Malattia di Crohn: solo un terzo dei pazienti riceve supporto nutrizionale
Una mostra chiara dei dati clinici evidenzia quanto la nutrizione possa influire sulla gestione della malattia di Crohn, sia in termini di assorbimento dei nutrienti sia di risposta alle terapie. L’indagine mette in luce una discrepanza tra la consapevolezza crescente sul ruolo della nutrizione e la reale accessibilità a percorsi specialistici, con implicazioni dirette sulla qualità di vita dei pazienti e sulla gestione quotidiana della patologia.
nutrizione e gestione della malattia di crohn
importanza della nutrizione nel decorso clinico
Un dato chiave evidenzia che il 73% dei pazienti riconosce l’importanza dell’alimentazione nella gestione della Crohn, ma solo il 32% riceve indicazioni da un professionista. Inoltre, oltre il 60% è costretto a consultare privatamente un nutrizionista. Le conoscenze sulla dieta si estendono anche alla Crohn’s disease exclusion diet (Cded), conosciuta soltanto dall’11,7% dei pazienti, pur essendo l’unica strategia nutrizionale supportata dalla letteratura scientifica.
divario tra consapevolezza e accesso a supporto nutrizionale
Nonostante la crescente attenzione verso il ruolo della nutrizione, resta significativo il divario tra bisogni dei pazienti e percorsi di cura. L’indagine descrive una quota notevole di persone che vorrebbero un supporto dietetico strutturato, ma tale esigenza non trova sempre una risposta multispecialistica nel percorso clinico. Il legame tra nutrizione e terapia farmacologica emerge come elemento chiave per migliorare gli outcome clinici e la qualità di vita, con un chiaro richiamo a una gestione più integrata e tempestiva.
ruolo della dieta cded e altre strategie nutrizionali
La Cded, spesso citata come riferimento alimentare in remissione, è presente nei racconti dei pazienti in percentuale modesta, eppure rappresenta una componente pratica riconosciuta nell’iter terapeutico. Oltre alle diete specifiche, la nutrizione può interagire con le terapie in uso, influenzando l’assorbimento e la tollerabilità delle terapie stesse e contribuendo al controllo dei sintomi quando applicata in modo mirato.
profili dei pazienti e uso delle terapie
Lo studio ha coinvolto 222 pazienti italiani, con una prevalenza di localizzazione ileale stimata nell’80% dei casi, sede in cui la nutrizione ha un impatto diretto sull’assorbimento dei nutrienti. Per quanto riguarda l’approccio farmacologico, circa il 76% dei partecipanti è in trattamento con terapie biologiche, evidenziando una coesistenza tra interventi mirati e strategie dietetiche come parte della gestione complessiva.
impatto psicologico ed emotivo
La dimensione emotiva e sociale della malattia risulta significativa: il 71% dei pazienti riferisce la necessità di rinunciare a cene, uscite o momenti di convivialità, una tendenza che aumenta durante le riacutizzazioni. La sintomatologia legata alla fatica, spesso presente anche in remissione, si associa a carenze nutrizionali e a uno stato infiammatorio persistente, influenzando la funzione intestinale e la vita quotidiana.
Alla luce di questi dati emerge una chiara esigenza di una gestione più strutturata e multidisciplinare della malattia di Crohn, che integri terapia farmacologica, supporto nutrizionale e sostegno psicologico in un percorso continuo e accessibile. In questa direzione si muove la campagna “Più Crohnsapevoli – Per una nutrizione consapevole”, finalizzata a diffondere una cultura alimentare adeguata e a favorire la collaborazione tra clinici, istituzioni e pazienti per migliorare la qualità di vita.
Nel contesto dell’indagine, la nutrizione si configura come parte integrante della terapia, capace di accompagnare le terapie biologiche verso risultati più stabili e duraturi, contribuendo a contenere le fluttuazioni quotidiane legate al decorso della malattia.
personale di riferimento nello studio
- Silvio Danese
- Ferdinando D'Amico