Violenze in carcere Santa Maria Capua Vetere: chiesti fino a 21 anni

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Violenze in carcere Santa Maria Capua Vetere: chiesti fino a 21 anni

Le violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, in pieno lockdown per l’emergenza Covid, tornano al centro di un maxiprocesso fatto di ricostruzioni minuziose e contestazioni pesanti. Nel corso della requisitoria, il pm Alessandro Milita ha rivolto accuse dirette a figure di vertice, richiamando responsabilità presunte anche in assenza di partecipazione materiale agli episodi di pestaggio e concentrandosi su decisioni, procedure e atti ritenuti capaci di incidere sia durante le aggressioni sia nelle fasi successive.

maxiprocesso Santa Maria Capua Vetere: requisitoria pm Milita e accuse principali

Durante l’intervento in aula, Milita ha definito “criminale” la condotta contestata a Gaetano Manganelli, ex comandante della Polizia penitenziaria dell’istituto casertano, oggi comandante del carcere di Salerno. L’accusa si collega alla ricostruzione della posizione di un imputato ritenuto tra i punti centrali della vicenda dei pestaggi ai danni dei detenuti.

Per quelle violenze, il giudice per le indagini preliminari aveva disposto 52 misure cautelari, qualificando la vicenda con l’espressione “orribile mattanza”. Il pm, nell’ambito della ricostruzione presentata al Tribunale, ha ricondotto a Manganelli una responsabilità diretta e consapevole nella gestione di quanto avvenne nel reparto Nilo, pur escludendo una partecipazione fisica agli atti di violenza.

Manganelli: richiesta di condanna a 14 anni e contestazione della condotta “lontano dai corridoi”

Per Gaetano Manganelli, la Procura ha chiesto una condanna a 14 anni. Secondo l’accusa, l’ex comandante avrebbe scelto di rimanere nel proprio ufficio, restando lontano dai corridoi in cui agenti picchiavano i detenuti. Milita ha definito tale atteggiamento “furba”: da un lato avrebbe consentito a Manganelli di non essere presente fisicamente durante i pestaggi, dall’altro, secondo l’impianto accusatorio, non gli avrebbe impedito di conoscere ciò che stava accadendo all’interno del carcere.

procedimenti disciplinari dopo i pestaggi: contestazione sui “detenuti pestati”

Milita ha sottolineato che Manganelli, secondo la Procura, sarebbe stato a conoscenza delle sofferenze dei detenuti. Le contestazioni sono collegate in particolare a 15 detenuti indicati come presunti responsabili della protesta scoppiata la sera precedente, dopo la notizia della positività al Covid di un recluso. Nei confronti di quei detenuti, successivamente, Manganelli avrebbe avviato procedimenti disciplinari.

Nel corso della requisitoria, Milita ha posto l’accento sulla logica attribuita dalla Procura a tale scelta, evidenziando la coerenza tra la conoscenza dei pestaggi e l’attivazione di provvedimenti disciplinari. Le dichiarazioni in aula hanno riguardato anche i contenuti dei documenti e la loro valutazione, con affermazioni riportate dal pm sui provvedimenti e sulla percezione della gravità dei fatti.

cambio di versione nelle indagini e nei fatti processuali

Accanto al nucleo relativo alla presenza fisica e alla gestione durante gli episodi, Milita ha richiamato un ulteriore punto: il cambio di versione nel corso del procedimento. In una prima fase delle indagini, Manganelli avrebbe sostenuto di essere rimasto sempre nel proprio ufficio. In seguito, durante il processo, avrebbe invece dichiarato di essersi spostato per occuparsi del trasferimento dei 15 detenuti coinvolti nella protesta.

pena richiesta per Pasquale Colucci: 21 anni e 4 mesi

La richiesta più elevata della Procura riguarda Pasquale Colucci, dirigente della Polizia penitenziaria. Per Colucci, il pm ha chiesto 21 anni e 4 mesi, qualificandolo come “il regista fondamentale” di quanto accaduto il 6 aprile e dei giorni successivi.

ruolo attribuito e responsabilità contestate a Colucci

Secondo l’accusa, Colucci sarebbe responsabile di tutti i reati contestati, con una catena che comprende la tortura nei confronti dei quasi 300 detenuti del reparto Nilo, la morte di Hakimi Lamine deceduto circa un mese dopo i pestaggi, oltre al presunto depistaggio. La Procura ha inoltre contestato relazioni sui fatti definite dal pm “mostruosamente false”, indicate come elementi capaci di ostacolare la ricostruzione di quanto realmente avvenuto nel carcere.

