Investire nella ricerca per l'invecchiamento: rendimenti fino al 30%

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Investire nella ricerca per l'invecchiamento: rendimenti fino al 30%

Il contesto demografico italiano è caratterizzato da un invecchiamento diffuso che impone una riflessione sulle modalità di investimento capaci di coniugare crescita economica e benessere sociale. Un progetto nazionale di ricerca valuta in modo puntuale i benefici potenziali legati alla longevità in salute, proponendo un quadro integrato tra biomedicina, economia e innovazione tecnologica.

age-it: analisi dei benefici attesi e del valore economico dell'invecchiamento attivo

Considerando un impegno finanziario di 120 milioni di euro, la valutazione indica un rendimento cumulato entro 20 anni pari a circa 25 miliardi di euro, con un tasso di ritorno che si colloca tra 25% e 30%, superiore ai parametri tipici degli interventi pubblici.

struttura del partenariato e approccio interdisciplinare

Il partenariato è stato articolato su tre assi principali: ricerca biomedica, ricerca socio-economica e ricerca sulle nuove tecnologie. Si tratta di un’impostazione interdisciplinare che può offrire una risposta sistemica ai problemi complessi legati all’invecchiamento, coinvolgendo competenze molto diverse.

metodo di lavoro e obiettivi

In partenza si analizza l’impatto economico del prolungamento della vita lavorativa, per capire come il declino di produttività possa incidere sulle dinamiche aziendali e sulla salute. I protocolli sviluppati per un invecchiamento in salute mirano ad aumentare gli anni di vita in buona salute. L’integrazione tra biomedicina, studio socio-economico e innovazioni tecnologiche permette di migliorare gli stili di vita, le esigenze nutrizionali e i tempi di riabilitazione dopo traumi.

linea strategica e prospettiva di intervento

La chiave risiede nell’investire nel capitale di salute e nell’affrontare l’invecchiamento con una logica di life course, intervenendo fin dalle fasi lavorative. Con la possibilità di lavorare più a lungo, è necessario contrastare sia il declino cognitivo sia le limitazioni funzionali. Questo approccio riduce i tassi di dipendenza, migliora i conti pubblici e rinforza il capitale sociale, generando un circolo virtuoso di benefici socio-economici.

costo del non fare: scenari e stime

Secondo le proiezioni, entro il 2050 l’occupazione scenderà di almeno sei milioni unità a causa della contrazione della popolazione in età attiva tra 15 e 64 anni. Tale dinamica comporterà un calo del reddito pro capite di 0,6%, pari a circa 1.500 euro all’anno in meno. Parallelamente, l’aumento della quota di ultraottantenni comporterà il raddoppio delle spese per assistenza pubblica e privata. Questi dati evidenziano l’impatto economico significativo e la necessità di decisioni politiche mirate.

Il focus centrale resta chiaro: non fare nulla comporta costi superiori rispetto a un investimento mirato in longevità e salute lungo il corso della vita.

Il messaggio chiave è che, sebbene non manchino scelte decisionali da parte dei decisori politici, i dati mostrano in modo chiaro che intervenire ora è preferibile all’inazione, con benefici economici e sociali concreti nel lungo periodo.

personaggi chiave coinvolti nello studio

  • Claudio Lucifora — Professore ordinario di Economia politica all’Università Cattolica di Milano
  • Di Fabio Insenga — autore dell’intervista

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