Master in Italia per formare agenti di comunità sul modello brasiliano

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Master in Italia per formare agenti di comunità sul modello brasiliano

Il master in salute collettiva esplora pratiche di cura negoziate tra comunità e sanità, ispirandosi a modelli di prossimità visti oltre oceano. In Brasile, l’operatività quotidiana di un’équipe medica lungo il Rio Negro mostra come agenti di salute comunitaria diffondano tecniche di cura e come figure ibride riducano le distanze tra paziente e istituzioni. In Italia, a Parma, a circa 9000 km di distanza, si avvia una proposta formativa che pretende di trasformare l’approccio alla salute nelle realtà locali attraverso la collaborazione tra professionisti, cittadinanza e servizi pubblici.

master in salute collettiva: approcci di cura negoziata tra comunità e sanità

dalla amazzonia all’emilia-romagna

Nell’area amazzonica, l’intervento quotidiano si avvale di una collaborazione tra medici di base e operatori di sanità comunitaria a bordo di piccole imbarcazioni che attraversano fiumi. Figure ibride facilitano l’accesso alle cure integrando medicina tradizionale e saperi locali. In Italia, il master in salute collettiva intende emulare questa dinamica: antropologi, infermieri, psichiatri si confrontano con la pluralità delle pratiche di cura e con le necessità dei pazienti, promuovendo un approccio anti-coloniale che riconosca la diversità delle pratiche sanitarie.

percorso formativo e obiettivi

Il percorso prevede una formazione che integra medicina e scienze sociali, valorizzando il dialogo tra pazienti, caregiver, istituzioni e realtà territoriali. Il modello favorisce l’accoglienza delle pratiche di cura esplicitate dai pazienti, anche quando includono auto-diagnosi digitali o rimedi tradizionali. In parallelo, molti partecipanti hanno visitato il Brasile tra novembre e dicembre per osservare l’organizzazione pubblica della salute su modello italiano.

prevenzione come scelta economica

Al ritorno in Italia, gli operatori hanno trasferito esperienze e strumenti nelle proprie realtà: Università, aziende sanitarie locali e associazioni hanno arricchito la pratica clinica con approcci di prossimità. L’idea è che investire in una tecnologia lieve—cioè pratiche coordiante dallo stato—sia meno costoso rispetto a un’etica della cura orientata unicamente alla risoluzione di problemi acuti. In contesto di frammentazione dei fondi e di crisi strutturale, questa prospettiva mira a prevenire malesseri affrontando cause e condizioni sociali.»

il contesto migratorio tra territorio, sanità e diritti

Il fenomeno migratorio nel Mediterraneo mostra come i percorsi migratori non vadano ridotti a diagnosi individuali, ma letti come consequences di ingiustizie storiche e traumi collettivi. Una concezione collettiva delle determinanti di salute permette di indirizzare l’assistenza verso le cause profonde del malessere, favorendo strumenti di integrazione e di inclusione sociale.

il master: medicina e scienze sociali per rafforzare il welfare

Il progetto è portato avanti da professionisti come Maria Inglese, medico psichiatra e psicoterapeuta nell’Ausl di Parma, e Lucrezia Travella, antropologa dell’Università degli Studi di Milano, entrambi iscritti alla prima edizione. Il lavoro etnopsichiatrico mira a evidenziare discriminazioni razziali e differenze etniche nel contesto della salute mentale, integrando i percorsi biomedici con le scienze sociali e con i saperi locali. Il contesto di Parma comprende ospedali, cliniche e reti associative come Ciac, impegnata nell’inclusione di persone migranti che hanno ospitato operatori e operatrici del master. L’obiettivo è cambiare il sistema sanitario dall’interno, valorizzando luoghi pubblici già presenti e stimolando un’evoluzione verso una cura meno opprimente, più lenta e negoziale, in grado di beneficare sia i lavoratori sia gli utenti. Il primo anno ha selezionato otto sedi residenziali e l’intento è quello di estendere ulteriormente la presenza pratica nel territorio, superando la distincta distinzione tra teoria accademica e intervento sul campo.

Figura chiave del progetto: l’impegno si fonda sull’interazione tra formazione accademica, contesto clinico e reti territoriali, per realizzare una sanità capace di rispondere alle esigenze concrete della popolazione in modo integrato e sostenibile.

  • Vincenza Pellegrino – sociologa, direttrice del master
  • Jacopo Gibertini – filosofo, interprete dell’approccio negoziale
  • Maria Inglese – medico psichiatra e psicoterapeuta
  • Lucrezia Travella – antropologa
  • Ciac – realtà associativa impegnata nell’inclusione sociale
Emilia Romagna, quando la salute si cura come in Amazzonia: ecco il primo master per “agenti di comunità”
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