Test genomici riducono la chemioterapia nel cancro al seno: come funzionano e perché
Un nuovo sguardo sulla gestione del tumore della mammella in fase precoce mette al centro l’efficacia dei test genomici nel ridurre l’impiego della chemioterapia. Secondo quanto emerso in un incontro dedicato all’evoluzione del percorso del paziente, l’adozione di strumenti basati sul profilo biologico consente di individuare le persone che possono rinunciare in sicurezza a terapie potenzialmente non necessarie, mantenendo l’attenzione sull’obiettivo clinico di ridurre il rischio di recidiva.
test genomici e riduzione della chemioterapia nel tumore della mammella precoce
Nel corso dell’intervento, è stato ricordato come alcuni test utilizzati in pazienti con tumore della mammella in fase precoce, caratterizzato da recettori ormonali positivi ed Her2 negativo, possano contribuire a limitare l’uso della chemioterapia. La lettura dei dati storici viene collegata in particolare a Oncotype DX, citato come esempio di test genomico in grado di aiutare a evitare la chemioterapia in una quota rilevante dei casi.
La percentuale indicata fa riferimento a un possibile impatto fino a circa l’80% dei casi, con l’osservazione che il risultato dipende anche dalla selezione delle pazienti a cui il test viene richiesto.
studio optima con prosigna: evitare la chemioterapia per circa due terzi delle donne
Accanto ai dati storici, l’intervento richiama anche evidenze più recenti legate allo studio Optima con Prosigna. In questo contesto, viene sottolineato che l’adozione del test nell’ambito della ricerca clinica avrebbe potuto portare a evitare la chemioterapia per circa due terzi delle donne che avevano effettuato il test previsto dallo studio.
La prospettiva presentata collega questi risultati all’utilità dei test genomici come strumento concreto per oncologi e pazienti: l’obiettivo è selezionare chi necessita davvero di un trattamento chemioterapico e risparmiare la terapia a chi non ne ricaverebbe beneficio in termini di efficacia.
benefici clinici ed emotivi: omettere la chemioterapia in sicurezza
Il valore dell’evitamento della chemioterapia viene descritto anche sul piano della qualità di vita. Per una donna con tumore della mammella, la possibilità di non sottoporsi a chemioterapia viene indicata come un elemento con grandi benefici, soprattutto da un punto di vista emotivo. La riduzione dell’ansia viene collegata al fatto che la parola stessa “chemioterapia” porta con sé percezioni negative radicate nel tempo.
Dal punto di vista degli effetti collaterali, viene esplicitato che rinunciare alla chemioterapia significa evitare potenziali conseguenze legate al trattamento, tra cui alopecia, spesso considerata un impatto rilevante nella vita quotidiana, oltre ad altri effetti come la nausea. L’impostazione presentata evidenzia anche il requisito della sicurezza: omettere la chemioterapia deve avvenire senza compromettere il beneficio clinico, in particolare senza aumentare il rischio di recidiva.
impatto sulla qualità di vita complessiva
Quando l’omissione della chemioterapia avviene con strumenti appropriati e senza riduzione del beneficio atteso, il risultato atteso è un miglioramento della qualità di vita complessiva. Il passaggio più rilevante riguarda la combinazione tra riduzione degli effetti collaterali e maggiore tranquillità emotiva, con un effetto complessivo descritto come “enorme”.
relatrice coinvolta
La sintesi delle evidenze e delle ricadute cliniche è stata presentata da una figura di primo piano nel settore oncologico:
- Carmen Criscitiello, responsabile Oncologia mammaria Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Mi) e professoressa di Oncologia medica all’Humanitas University