Ucraina, guerra dei droni: ogni tre mesi cambiamo tecnologie per sfuggire ai russi

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Ucraina, guerra dei droni: ogni tre mesi cambiamo tecnologie per sfuggire ai russi

Al Salone aeronautico internazionale di Farnborough emerge con forza un quadro in cui l’Ucraina presenta una flotta di velivoli a guida remota sempre più al centro del conflitto. Le dichiarazioni raccolte nello stand ucraino descrivono un’evoluzione rapida, fatta di aggiornamenti continui, produzione su larga scala e capacità operative destinate a ridefinire l’equilibrio tra attacco e difesa. Sullo sfondo, il tema dominante resta la trasformazione della guerra in una dinamica tecnologica permanente, in cui l’avanzamento più veloce rende obsoleti strumenti considerati all’avanguardia in pochi mesi.

kiev e la flotta di droni a guida remota a farnborough

In occasione dell’evento in Inghilterra, un funzionario del ministero ucraino della Difesa, presente a Farnborough, collega direttamente l’impiego dei droni all’esigenza di aggiornare costantemente i sistemi. Secondo quanto riportato, la necessità di intervenire con cadenza regolare deriva dal fatto che i russi riescono a sviluppare contromisure, rendendo indispensabili modifiche e perfezionamenti.

aggiornamenti continui e adattamento alle contromisure

Il funzionario descrive una differenza tra modelli più grandi e più piccoli. Il drone d’attacco a lungo raggio Liutyi, indicato come uno dei più rilevanti della flotta, sarebbe stato sottoposto a oltre 200 modifiche dalla sua nascita. Per lo Shrike, un modello più piccolo utilizzato sul campo di battaglia, nel periodo iniziale del conflitto sarebbe stato impiegato con ritmi molto inferiori rispetto all’attuale scala produttiva.

velivoli esposti nello stand e interesse globale

Nello spazio dedicato all’Ucraina vengono esposti alcuni dei velivoli a pilotaggio remoto in uso contro la Russia. L’interesse degli esperti militari arrivati da più paesi risulta particolarmente alto perché i droni vengono presentati come una prova concreta della trasformazione del conflitto in una guerra tecnologica permanente. La velocità con cui avviene l’innovazione viene descritta come tale da rendere rapidamente superate soluzioni considerate avanzate.

capacità operative dei droni ucraini: attacco, velocità e raggio

Il funzionario precisa che i velivoli non vengono più interpretati soltanto come strumenti legati alla linea di contatto, ma come mezzi capaci di incidere su una dimensione strategica più ampia. In questo contesto, viene citato il Liutyi come piattaforma in grado di trasportare una testata da 50 chili, impiegata per colpire obiettivi chiave all’interno del territorio russo. Tra le aree menzionate figurano raffinerie di petrolio e impianti nei pressi di Mosca e San Pietroburgo.

modelli a reazione e prestazioni dichiarate

Accanto a questi sistemi viene citato il Peklo, indicato come un modello a reazione con prestazioni specifiche: 700 chilometri all’ora di velocità e un raggio d’azione di 700 chilometri.

scala dei lanci e dinamica degli attacchi: numeri su entrambi i fronti

Le informazioni riportate delineano un’escalation quantitativa, con volumi di fuoco descritti come senza precedenti su entrambi i fronti. Per il ministero della Difesa ucraino, la Russia invierebbe sui cieli ucraini tra 300 e 400 droni a notte, combinando diversi tipi di assetti, tra cui velivoli d’attacco Shahed, esche e droni da ricognizione.

risposta ucraina con lanci su larga scala

Sul fronte ucraino, la risposta viene descritta come un lancio di migliaia di droni al giorno, includendo velivoli Fpv, intercettori e sistemi da ricognizione. La rappresentazione complessiva mette in evidenza un ciclo continuo di impiego e controimpiego.

produzione di massa e droni intercettori economici

Oltre al quadro istituzionale, viene citata anche la testimonianza di Adrian Yablonskyi, manager di Skyfall, società ucraina specializzata nella costruzione di piattaforme aeree a guida remota. Secondo quanto riportato, all’inizio del conflitto venivano costruite poche centinaia di unità al mese, con una tecnologia considerata dal manager “medievale”. La trasformazione produttiva sarebbe arrivata in pochi anni a un ritmo molto più elevato.

da poche centinaia al ritmo attuale di produzione

La produzione viene indicata oggi come capace di arrivare a centinaia di migliaia di pezzi al mese. Viene inoltre citato il modello più piccolo in dotazione all’esercito ucraino, lo Shrike, descritto con caratteristiche specifiche: lungo 25 centimetri, con un carico di munizioni fino a 3 chili, una velocità di crociera fino a 120 km/h e una distanza percorribile fino a 30 chilometri.

abbattimenti, guerra elettronica e sostenibilità dei costi

Attraverso l’impiego di droni intercettori economici sviluppati internamente, Kiev sostiene di poter mantenere un tasso di abbattimento dei velivoli kamikaze russi pari al 95 per cento, neutralizzando tra 250 e 270 droni su un’ondata media di 300.

durata operativa limitata e rischio di neutralizzazione

La guerra elettronica viene indicata come un fattore che riduce significativamente la durata di impiego degli apparati. Viene riportato che un drone da ricognizione al fronte avrebbe una speranza di vita stimata tra tre e cinque giorni.

insostenibilità dei soli sistemi d’arma tradizionali

La questione economica viene collegata alla necessità di rispondere a grandi saturazioni. Il funzionario afferma che pensare di contrastare attacchi di massa facendo affidamento soltanto su sistemi d’arma tradizionali risulterebbe insostenibile. L’esempio riportato riguarda un possibile attacco a una città come Dubai con 300 droni in una notte, ipotizzando l’uso di missili Patriot da milioni di dollari e descrivendo un costo finanziario considerato devastante.

approccio basato su droni fpv economici

La sostenibilità viene fatta dipendere dall’impiego di droni Fpv economici, descritti come con costi intorno a 500 dollari, in grado di infliggere danni importanti rispetto a un prezzo ridotto. La logica proposta combina quindi efficienza operativa e scalabilità dei costi.

conflitto potenzialmente infinito e prospettive per l’Europa e la nato

Nonostante i progressi tecnologici e produttivi raggiunti dall’Ucraina, per il ministero della Difesa il conflitto viene presentato come potenzialmente infinito. Secondo quanto dichiarato, si tratterebbe di un processo di logoramento destinato a non fermarsi, perché la tecnologia continua a evolversi. In questa cornice viene indicata anche una possibile estensione della minaccia ad altri paesi europei: dai Paesi Baltici alla Polonia, fino alla stessa Italia.

ogni luogo potenzialmente obiettivo

La motivazione addotta ruota attorno alla disponibilità di droni a basso costo e alla produzione su larga scala: con questi elementi, ogni area del mondo viene descritta come potenzialmente soggetta a obiettivi militari.

cooperazione con partner europei e nato: tecnologia occidentale e capacità industriale

Per questo motivo Kiev intende guidare i partner di Europa e Nato, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita direttamente sul campo. L’obiettivo dichiarato è combinare la tecnologia occidentale con la capacità ucraina di produrre droni economici, efficaci e scalabili su scala industriale, con finalità legate alla difesa dei territori.

figure citate

  • Adrian Yablonskyi, manager di Skyfall

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