Ipoparatiroidismo, oggi una gestione più efficace è possibile

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Ipoparatiroidismo, oggi una gestione più efficace è possibile

Una nuova strada terapeutica per l’ipoparatiroidismo cronico propone l’uso del palopegteriparatide, capace di restituire al paziente l’ormone nativo con un’emivita significativamente più lunga. Questa soluzione mira a stabilizzare i livelli alterati di calcio e fosforo, offrendo potenziali benefici sulla salute renale, sulla qualità di vita e sulla storia naturale della patologia, con una prospettiva di longevità.

ipoparatiroidismo cronico: terapia innovativa con palopegteriparatide

La nuova terapia si fonda sull’impiego del palopegteriparatide, che consente di fornire l’ormone paratormone nativo in modo prolungato. L’obiettivo è migliorare l’equilibrio metabolico e ridurre le complicanze associate alla mancanza di ormone nativo, offrendo una gestione più completa rispetto alle opzioni finora disponibili.

ipoparatiroidismo cronico: meccanismo e obiettivi della terapia

La strategia sostituisce l’azione dell’ormone nativo mancante e si differenzia dall’approccio convenzionale, basato su calcio e vitamina D. Quest’ultima modalità di trattamento può tamponare la malattia senza sostituire l’ormone nativo, e può associarsi a complicanze renali. In particolare, si osservano segnali di nefrolitiasi, nefrocalcinosi e, in casi avanzati, insufficienza renale.

ipoparatiroidismo cronico: benefici principali

  • Stabilità dei livelli di calcio nel sangue
  • Stabilità dei livelli di fosforo
  • Riduzione probabile delle complicanze renali quali nefrolitiasi e nefrocalcinosi
  • Miglioramento della qualità di vita
  • Impatto positivo sulla storia naturale della patologia con potenziale beneficio sulla longevità

ipoparatiroidismo cronico: confronto con la terapia convenzionale

Fino ad ora la gestione è stata inquadrata come terapia convenzionale o terapia palliativa, basata su sali di calcio e vitamina D. Pur tamponando alcune manifestazioni della malattia, tale approccio non sostituisce l’azione dell’ormone nativo e può associarsi a un incremento di complicanze renali, tra cui nefrolitiasi e nefrocalcinosi, oltre al possibile peggioramento dell’insufficienza renale.

Personaggi chiave citati

  • Andrea Palermo, medico delle Patologie osteo-metaboliche e della tiroide, Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma
  • Scuola Holden
  • Ascendis
Categorie: SaluteCronaca

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