Cibo e tumori: il carrello della spesa può fare la differenza?

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Cibo e tumori: il carrello della spesa può fare la differenza?

Una ricerca sostenuta dalla fondazione Airc e svolta dall’unità di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed evidenzia come i cibi ultra‑processati possano influire sugli esiti di salute di chi ha già ricevuto una diagnosi di cancro, mettendo in luce meccanismi legati all’infiammazione e al metabolismo. L’indagine, basata su dati raccolti nel Molise, analizza il ruolo della lavorazione industriale degli alimenti e l’impatto di questa trasformazione sulla sopravvivenza e sulla salute generale.

effetti dei cibi ultra-processati

Gli alimenti ultra‑processati sono tipicamente pochi di nutrienti essenziali come vitamine, minerali e fibre, e spesso contengono additivi quali aromi artificiali, conservanti ed emulsionanti, oltre a livelli elevati di zuccheri aggiunti e grassi meno salutari. L’aumento della lavorazione industriale può incidere sui meccanismi metabolici e sul microbiota intestinale, con potenziali effetti negativi sulla salute anche quando il contenuto energetico e la composizione nutrizionale sono simili a quelli di alimenti meno trasformati. Questo contesto rende cruciale valutare se ridurre l’apporto di tali alimenti possa tradursi in benefici concreti per chi ha affrontato una diagnosi oncologica.

mortalità e tumore: risultati dello studio

Nel progetto clinico‑epidemiologico sono stati seguiti 24.325 partecipanti di età ≥35 anni residenti in Molise tra marzo 2005 e dicembre 2022. Di questi, 802 avevano già avuto una diagnosi di tumore al momento dell’ingresso nello studio, con dati alimentari dettagliati raccolti tramite il questionario Epic. Per identificare gli alimenti ultra‑processati è stato applicato il sistema Nova, che classifica i cibi in quattro livelli di lavorazione. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al consumo quotidiano di ultra‑processati. Le analisi hanno tenuto conto di variabili demografiche, smoking, indice di massa corporea, attività fisica, storia clinica, tipo di tumore e aderenza alla dieta mediterranea. Dopo quasi 15 anni di follow‑up, chi consumava maggiormente alimenti ultra‑processati presentava un rischio di mortalità per tutte le cause +48% e di mortalità oncologica +59% rispetto a chi li consumava in misura minore. L’associazione è rimasta significativa anche dopo aggiustamenti per la qualità complessiva della dieta.

meccanismi biologici potenziali

Gli autori hanno esaminato biomarcatori infiammatori, metabolici e cardiovascolari. Due indicatori hanno mostrato particolare rilevanza: incremento dell’infiammazione e frequenza cardiaca a riposo. Questi elementi potrebbero spiegare parte del legame tra maggiore consumo di ultra‑processati e incremento della mortalità, evidenziando come la lavorazione industriale possa incidere sugli esiti di salute nei pazienti dopo una diagnosi di cancro.

consiglio pratico e lettura delle etichette

Il messaggio chiave invita a considerare l’intero pattern alimentare più che un singolo alimento: ridurre complessivamente gli ultra‑processati e privilegiare cibi freschi, poco trasformati e preparati in casa rappresenta l’approccio più significativo. Un’indicazione pratica può derivare dalla lettura delle etichette: alimenti con >5 ingredienti o contenenti additivi, indicano probabile carattere ultra‑processato.

persone chiave citate nello studio

Tra le figure citate emergono i responsabili della ricerca e i ricercatori principali che hanno guidato l’analisi, annoverati nel testo come protagonisti degli approfondimenti scientifici.

  • Marialaura Bonaccio
  • Licia Iacoviello
Categorie: Salute

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