Chiusura a Rho: 42 licenziamenti, un Natale amaro per Freudenberg
Il 23 dicembre è stato siglato l’accordo di definizione del piano di incentivi e ammortizzatori sociali che accompagna la chiusura dello stabilimento Freudenberg a Rho, multinazionale tedesca leader nella produzione di filtri industriali. L’intesa arriva al termine di mesi di agitazioni, con proteste anche presso la sede centrale di Weinheim in Germania, e determina una significativa riorganizzazione della produzione
piano di incentivi e ammortizzatori sociali: contenuti e strumenti
Il testo prevede una cassa integrazione per 12 mesi rivolta a tutto il 2026 e l’accesso alla Naspi per i lavoratori che lasceranno l’azienda. Gli incentivi sono riservati a 25 lavoratori diretti dello stabilimento, in un quadro complessivo che conta 42 esuberi tra diretti, interinali e a termine. Non è stata prevista l’apertura a un potenziale compratore in sede di deliberazione regionale, nonostante sia stata presentata una offerta formale da parte di un imprenditore.
piano di incentivi e ammortizzatori sociali: strumenti e condizioni
La definizione dei strumenti prevede incentivi economici e strumenti di sostegno al reddito per chi resta e per chi lascia lo stabilimento, con l’obiettivo di mitigare l’impatto occupazionale della chiusura e della delocalizzazione.
delocalizzazione e chiusura dello stabilimento freudenberg a rho: contesto e conseguenze
La decisione riguarda la delocalizzazione della produzione verso la Slovacchia e gli Stati Uniti, con la chiusura definitiva dello stabilimento di Rho. L’operazione rientra in una strategia aziendale che coinvolge anche la sede centrale in Germania e ha come effetto la cessazione di attività per i lavoratori direttamente impiegati, nonché per figure assunte a termine e interinali.
delocalizzazione: destinazioni e tempi
La produzione verrà spostata verso la Slovacchia e gli Stati Uniti, con tempi organizzativi che accompagnano la chiusura dello stabilimento italiano e la riallocazione di parte della capacità produttiva.
sindacati, regione e posizione aziendale: riflessioni e sostegni
Secondo la CGIL, la scelta di delocalizzare risponde alla necessità di mantenere margini di profitto ridotti dopo l’introduzione dei dazi commerciali da parte dell’amministrazione statunitense. I sindacati hanno valutato l’accordo come “soddisfacente”, riconoscendo comunque la complessità della situazione occupazionale e la necessità di individuare strumenti di protezione per i lavoratori coinvolti.
sindacati e valutazione dell’accordo
La nota comune sottolinea che l’intesa offre un percorso di transizione sensibile per i dipendenti interessati, pur rimanendo la chiusura dello stabilimento e la delocalizzazione una realtà ormai consolidata.
esiti e stato dell’accordo: considerazioni finali
La Freudenberg ha dichiarato di non voler aprire la strada a ulteriori opportunità di subentro; nonostante sia stata ricevuta un’offerta formale da un imprenditore interessato, la direzione ha deciso per la chiusura e la riorganizzazione. Le misure previste dall’accordo mirano a contenere l’impatto sociale della decisione, offrendo sostegni ai lavoratori coinvolti e definendo la gestione degli esuberi nel quadro di un intervento di transizione.
