Ue vieta di distruggere i capi invenduti: meno sprechi, più qualità e produzione responsabile

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Ue vieta di distruggere i capi invenduti: meno sprechi, più qualità e produzione responsabile

Le normative europee possono richiedere tempi lunghi, ma quando entrano in vigore riescono ad attivare cambiamenti capaci di trasformare prassi consolidate. Il regolamento Ecodesign per prodotti sostenibili (Espr) è un esempio concreto: dopo anni di discussioni, l’avvio risale all’estate 2024 e, dal 19 luglio, prende forma una misura particolarmente simbolica. La disposizione riguarda il divieto di distruggere capi d’abbigliamento e calzature rimasti invenduti.

divieto ecodesign dal 19 luglio 2024: distruggere capi e calzature invenduti non sarà più consentito

La misura impone un cambio di rotta rispetto a un comportamento che per anni ha riguardato una parte della merce prodotta ma non acquistata. L’esigenza di smaltire rapidamente l’invenduto, fino a oggi, è stata spesso collegata a valutazioni di gestione economica e di bilancio. Per questo, il primo canale visibile resta quello delle promozioni, con i saldi che ricominciano proprio in questo periodo. Quando questi strumenti non risultano sufficienti, entrano in gioco ulteriori passaggi commerciali come flash sales, vendite private, outlet e negozi di stock.

Il tema presenta però una complessità reale: le vendite a prezzo pieno e quelle scontate devono coesistere senza generare una concorrenza interna dannosa, con l’obiettivo di ottimizzare il risultato complessivo tra quanto prodotto e quanto effettivamente venduto. Nei settori del lusso, l’equilibrio diventa ancora più delicato per la centralità del valore legato all’esclusività, motivo per cui la produzione in eccesso tende a essere più contenuta. Nei modelli fast fashion e ultra fast fashion prevale invece la logica di conquistare il consumatore tramite un prezzo particolarmente attrattivo: in questo caso risulta rilevante il numero di pezzi immessi sul mercato, mentre i canali successivi si restringono.

ecodesign e ampliamento futuro del divieto: nuovi atti delegati potrebbero estenderlo ad altre categorie

Per il momento il divieto riguarda in modo specifico capi d’abbigliamento e calzature. Il regolamento, però, lascia alla Commissione la possibilità di decidere un’estensione in futuro, tramite nuovi atti delegati che potrebbero coinvolgere ulteriori categorie di prodotti.

eccezioni previste dal regolamento: distruzione ammessa solo in casi specifici

Il divieto non esclude ogni scenario. I marchi potranno continuare a distruggere materiale che rientra in condizioni determinate, ad esempio: merce contraffatta, non conforme alla normativa o coperta da marchi o licenze che non consentono la distribuzione dopo una certa data. Sono previste inoltre eccezioni per i prodotti difettosi e impossibili da riparare.

donazioni come fase obbligatoria: almeno tre enti e attesa di otto settimane

Prima di arrivare alla distruzione dell’invenduto, è prevista una procedura strutturata. Le aziende devono prima tentare di donare il prodotto invenduto ad almeno tre enti dell’economia sociale. In alternativa, può essere reso disponibile sul proprio sito. La fase richiede un periodo di attesa di otto settimane. La distruzione diventa ammessa solo in assenza di richieste dopo questo passaggio.

ciclo di vita e produzione: due leve principali spinte da ecodesign

Il regolamento Ecodesign, e in particolare il divieto di distruzione, indirizza i brand verso un cambiamento operativo su due fronti. Il primo riguarda la programmazione della produzione, con l’adozione di sistemi più sofisticati per calibrare i volumi sulla base della reale capacità di vendita. Il secondo riguarda l’estensione del ciclo di vita del prodotto: se un capo non può più essere eliminato a fine stagione, diventa centrale progettare in modo che mantenga valore nel tempo e possa essere rivenduto, riparato, riutilizzato oppure, come opzione finale, riciclato.

La direzione indicata punta a far produrre meno e meglio. Al contempo, viene richiamato un ruolo attivo dei consumatori nel sostenere brand più responsabili, trasparenti e orientati alla circolarità.

passaporto digitale di prodotto: informazioni sulla qualità e sulla circolarità

Accanto alle misure operative, il regolamento introduce anche il passaporto digitale di prodotto. L’obiettivo è creare una sorta di carta d’identità digitale in grado di raccogliere le informazioni necessarie su qualità del prodotto, processi produttivi, impatti ambientali e circolarità. Alcuni brand avviano già test in vista della conclusione prevista entro la fine del 2017, quando l’uso diventerà obbligatorio.

potere del consumatore e alternative all’invenduto: riparazione, ritiro, riciclo e donazione

Il cambiamento richiesto non si limita all’interruzione della distruzione dei prodotti invenduti. La trasformazione si manifesta anche nelle attività che i brand potranno avviare o rafforzare, come servizi di riparazione, programmi di ritiro dell’usato, rivendita di capi ricondizionati, oltre a percorsi di riciclo e donazione. Queste iniziative vengono descritte nei report di sostenibilità e nei contenuti pubblicati sui relativi siti web.

Le regole definiscono un perimetro, mentre la differenza concreta emerge dalle scelte compiute all’interno degli obblighi: il risultato finale dipende dal grado di serietà con cui ciascun soggetto costruisce alternative più efficaci rispetto alla semplice conformità minima.

L’Ue vieta di distruggere i capi invenduti: l’auspicio è che i brand producano meno e meglio
Categorie: Economia

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