Autonomia energetica: il riciclo di terre rare rende l'Italia un hub strategico

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Autonomia energetica: il riciclo di terre rare rende l'Italia un hub strategico

La scena energetica ed industriale globale richiede una revisione strutturale delle filiere, puntando sull’economia circolare come leva di autonomia. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori esterni di terre rare e materiali critici, essenziali per le tecnologie della transizione, attraverso pratiche di riuso, riciclo e decentramento industriale.

filiera europea delle terre rare e dei materiali critici

La centralità di una filiera europea delle terre rare e dei materiali critici diventa strategica in un contesto di politica di potenza globale. Il controllo delle forniture, oggi fortemente concentrato in mercati esterni all’Europa, impone una strada che valorizzi l’autonomia europea e italiana mediante l’economia circolare. Il riutilizzo di componenti esistenti e la rinascita di processi di riciclo permettono di liberarsi dall’obbligo di approvvigionarsi all’estero, riducendo la dipendenza dalle forniture determinate da partner internazionali.

In questa cornice, l’Italia può assumere un ruolo di hub per il riuso di componenti strategici, grazie all’esperienza maturata nel riciclo. Si prospetta la possibilità di creare una filiera europea che integri paesi membri e stimoli una produzione autonoma, capace di offrire servizi e componenti che trovino mercato all’interno dell’Unione.

costo dell’energia e sviluppo delle rinnovabili

Il costo energetico resta una barriera significativa per la competitività, sia in ambito europeo sia nazionale. Una strategia efficace prevede la costruzione di una vera filiera europea dell’energia in grado di integrare risorse e tecnologie, con l’Italia nel ruolo di attore chiave. Si guardi al fatto che aziende come Enel, Eni e persino attori internazionali stanno valutando l’Italia come base produttiva per gigantesche strutture dedicate alle batterie, le cosiddette gigafactory.

Il quadro attuale presenta costi elevati: l’Italia detiene tra i costi energetici più alti d’Europa. La via per la competitività passa attraverso un’accelerazione massiccia delle rinnovabili. Non è tanto la redditività immediata di solare ed eolico a preoccupare, quanto l’integrazione rapida nel sistema. Se si raggiungerà una penetrazione elettrica del 60% entro il 2030, i benefici scenderanno direttamente sui bilanci di famiglie e imprese.

Due fronti principali richiedono azione: eolico offshore e idrogeno. L’obiettivo è portare l’installato a circa 2,1 gigawatts entro il 2030, superando lacune tecnologiche e spingendo piattaforme galleggianti nelle acque costiere soprattutto dove è possibile sviluppare alternative nazionali. Anche altri Paesi stanno avanzando su questa strada, offrendo opportunità di leadership tecnologica a livello europeo.

fronti tecnologici chiave: eolico offshore e idrogeno

La transizione energetica richiede investimenti mirati su soluzioni innovative, con particolare attenzione all’eolico offshore e all’

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