Crisi dell'artigianato piemontese: calano ordini, export e occupazione
Il quadro dell’artigianato piemontese all’inizio del 2026 mostra segnali di ulteriore deterioramento. L’analisi congiunturale del primo trimestre, redatta dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte e basata su un campione di 2.250 imprese dei settori produzione e servizi, evidenzia condizioni meno rosee rispetto al periodo precedente. Produzione, nuovi ordini, export e occupazione arretrano, mentre aumentano i ritardi nei pagamenti e la pressione sui margini, condizionando la dinamica complessiva delle imprese artigiane.
artigianato piemontese: andamento del primo trimestre 2026
produzione, ordini e export
Il saldo relativo agli acquisiti nuovi ordini peggiora in modo significativo, passando da -11,27% a -22,72%. Anche la previsione di ordini per esportazioni cala, scendendo da -47,31% a -50,12%. La produzione totale resta negativa, con una discesa da -16,65% a -22,45%, confermando una fase di difficoltà strutturale.
La regolarità degli incassi peggiora: 61,33% contro 64,22% in precedenza. I ritardi nei pagamenti aumentano dal 35,22% al 38,45%, e gli anticipi restano contenuti (0,22% vs 0,56%).
inquadramento operativo
Le indicazioni sull’andamento della domanda si intrecciano con una situazione di margini operativi compressi, a fronte di costi logistici e di energia in crescita. Il settore manifatturiero, la moda e l’automotive rimangono pilastri critici, coinvolgendo anche l’indotto artigiano.
occupazione e prospettive assunzioni
Le previsioni sull’occupazione del periodo mostrano un ulteriore calo di oltre quattro punti percentuali, passando da -4,62% a -8,74%. Le ipotesi di assunzione di apprendisti registrano una flessione ancor più marcata, da -17,34% a -24,12%.
energia, fisco e burocrazia: un nodo irrisolto
La crisi energetica resta un fattore pesante per il tessuto produttivo regionale: l’onere energetico si traduce in un extracosto di 386 milioni di euro, pari allo 0,26% del PIL piemontese. L’analisi evidenzia come il nuovo quadro normativo non abbia ancora sciolto le criticità che penalizzano le piccole e medie imprese nel contesto energetico, creando condizioni meno competitive.
Oltre alle tensioni internazionali, persistono elementi strutturali: peso del fisco, burocrazia, difficoltà di accesso al credito e carenze infrastrutturali. Si registrano segnali di peggioramento, con una contrazione della liquidità disponibile alle imprese e una pressione continua su costi e adempimenti. L’unico aspetto leggermente positivo riguarda una lieve diminuzione della quota di imprese che non hanno programmato investimenti, passato da 73,22% a 71,64%, insieme a un incremento della quota di carnet ordini da uno a tre mesi, dal 39,30% al 42,22%.
Sul fronte export, nonostante l’andamento generale negativo, emergono segnali di dinamismo verso mercati europei come Germania, Francia e Paesi dell’Est, con spunti positivi su Spagna, Polonia e Croazia.
vertenze e richieste di intervento strutturale
La prospettiva generale è orientata verso la necessità di politiche strutturali mirate a energia, credito e semplificazione. Il contesto richiede misure capaci di preservare la competitività delle imprese artigiane e di invertire il trend di indebolimento del tessuto produttivo locale, evitando nuove contrazioni della produzione e dell’occupazione.
In chiusura, l’analisi descrive un quadro di difficoltà diffusa nell’artigianato piemontese, con richieste chiare a livello di interventi strutturali e di sostegno mirato ai comparti più vulnerabili.
Personalità presenti nel testo:
- Giorgio Felici — presidente di Confartigianato Imprese Piemonte
- Adelio Ferrari — esponente del sistema artigiano piemontese