Taylor sheridan attacca la marvel: i loro film fanno una cosa che dà la nausea
Taylor Sheridan, figura di riferimento dello spettacolo seriale contemporaneo grazie a Yellowstone, torna a far discutere con una critica netta rivolta a uno dei poli più dominanti dell’intrattenimento cinematografico: il Marvel Cinematic Universe. Il punto centrale del suo giudizio riguarda il modo in cui i film vengono costruiti, con un’attenzione particolare al rapporto tra dialoghi, azione e progressione della trama.
taylor sheridan accusa i film marvel di raccontare più che mostrare
Secondo Taylor Sheridan, l’impostazione dei film Marvel tende a spiegare invece di far vedere. In molte situazioni, sostiene l’autore, le scene funzionano come una vera e propria scarica di informazioni, più che come momento narrativo guidato da ciò che accade sullo schermo.
Il ragionamento presentato da Sheridan mette al centro un principio creativo riassunto dall’idea “mostramelo, non dirmelo”. In questa prospettiva, l’autore afferma che la telecamera dovrebbe essere lo strumento che fa avanzare la storia, mentre i dialoghi dovrebbero aiutare a comprendere cosa provano i personaggi rispetto a ciò che sta accadendo nel loro mondo, oppure cosa sperano di fare e quali desideri nutrono rispetto a scelte o errori.
dialoghi e telecamera come motori della narrazione
Sempre nella ricostruzione di Sheridan, attenersi fin dall’inizio a questa regola renderebbe superfluo far pronunciare a un personaggio informazioni che la telecamera potrebbe già rendere visibili. Il giudizio diventa ancora più duro quando viene esteso all’insieme dei film citati, descritti come lavori che riversano dati da seguire per arrivare all’azione, invece di permettere alla trama di avanzare tramite l’azione stessa.
“tutti gli altri prendevano scorciatoie”: la critica ai franchise marvel
Nel commento riportato, Sheridan sostiene che alcuni franchise abbiano infranto le “regole fondamentali” della narrazione. L’argomento viene collegato anche all’evoluzione dell’azione cinematografica, con una lettura che contrappone un’idea più classica di cinema a un’impostazione percepita come più rapida e meccanica.
Le sue parole insistono sul fatto che, di fronte a una storia, dovrebbe essere la costruzione dell’esperienza visiva a guidare lo spettatore. Quando questo processo viene sostituito da un uso dei dialoghi orientato principalmente a trasmettere informazioni, il risultato, secondo Sheridan, diventa meno centrato sulla progressione e più sulla consegna di contenuti necessari alla sequenza successiva.
un film d’azione costruito sull’esperienza, non sulle spiegazioni
La critica si sviluppa con l’idea che i film d’azione più efficaci richiedano una regia capace di far emergere ciò che conta attraverso ciò che accade in scena. In questa visione, la telecamera non è un semplice inquadramento, ma un elemento attivo che deve far comprendere lo svolgimento dei fatti senza affidarsi costantemente a spiegazioni verbali.
il paragone con il passato di hollywood e l’assenza di riscritture infinite
Nel delineare il motivo per cui, a suo avviso, in passato il cinema d’azione funzionava diversamente, Sheridan richiama un contesto produttivo più libero. L’autore cita un periodo in cui gli sceneggiatori e i registi avrebbero avuto carta bianca, senza un numero eccessivo di revisioni e con meno ingerenze legate a riunioni e decisioni sul tono e sull’atmosfera.
La riflessione fa riferimento a un’epoca in cui, secondo Sheridan, non erano presenti riscritture infinite né consultazioni continue con i dirigenti per definire ogni aspetto “di superficie” della realizzazione. In quella cornice, la creatività avrebbe potuto muoversi con maggiore continuità dall’impianto narrativo alla messa in scena.
il ruolo della libertà creativa nel lavoro di sceneggiatori e registi
Il confronto con quella fase storica viene usato come spiegazione dell’approccio che Sheridan ritiene più efficace: una narrazione che nasce dalla sceneggiatura e trova esecuzione coerente nella regia, con una maggiore immediatezza nel modo in cui l’azione contribuisce a far avanzare la storia.
taylor sheridan tra cinema e televisione: dai successi seriali ai nuovi progetti
La carriera di Taylor Sheridan viene descritta come un percorso che lo porta dall’essere un attore di secondo piano in difficoltà a diventare uno degli sceneggiatori più richiesti a Hollywood. Tra i titoli citati nella ricostruzione figurano Sicario e Hell or High Water, con il passaggio successivo alla regia attraverso Wind River e Those Who Wish Me Dead.
Nella dimensione televisiva, Sheridan è indicato come il volto della divisione televisiva della Paramount, associato a programmi di grande impatto. In evidenza spicca Yellowstone, considerato un progetto di punta che ha contribuito a trasformare un servizio di streaming in difficoltà in un protagonista centrale sul piccolo schermo.
programmi tv e serie spin-off legate a yellowstone
La sua firma nella televisione moderna viene collegata a titoli come Landman, Tulsa King, Special Ops: Lioness, Mayor of Kingstown, The Madison e Lawmen: Bass Reeves, oltre a Frisco King. La ricostruzione include anche le serie spin-off di Yellowstone, nominate come Dutton Ranch, Marshals, 1883 e 1923.
call of duty al cinema: adattamento confermato e data di uscita
Accanto al lavoro televisivo, Sheridan viene indicato come coinvolto anche nell’espansione cinematografica delle proprietà intellettuali degli studios. Risulta incaricato di adattare per il grande schermo il videogioco sparatutto in prima persona di Activision Call of Duty, nel ruolo di adattamento con il primo film della saga. Il progetto viene descritto come prodotto da Paramount Skydance e diretto da Peter Berg, con uscita prevista il 30 giugno 2028.