violenza del 6 aprile 2020: perquisizione straordinaria e aggressione collettiva nel reparto Nilo

Il processo prende le mosse dai fatti del 6 aprile 2020, quando, secondo la ricostruzione della Procura, una perquisizione straordinaria presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere si trasformò in una violenta aggressione collettiva contro i detenuti del reparto Nilo. Le immagini delle telecamere interne, diventate pubbliche nel 2021, hanno mostrato decine di agenti colpire alcuni detenuti con calci, pugni e manganelli, mentre i reclusi sarebbero stati inermi o già a terra.

La vicenda ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica e ha portato all’apertura di un procedimento che coinvolge complessivamente 105 imputati.

morte di Hakimi Lamine e contestazione sulle cure

Tra le contestazioni più gravi rientra la morte di Hakimi Lamine, detenuto di origine algerina, deceduto circa un mese dopo i fatti. Secondo la Procura, l’uomo non avrebbe ricevuto adeguate cure dopo essere stato picchiato. Nel corso della requisitoria, Milita ha dato rilievo anche al ruolo di alcuni sanitari in servizio nel carcere per conto dell’Asl.

sanitari accusati: richieste di pena per Raffaele Stellato e Pasquale Iannotta

Per il medico Raffaele Stellato, il pm ha chiesto 9 anni. Per Pasquale Iannotta, la richiesta è di 7 anni. Secondo l’accusa, i due medici avrebbero avuto un ruolo determinante perché avrebbero potuto documentare le lesioni riportate dai detenuti e garantire cure adeguate.

Milita ha sostenuto che sarebbero stati prodotti certificati incompleti o non corrispondenti alla reale gravità delle condizioni. Attenzione particolare è stata riservata al caso di Hakimi, con l’affermazione che il detenuto sarebbe rimasto “a terra in un vano” senza essere curato.

certificazioni ritenute discordanti e accusati ulteriori agenti sui certificati di lesioni

Secondo il pm, Stellato avrebbe riportato negli atti ciò che sarebbe stato richiesto dagli agenti, senza indicare correttamente lesioni, diagnosi o terapie. Per altri quattro agenti accusati di avere prodotto certificazioni false sulle proprie lesioni, la Procura ha chiesto pene comprese tra 4 e 5 anni di carcere.

funzionarie della Polizia penitenziaria: pene richieste fino a 12 anni

La requisitoria ha riguardato anche tre funzionarie della Polizia penitenziaria, con richieste di pena significative. Per Annarita Costanzo, commissario capo del reparto Nilo, il pm ha chiesto 12 anni. Milita ha parlato di “responsabilità impressionanti” contestando di non avere fermato i pestaggi durante la perquisizione straordinaria e di avere, successivamente, ostacolato gli accertamenti.

Secondo la Procura, Costanzo avrebbe anche inviato un messaggio in cui si affermava che “le telecamere sono spente”; la circostanza sarebbe risultata non corretta e sarebbe collegata, dagli investigatori, al successivo tentativo di manomissione degli impianti di videosorveglianza.

Nunzia Di Donato e Tiziana Perillo: presenza durante le violenze e contestazioni su assistenza e informazioni

Per Nunzia Di Donato sono stati richiesti 11 anni, mentre per Tiziana Perillo, all’epoca funzionaria del carcere di Avellino, la richiesta è di 10 anni. Secondo il pm, entrambe sarebbero state presenti durante le violenze, soprattutto nella zona dell’infermeria, descritta da un imputato come “un campo di battaglia”.

La contestazione della Procura riguarda il mancato intervento per fermare le aggressioni e per garantire assistenza adeguata ai detenuti feriti. A Di Donato viene inoltre contestata la rivelazione di segreto d’ufficio: per l’accusa, avrebbe informato il carcere dell’arrivo dei carabinieri nei giorni successivi ai pestaggi, contribuendo a un tentativo di alterare le immagini delle telecamere interne.

personaggi nominati

  • Alessandro Milita
  • Gaetano Manganelli
  • Pasquale Colucci
  • Hakimi Lamine
  • Raffaele Stellato
  • Pasquale Iannotta
  • Annarita Costanzo
  • Nunzia Di Donato
  • Tiziana Perillo
Chieste pene fino a 21 anni per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il pm all’ex comandante: “Sei un criminale”
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