Non saremo mai vostri": il monito di Luciana Littizzetto in un video virale
A nome di tutti i lettori, giornalisti, ascoltatori @lucianinalitti #CTCF pic.twitter.com/ml4qzOyKCJ
— Che Tempo Che Fa (@chetempochefa) December 14, 2025
Una puntata recente di Che tempo che fa è stata teatro di uno sfogo pubblico affidato a una lettera dal tono deciso di Luciana Littizzetto. L’intervento ruota attorno alla presunta vendita del gruppo editoriale Gedi, che comprende quotidiani e radio, sollevando interrogativi sull’autonomia dell’informazione e sulla responsabilità sociale delle testate.
letterina luciana littizzetto contro la vendita del gruppo gedi
Nel corso della puntata, la comica ha presentato la missiva rivolta a john elkann, descrivendo con chiarezza le conseguenze potenziali di una cessione che interesserebbe asset strategici del panorama mediatico italiano. «Pare che vendano il gruppo Gedi» è stato il punto di partenza, seguito da una riflessione sulla rilevanza dei titoli interessati e sulle funzioni essenziali della stampa nel tessuto democratico. La lettera è stata accompagnata da un tono che alterna ironia e determinazione, ponendo al centro la questione della libertà di informazione e della responsabilità di chi lavora nel settore.
- augias
- giannini
- de gregorio
- linus
La Littizzetto ha affinato il messaggio con una serie di riferimenti ironici ma pregnanti, ricordando che la vendita riguarda elementi primari della cultura italiana: «non è un semplice chiosco di stampa», bensì «un pezzo importante della storia culturale italiana». Secondo la comica, la sorte della stampa non è una questione accessoria, ma una questione di responsabilità pubblica e di integrità professionale che trascende interessi di mercato.
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- linus
Un altro elemento centrale riguarda il ruolo della stampa come cane da guardia del potere e come libera informazione e pensiero critico siano pilastri irrinunciabili del dibattito pubblico. La lettera richiama la necessità di preservare una voce indipendente anche in contesti di mercato complessi, sottolineando che i giornalisti, i conduttori e i protagonisti dello spettacolo hanno la responsabilità di raccontare il mondo con onestà, senza poter essere orientati da interessi economici estranei al mestiere.
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Con una chiusa potentemente assertiva, la Littizzetto ribadisce un concetto fondamentale: «non saremo mai vostri». La missiva lascia intendere che, pur accettando collaborazione e progetti comuni, gli autori e i professionisti dell’informazione non rinunceranno alla propria identità, né si lasceranno influenzare da vincoli esterni. L’intervento conclude con l’affermazione che la testa, la lingua e la schiena di chi fa giornalismo rimangono intatte, anche di fronte a mutamenti di proprietà o a logiche di mercato che mirano a controllare la narrazione.
- augias
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In chiusura, lo sfogo di Littizzetto si presenta come una difesa ferma della libertà di espressione e della funzione pubblica dell’informazione. L’episodio evidenzia come la discussione sul futuro del gruppo Gedi non riguardi soltanto questioni economiche, ma un processo vitale per la coerenza culturale del Paese e per la salvaguardia di un Ecosistema mediatico plurale e responsabile.
