Ilaria Parimbelli e l’encefalite trascurata: processo al medico

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Ilaria Parimbelli e l’encefalite trascurata: processo al medico

La tragica vicenda di Ilaria Parimbelli, una giovane di 28 anni, ha sollevato importanti questioni riguardanti la responsabilità medica e l’importanza di diagnosi tempestive. I genitori della ragazza stanno attualmente cercando giustizia dopo la sua morte avvenuta a seguito di un’encefalite erpetica non diagnosticata in tempo, che l’aveva ridotta in uno stato vegetativo per due anni.

la cronologia degli eventi

Nel settembre 2019, Ilaria si era recata al pronto soccorso del Policlinico San Marco di Zingonia presentando febbre alta, vomito, mal di testa e allucinazioni. Dopo quattro giorni di osservazione, fu dimessa con una diagnosi errata di crisi d’ansia. Solo successivamente, durante un ricovero presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII, le fu finalmente diagnosticata un’encefalite erpetica. Questa condizione richiedeva un intervento immediato. Purtroppo, il 1 agosto 2021, Ilaria morì a causa di soffocamento provocato da una crisi epilettica. La vicenda ha portato l’attenzione sul medico del Policlinico attualmente sotto processo per omicidio colposo e responsabilità medica. La prossima udienza è prevista per il 12 gennaio.

testimonianze in aula

Nell’udienza del 19 novembre sono stati ascoltati i periti Roberto Stellini (infettivologo) e Andrea Verzeletti (medico legale), nominati dalla giudice Donatella Nava. Durante gli interrogatori, si è discusso della possibilità di una diagnosi più rapida. Il dottor Stellini ha evidenziato che un consulto neurologico avrebbe potuto rivelare tempestivamente l’encefalite erpetica. Sebbene una TAC fosse risultata negativa, ulteriori esami come elettroencefalogramma o risonanza magnetica avrebbero potuto chiarire meglio la situazione clinica della paziente.

le mancanze nella diagnosi

La giudice ha posto domande sui sintomi non adeguatamente considerati dal medico curante, in particolare le allucinazioni vissute da Ilaria. Verzeletti ha sottolineato che tali manifestazioni non sono state valutate con sufficiente attenzione e che un consulto neurologico avrebbe potuto fornire indicazioni più precise sulla condizione della giovane paziente. Questo aspetto mette in luce l’importanza delle linee guida diagnostiche e dell’approccio olistico nella valutazione dei pazienti.

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