Rifiuta di lavorare il sabato e viene licenziato: giudice gli dà ragione

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Rifiuta di lavorare il sabato e viene licenziato: giudice gli dà ragione

Una vicenda di lavoro torna al centro della cronaca giudiziaria dopo una contestazione che parla di licenziamento ritorsivo. Al centro della disputa c’è un operaio assunto con contratto a tempo indeterminato come manovale edile, impiegato su due cantieri tra Firenze e Pistoia. Dopo appena un mese, arriva la lettera di licenziamento e si apre un contenzioso davanti al tribunale civile di Firenze.

licenziamento ritorsivo e contesto contrattuale

L’operaio aveva firmato un contratto a tempo indeterminato come manovale edile, con un orario di 40 ore settimanali distribuite dal lunedì al venerdì su due cantieri: uno nel fiorentino e uno nel pistoiese. Nonostante la collocazione lavorativa su più cantieri, la scansione dell’orario contrattuale veniva indicata in modo specifico, escludendo il sabato.

Dopo circa un mese, il lavoratore riceve un licenziamento. Secondo la ricostruzione riportata, l’evento scatenante riguarda un rifiuto di prestare attività nel giorno di sabato, non compreso nell’orario contrattualmente definito. Il datore di lavoro, in risposta, avrebbe assunto una posizione netta e minacciato la cessazione del rapporto.

lettera di licenziamento e registrazione in aula

Nel corso della causa viene fatto riferimento a una registrazione presentata in aula, nella quale risultano pronunciate frasi che descrivono l’atteggiamento del datore di lavoro sulla gestione delle giornate lavorative. Le parole attribuite alla controparte includono l’affermazione: “Qui comando io, qui il sabato si lavora”. Nella stessa sequenza, viene richiamato il mancato arrivo del lavoratore al lavoro di sabato e viene esplicitata la conseguenza, fino a un riferimento al licenziamento come esito della situazione: “per me è finita, chiuso, non c’è più contratto”.

difesa dell’impresa e qualificazione del rapporto

Il lavoratore impugna il provvedimento definendolo ritorsivo. Dal canto suo, l’impresa imposta la difesa sostenendo che l’assunzione fosse stata effettuata in modo specifico per l’esecuzione dei lavori nei due cantieri in fase prossima all’ultimazione, come indicato nel contratto di assunzione. Secondo la ditta, il rapporto sarebbe venuto meno in seguito al completamento delle attività connesse a quei cantieri.

decisione del giudice civile di firenze

La valutazione del tribunale civile di Firenze, con il giudice Carlo Chiriaco, porta a un esito favorevole al lavoratore. La difesa dell’impresa viene considerata troppo debole, soprattutto perché il contratto del manovale risultava a tempo indeterminato. In tale cornice, il giudice ritiene che la giustificazione collegata a esigenze legate all’urgenza o alla fase di completamento non sia coerente con la natura dell’accordo.

La conseguenza è l’accertamento che il licenziamento risulta privo di causa. Il provvedimento viene quindi annullato.

reintegro e risarcimento: gli effetti della sentenza

Nel dispositivo, il tribunale ordina il reintegro dell’operaio. In aggiunta, la ditta viene condannata al pagamento di un risarcimento determinato in misura commisurata “all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr”. La sentenza definisce in modo puntuale sia la ripresa del rapporto di lavoro sia la componente economica collegata all’esito della controversia.

figure citate nella vicenda

  • Carlo Chiriaco
  • l’operaio manovale edile
  • il datore di lavoro
Operaio licenziato dopo un mese per non aver lavorato il sabato. Il datore di lavoro: “Qui comando io” (ma perde la causa)
Categorie: Cronaca

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