Terapia chemio-free: il futuro del linfoma mantellare

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Terapia chemio-free: il futuro del linfoma mantellare

Nel contesto della ricerca sul linfoma mantellare emergono dati significativi riguardo a terapie chemo-free e all’impiego mirato di inibitori della via Btk, evidenziando potenziali cambiamenti nello standard di cura. Le nuove evidenze, presentate a conferenze internazionali, indicano progressi concreti nella gestione di una malattia tipicamente aggressiva e di incidenza elevata tra gli adulti anziani.

linfoma mantellare: quadro clinico e prospettive terapeutiche

Il linfoma mantellare è una sindrome linfoproliferativa appartenente ai linfomi non Hodgkin B. Colpisce prevalentemente individui di età avanzata, con una media intorno ai 70 anni. Può manifestarsi con ingrossamento dei linfonodi, ma può coinvolgere anche il midollo osseo e organi vari, tra cui il tratto gastrointestinale, rilevabile tramite endoscopie e analisi istologiche.

Tradizionalmente la gestione si basa su regimi chemio-immunoterapici. Sebbene siano comuni remissioni iniziali, la loro durata è spesso limitata e la malattia tende a recidivare. Tra i fattori di rischio rilevanti figurano una proliferazione cellulare accelerata e mutazioni di PIASI, come la P53, che influenza la risposta ai farmaci e ai chemioterapici, oltre a varianti istologiche quale la forma pleomorfa o la variante blastoide, entrambe associate a prognosi sfavorevole.

linfoma mantellare: avanzamenti terapeutici e impatto delle terapie mirate

Gli studi di riferimento hanno confrontato lo schema rituximab-bendamustina con l’aggiunta di un inibitore di Bruton tyrosine kinase (Btk) in pazienti di età ≥65 anni. L’inibitore esaminato include acalabrutinib. I risultati hanno mostrato una superiore progression-free survival nell’insieme della popolazione trattata con acalabrutinib, accompagnata da una riduzione del rischio di dover ricorrere a una terapia di terza linea, pari a circa 24% in meno rispetto al braccio di terapia standard.

Il disegno dello studio prevedeva un crossover: coloro che non ricevevano acalabrutinib potessero ottenerlo al progressivo peggioramento. I dati indicano che l’impiego sin dall’inizio dell’inibitore di Btk comporta vantaggi duraturi, con una diminuzione del bisogno di ulteriori linee terapeutiche nel lungo periodo.

linfoma mantellare: risultati preliminari dello studio Traverse

Parallelamente, i risultati dello studio Traverse, di fase 2, hanno analizzato una coorte non trattata in precedenza che ha seguito un regime chemo-free all’esordio diagnostico. L’induzione combinata comprende rituximab, acalabrutinib (inibitore di Btk) e venetoclax (inibitore di Bcl2). A induzione negativa per malattia residua (MRD negativa), i pazienti sono stati randomizzati tra osservazione o proseguire con acalabrutinib in monoterapia. Nella popolazione valutata, circa un 20% presentava mutazione di P53 al momento della diagnosi, associata a prognosi sfavorevole in scenari di chemio-immunoterapia tradizionali; con il nuovo regime, i tassi di remissione sono stati comparabili a quelli without mutazione.

L’obiettivo primario era il tasso di remissioni complete con MRD negativa, che ha mostrato riscontri molto promettenti: ORR superiore al 90%. Sebbene la maggioranza dei pazienti fosse ancora in induzione al momento della valutazione, oltre la metà ha raggiunto remissioni complete, praticamente tutte MRD negative. Tra i dodici pazienti che hanno completato la fase di induzione, tutti erano in remissione completa MRD-negativa. L’abbinamento di immunoterapia con rituximab, acalabrutinib e venetoclax potrebbe offrire benefici anche a chi è stato etichettato a rischio elevato con trattamenti standard.

Secondo le dichiarazioni di Enrico Derenzini, direttore della Divisione Oncoematologia all’IEO di Milano e professor associato di Ematologia, i dati condivisi all’Ash indicano una direzione chiara verso terapie capaci di minimizzare l’uso della chemio e di migliorare la storia clinica della malattia.

  • Enrico Derenzini — direttore Divisione Oncoematologia, IEO; professore associato di Ematologia all'Università Statale di Milano
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