Rischi della deregolamentazione sugli Ogm in un rapporto

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Rischi della deregolamentazione sugli Ogm in un  rapporto

La diffusione globale delle colture modificate e delle nuove tecniche genomiche sta trasformando i sistemi agricoli e alimentari. Il dibattito ruota attorno a sicurezza, etichettatura, governance dei semi e controllo pubblico, con implicazioni per paesi emergenti e mercati regionali.

ogm e ngt: deregolamentazione globale e scenari attuali

In diverse regioni si registrano superfici coltivate OGM significative: in Sudafrica si superano i 3 milioni di ettari, con percentuali quasi totali per il cotone e quote elevate per mais e soia. In Colombia gli ettari dedicati a colture transgeniche si attestano intorno a {100.000}. Nel 2025 la melanzana Bt è stata diffusa da decine di migliaia di agricoltori in Bangladesh, mentre il cotone BT in India copre oltre il 90% dell’area destinata a questa coltura. Questi dati si inseriscono in un contesto in cui Argentina, Brasile e altri paesi hanno avviato politiche di deregolamentazione delle Nuove Tecniche Genomiche (ngt) dal 2015, estendendosi successivamente ad Australia, Nigeria, Regno Unito, Costa Rica e Nuova Zelanda, e toccando anche l’Europa. In Italia, la deregolamentazione delle ngt è stata discussa in un quadro normativo che ha anticipato l’adozione di tali tecniche al 2024, inserendole in un quadro di gestione legato a provvedimenti emergenziali.

Secondo i promotori, le ngt potrebbero offrire colture più resistenti al cambiamento climatico, ridurre l’uso di risorse e accelerare lo sviluppo di varietà adatte a condizioni avverse. Tuttavia, la mancanza di consenso scientifico su sicurezza e impatti, insieme all’assenza di una chiara etichettatura, solleva dubbi su controlli pubblici e responsabilità delle aziende produttrici. Le dinamiche di mercato spingono verso modelli che privilegiano l’innovazione tecnologica senza una piena trasparenza informativa per i consumatori.

rischi e criticità delle nuove tecniche genetiche

La normativa internazionale continua a distinguere tra approcci tradizionali e tecniche di editing genetico, ma la classificazione rimane controversa. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nel 2018, ha chiarito che le ngt sono soggette alla normativa sugli Ogm. Gli studi evidenziano potenziali alterazioni genetiche indesiderate, instabilità cromosomiche e modificazioni nei profili metabolici. Alcuni esempi indicano livelli di nutrienti come il beta-carotene che possono variare in modo significativo o degradarsi rapidamente dopo il raccolto. Inoltre, si segnalano episodi di contaminazione tra colture Ogm e non Ogm, con rischi di perdita di biodiversità e diffusione di difese erbicide che favoriscono l’emergere di infestanti altamente resistenti.

Tra i rischi segnalati vi sono anche meccanismi di brevetttazione che consentono a gruppi internazionali di controllare sequenze genetiche, tratti e varianti sia presenti in colture sia presenti in natura. L’assenza di etichettatura chiara potrebbe limitare la scelta dei consumatori e ostacolare pratiche di tracciabilità necessarie per la trasparenza della filiera. Per questi motivi, la discussione su precauzione, informazione al pubblico e responsabilità scientifica resta centrale nel dibattito globale.

risposta pubblica, movimenti e quadro normativo

La discussione non è solo tecnica o economica ma anche politica e culturale. Si rafforzano reti dal basso, composte da contadini, movimenti civici, associazioni ambientaliste e gruppi di consumatori, che chiedono governance democratica dei semi, trasparenza e protezione della biodiversità. In diverse regioni si registrano divieti o moratorie: l’Ecuador e il Venezuela hanno inserito divieti a livello costituzionale, mentre in Sudafrica sono stati introdotti divieti recenti; in Messico e Colombia esistono restrizioni nazionali sul mais Ogm dal 2025. Anche Filippine, Bangladesh e parti della Cina hanno imposto cautele, accompagnate da dibattiti pubblici sul ruolo delle ngt. In Europa si sta vivendo un bivio normativo: da un lato pressioni delle lobby industriali per la deregolamentazione, dall’altro movimenti agricoli biologici e coalizioni per la democrazia alimentare che chiedono la salvaguardia del principio di precauzione e la tutela dei consumatori. In Italia, differenze tra esigenze di innovazione e salvaguardia della biodiversità hanno spinto un dibattito pubblico orientato verso un modello di governance più trasparente, con attenzione ai rischi e alle ricadute sociali.

bivio tra sovranità alimentare e innovazione

La discussione si concentra sulla possibilità di privatizzare elementi comuni della terra e dei semi. Le reti di agricoltori, movimenti indigeni e organizzazioni ambientaliste chiedono una gestione partecipata delle sementi, con tracciabilità e etichettatura chiare, per preservare la biodiversità e la resilienza agroalimentare. Nel contesto europeo si propone di bilanciare l’esigenza di innovazione con la tutela del consumatore e la salvaguardia dei sistemi ecologici, privilegiando pratiche che valorizzino la diversità genetica e le conoscenze locali. In assenza di una strategia di regolamentazione che garantisca trasparenza e responsabilità, il rischio è la perdita di controllo democratico sui fondamenti della produzione alimentare.

fra le figure chiave emergono riferimenti significativi nel dibattito globale:

  • Vandana Shiva
  • Manlio Masucci
  • Salvatore Ceccarelli
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