Influenza K: origine, diffusione e strategie per contenerla
Un’analisi approfondita riassume l’andamento della stagione influenzale e indica strategie per contenere gli effetti della nuova sottoclade K, derivata dal ceppo A(H3N2). Nonostante i segnali di riduzione dell’efficacia contro questa variante, la vaccinazione resta una protezione rilevante per ridurre le forme gravi e l’impatto complessivo sull’assistenza sanitaria.
variante k dell'influenza: origine, diffusione e impatti
La variante k è stata intercettata per la prima volta a New York durante la sorveglianza di giugno 2025, identificata come la sottoclade J.2.4.1. A luglio la presenza è stata confermata in Regno Unito, Australia, alcune regioni africane e asiatiche, oltre agli Stati Uniti, con una rapida progressione nei mesi successivi. Nei periodi successivi, l’aumento dell’attività ha portato la sottoclade a rappresentare una quota rilevante delle infezioni, arrivando a dominare in diverse nazioni e contribuendo agli aumenti stagionali nelle infezioni respiratorie acute, inclusa l’Italia.
origine e mutazioni principali
Il ceppo discende da A(H3N2), emerso nel 1968 e responsabile di una pandemia che ha causato un elevato carico di malattia. Rispetto ad altri ceppi, A(H3N2) presenta un tasso di evoluzione elevato, con molte sostituzioni nell’emoagglutinina, soprattutto nel dominio di legame del recettore. Tali cambiamenti sono indicative di variazioni antigeniche significative. I test sui sieri umani post vaccino hanno mostrato una ridotta inibizione della sottoclade K, suggerendo una minore neutralizzazione da parte degli anticorpi indotti dal vaccino attuale.
diffusione geografica e impatto epidemiologico
All’inizio di ottobre si sono registrate segnalazioni di una stagione influenzale precoce e grave in Giappone, seguite rapidamente dal Regno Unito. Tra maggio e novembre 2025, la sottoclade K ha costituito circa un terzo delle sequenze A(H3N2 a livello globale e oltre la metà di quelle europee. L’analisi evidenzia che la nuova variante risulta dominante in diversi paesi, sostituendo altri ceppi di A(H3N2) e manifestando un vantaggio in termini di trasmissibilità. Negli Stati Uniti l’aggiornamento delle autorità sanitarie ha indicato un’accelerazione dell’attività influenzale, con centinaia di migliaia di casi segnalati e un numero significativo di ricoveri, inclusi decessi pediatrici.
vaccini e contromisure per contenere l’impatto
Le evidenze disponibili indicano che la vaccinazione resta una protezione utile contro gli esiti gravi associati all’infezione da variante K. L’efficacia, però, appare eterogenea a seconda del tipo di vaccino: negli studi britannici, i sieri post vaccinazione hanno mostrato una protezione consistente contro gravi esiti nei bambini, mentre l’efficacia degli immunizzanti somministrati agli adulti si mantiene a livelli inferiori. Aumentare la copertura vaccinale, soprattutto tra coloro che interagiscono con persone a rischio, è ritenuto cruciale. Inoltre, l’uso tempestivo degli antivirali disponibili per profilassi e trattamento è raccomandato per limitare l’impatto dell’epidemia prevista per questa stagione.
campagna vaccinale mirata all’età e agli ambienti di contatto rimane una delle principali leve di contenimento, insieme a evitare esposizioni a soggetti sintomatici e a intervenire prontamente con terapie antivirali quando indicato.
Il percorso da seguire resta l’incremento della copertura vaccinale, la vigilanza continua sull’evoluzione della variante e l’impiego tempestivo delle misure disponibili per proteggere le fasce di popolazione più vulnerabili.