Rullino sepolto tra le rocce per 40 anni: ia ricostruisce un volto e una donna riconosce il marito morto 27 anni fa
Nelle Marche, tra le rocce della Gola di Frasassi, un piccolo dettaglio dimenticato nel tempo ha acceso una vera indagine collettiva sul web, portando alla luce un enigma inatteso. Tutto nasce dal ritrovamento casuale di un rullino fotografico incastrato sotto alcuni sassi, in un anfratto legato alla Torre di Jesi.
ritrovamento del rullino fotografico nella gola di frasassi
Lo scalatore Lorenzo Rossetti, geologo di Montecarotto (Ancona) e appassionato di arrampicata, si imbatte nella pellicola durante un momento di esplorazione. Il rullino resta integro nonostante decenni di esposizione a sole estivo e gelo invernale. Rossetti scatta una foto del ritrovamento e la invia a un contatto di fiducia: il regista Paolo Bacchi.
Per Bacchi non si tratta di un reperto qualunque. Negli anni precedenti aveva realizzato un documentario su quella parete, restando in quota per giorni, e l’ipotesi più istintiva è che la pellicola potesse appartenere a lui o alla sua vecchia troupe. I colleghi storici però escludono rapidamente questa possibilità, descrivendo il rullino come materiale riconducibile a un’altra epoca, quasi “archeologia”. La curiosità prende comunque il sopravvento.
sviluppo delle diapositive e immagini sbiadite
Bacchi decide di far analizzare il rullino anche se risulta ormai danneggiato dalle condizioni atmosferiche prolungate. La pellicola viene affidata a uno dei pochi laboratori italiani ancora in grado di sviluppare vecchie diapositive. Una volta ottenute le immagini, dalle tracce sbiadite emerge una sequenza di scene legate all’arrampicata e alle attività in parete.
contenuti emersi dai fotogrammi
Dalle fotografie ricostruite compaiono scene di arrampicata, un’esercitazione del Soccorso Alpino con l’elicottero e altri frammenti di vita vissuta in quelle zone. Le immagini, per contesto e caratteristiche, risultano probabilmente databili alla fine degli anni Ottanta.
restauro digitale e intelligenza artificiale sui volti
Il problema principale riguarda i soggetti ritratti: i volti, in gran parte, sono divorati dalla muffa che nel tempo ha aggredito l’emulsione della pellicola. A quel punto entra in scena la tecnologia. Bacchi impiega un mix di software di restauro digitale e intelligenza artificiale per tentare di recuperare i lineamenti quasi cancellati dalla “melma verde”.
Il tentativo porta risultati: dai fotogrammi recuperati riesce a ricomporsi il viso di un uomo, rendendo concreti i dettagli utili a una successiva identificazione.
appello su instagram e caccia ai protagonisti
Dopo il recupero delle immagini, Bacchi pubblica su Instagram un video-appello con l’obiettivo di trovare nomi e volti dei protagonisti. La pubblicazione scatena una forte reazione: il post ottiene oltre due milioni e mezzo di visualizzazioni e, nell’arco di un giorno, raccoglie decine di migliaia di like e condivisioni.
coinvolgimento della comunità alpinistica
Il risultato è la trasformazione del pubblico in una squadra investigativa online. Vengono messi al lavoro ricordi, vecchie foto e racconti di famiglia. Il coinvolgimento riguarda il mondo dell’alpinismo italiano, i CAI di varie parti della penisola e migliaia di persone che seguono la ricerca con contributi personali.
La mole di messaggi arriva in poche ore e Bacchi dichiara di esserne rimasto spiazzato, evidenziando l’intensità delle segnalazioni giunte dopo la pubblicazione.
Personaggi coinvolti e riferimenti principali:
- Lorenzo Rossetti
- Paolo Bacchi
