerisce che fattori legati alla presenza di donne straniere e ai percorsi di accesso ai servizi possano contribuire alle differenze regionali, anche se non emergono elementi che consentano di attribuire i livelli a una sola variabile.
crescita del ricorso al metodo farmacologico
Il ricorso al metodo farmacologico continua ad aumentare, raggiungendo una quota nazionale del 59,4% (rispetto al 52,0% del 2022). L’accesso a questa modalità mostra marcate differenze regionali: Isole 46,3%, Mezzogiorno 56,3%, Centro 60,4% e Nord 61,1%. Non sempre le Linee di indirizzo emanate nel 2020 dal Ministero della Salute per deospedalizzare l’uso del secondo farmaco a domicilio vengono attuate; solo alcune realtà regionali hanno formalizzato protocolli, tra cui il Lazio (protocolli regionali per la somministrazione) e la Toscana (somministrazione ambulatoriale e domiciliare). Inizio 2025 ha visto l’Emilia Romagna adottare un protocollo per la somministrazione in consultorio.
obiezione di coscienza e disponibilità delle strutture
Dal 1980 si osserva una diminuzione continua dei casi di IVG, mentre l’obiezione di coscienza rimane relativamente stabile. Nel 2023 l’obiezione tra il personale di ginecologia è 57,1%, in lieve calo rispetto al 60,5% del 2022. L’obiezione tra gli anestesisti è 35,1% e tra il personale non medico è 30,9%. Si segnala una quota non dichiarata pari a 10,6% di ginecologi che, pur non dichiarando obiezione, non praticano l’IVG nelle strutture dove il servizio è offerto. Variabili regionali incidono anche sulle categorie che presentano obiezione e su chi, pur non dichiarandola, non è disponibile ad eseguire IVG.
offerta delle strutture sanitarie e accessibilità sul territorio
Le case di cura autorizzate con reparto di ostetricia e/o ginecologia che effettuano IVG sono 327 su 540, cioè in media 61,1% del totale. Appena meno della metà non offre il servizio IVG. La distribuzione sul territorio varia notevolmente, con mappe che evidenziano aree in cui il servizio è presente o assente. Il carico di lavoro settimanale medio di ginecologi non obiettori varia notevolmente tra regioni, con valori che vanno da 0,3 a 8,3 ore settimanali, inclusi i contesti di zone ad accesso più limitato.
mobilità geografica e flussi di IVg
La mobilità tra regione di residenza e luogo dell’evento mostra che nel 2023 la quota di IVG effettuate nella regione di residenza è stata 92,5%, con l’87,3% eseguite nella provincia di residenza. Le restanti operazioni si svolgono in regioni diverse: 3.451 IVG fuori regione di residenza. Tra le provenienze segnalate, spiccano quote significative provenienti da Basilicata (26,4%), Molise (14,2%) e Umbria (13,9%), attribuibili in parte alla mancata disponibilità di servizi sul territorio di origine.
