Caffè e longevità: cosa dice la scienza sugli effetti sulla durata della vita

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Caffè e longevità: cosa dice la scienza sugli effetti sulla durata della vita

Bere caffè con moderazione può contribuire a un invecchiamento più longevo, secondo recenti studi che esaminano gli effetti della bevanda sulla salute. La questione chiave riguarda la qualità: la versione torrefatta, spesso ricca di zuccheri, è stata associata a rischi quando consumata in modo ampio; al contrario, il caffè naturale, non zuccherato e di buona qualità, si presenta come una fonte di antiossidanti e di altri composti benefici.

caffè di qualità e longevità: cosa dicono gli studi

qualità del caffè e impatto sulla salute

la qualità della bevanda gioca un ruolo fondamentale nel bilancio degli effetti sulla salute. il caffè naturale, privo di aggiunte e lavorato in modo accurato, contiene antiossidanti e altri composti che possono contribuire a risultati positivi. la torrefazione ad alto contenuto di zuccheri è stata associata a esiti meno favorevoli in contesti di consumo molto elevato, motivo per cui in diverse realtà è regolamentata o vietata.

consumo di caffè e mortalità

numerosi studi hanno evidenziato correlazioni tra consumo di caffè e mortalità: uno degli studi autorevoli pubblicato su Ageing Research Reviews conclude che il caffè migliora l’invecchiamento cellulare e riduce la mortalità. Un’indagine pubblicata sul European Journal of Epidemiology raggiunge conclusioni analoghe: chi beve fino a cinque caffè al giorno presenta un rischio di morte prematura inferiore rispetto a chi non ne consuma.

momento della giornata e preparazione del caffè

non è solo la quantità a fare la differenza: l’orario di consumo influisce sul ritmo circadiano e sul sonno. l’European Heart Journal consiglia di bere caffè preferibilmente prima di mezzogiorno per minimizzare interferenze con il riposo notturno. Inoltre, lo stile di preparazione incide sugli effetti positivi: l’aggiunta di zuccheri e grassi saturi può attenuare i benefici della bevanda, come riportato in uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition.

Il dottor Borja Quiroga, nefrologo, attribuisce l’effetto a una questione di qualità più che al caffè in sé: la versione non zuccherata e di buona qualità resta centrale. Secondo quanto riportato, l’impatto positivo è sostenuto dall’insieme di parametri legati al consumo moderato, alla provenienza e al metodo di preparazione della bevanda.

nominativi presenti nella fonte:

  • Borja Quiroga
barista
Categorie: Salute

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